Quando ero bambina tu mi portavi sulle spalle e amavi asciugarmi i capelli con l'asciugamano e forti scrollate rivitalizzanti. Sono cresciuta e ti ho visto in diversi modi. Ho visto la cura con cui ti occupavi dei mobili che volevi creare, la mia scrivania, le librerie. E le urla di mamma che inorridiva alla visione dei truccioli che lasciavi in giro per casa. Era una sicurezza vederti la sera con la penna in mano e la settimana enigmistica sul tavolo. E se non conoscevi qualcosa l'andavi a cercare nell'enciclopedia. Mi hai insegnato che non ci si deve vergognare di essere ignoranti, basta essere sempre disposti a imparare e a scoprire nuove cose. L'amore per la musica che mi ha trasmesso da subito, i concerti di fine anno che puntualmente guardavi e mi hai regalato risvegli fatti musica. Se adesso sono qui a fare recensioni, lo devo anche a te. Le sere trascorse a cercare di far quadrare i conti, di far quadrare gli esercizi che non riuscivo a capire... Sono passati dieci anni da quel giorno eppure il dolore è intenso, come se fosse accaduto ieri. Mi manchi tanto tu che eri roccia per me, porto sicuro, qualcuno su cui contare e che mi amava anche se litigavamo spesso. Non avevo capito che per certi lati del carattere eravamo così simili...
Ovunque tu sia, ti voglio bene papà.
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