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Confronto
domenica, 30 marzo 2008 alle 14:52

Allora faccio una premessa: Tom Cruise non mi è mai piaciuto. Nè come uomo, nè come attore. Detto questo possiamo andare avanti. Perchè vi faccio vedere queste due locandine? Perchè si tratta esattamente dello stesso film. Da una parte abbiamo Apri gli occhi di Alejandro Amenábar, dall'altra il suo remake più famoso Vanilla Sky di Cameron Crowe. Sia in uno che nell'altro recita Penelope Cruz nello stesso ruolo. La trama più o meno è simile per entrambi: giovane uomo di successo, che si ritrova rinchiuso in una clinica psichiatrica accusato di omicidio e con il volto sfigurato. Il ragazzo racconta la sua storia ad uno psichiatra. Li pongo a confronto e per molti punti ne esce meglio l'originale. Nell'originale la regia e l'ambientazione sono migliori, si punta molto di più sulla psicologia dei personaggi. L'originale ti conquista dentro, ti rende partecipe delle emozioni dei protagonisti cosa che non avviene nel più algido remake. C'è una scena che mi ha fatto davvero mozzare il fiato per la sua bellezza e intensità. Di Vanilla Sky posso dire che il punto di forza è la colonna sonora. Nei due film si è deciso di puntare su due assunti diversi. Nel primo c'è una costante, continua domanda su cosa sia la felicità mentre nel secondo il trailer stesso recita: "Ripensa a cosa sai su amicizia, amore, sesso, lavoro e apri gli occhi." Come se fosse tutto un'illusione. Ok, lo ammetto, sto scrivendo una serie di cose e non sono neanche tanto sicura di quello che sto dicendo. Apri gli occhi ha tirato fuori dei personali nervi scoperti di cui non ho molta voglia di parlare. Ha tirato fuori delle domande a cui non so se ho voglia di rispondere e, soprattutto, non so se ci riuscirei. Inoltre ho anche la testa altrove, mi hanno chiesto di creare un banner e viste le mie scarse capacità grafiche non so se riuscirò a creare qualcosa che possa piacere sia a me, sia a chi me l'ha richiesto. Vedremo. Mi piacerebbe sapere perchè ogni volta devo sentirmi così dannatamente insicura...

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categorie: riflessioni, cinema


Zodiac
lunedì, 10 marzo 2008 alle 11:26

Ho sempre amato il cinema di David Fincher. Se vi dico Seven, Fight Club, The game vi si accende una lampadina? Sono tutti film suoi. L'unico film che ancora mi mancava di vedere era proprio questo Zodiac incentrato sulla storia di un serial killer, esistito veramente, che ha terrorizzato San Francisco alla fine degli anni '60 e di cui ancora non si sa con certezza l'identità. Il regista ha scelto di sceneggiare la storia prendendo spunto dai libri che Robert Graysmith, nel film interpretato da uno splendido Jake Gyllenhaal, ha scritto su questo assassino. Fincher decide di mettere in scena la storia di un serial killer "mediatico" in maniera asciutta secca, con uno stile che oserei dire quasi giornalistico. Fondamentalmente ci rende la storia di un'ossessione e di quello che può portare nella vita delle persone. Sono due ossessioni di tipo diverso: quella del poliziotto bruciato dalla consapevolezza di essere vicino al suo colpevole ma di non avere abbastanza elementi per incastrarlo, il suo fallimento come investigatore che brucerà per sempre. Quella del vignettista Graysmith folgorato, fascinato dal lato oscuro dell'animo umano. "Voglio guardarlo negli occhi", dice. E' la ricerca della realtà attraverso uno sguardo, finchè non lo guarda negli occhi non potrà mai credere che sia reale. E la scena in cui c'è questo incontro di sguardi vale oro. Continuo ad amare questo regista...

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categorie: cinema


Nelle terre selvagge
lunedì, 25 febbraio 2008 alle 11:04

Into the wild è un film di Sean Penn tratto da un romanzo basato dalla storia vera di Christopher McAndless che, dopo la laurea, abbandona tutto e tutti e comincia un giro per l'America alla ricerca del distaccod a una società in cui non si riconosce più.
C'è un'incomunicabilità di fondo che fa da fil rouge per tutto il film. Troppe cose taciute, troppe parole dette fuori posto, troppi segreti. Troppo tutto per garantire una facciata che alla fine non tiene. E il viaggio di Chris ancora una volta è un grido silenzioso per tutte le parole non dette, per tutto ciò che stato tenuto per scontato e che invece non era così. Per una convenzione stabilita non si sa nemmeno in nome di cosa. A me il film è piaciuto. Tutti i film che raccontano una storia, una bella storia e che portano a riflettere mi piacciono. Ci sono sempre meno film così. Quello che non condivido è il costante puntare il dito contro la società moderna. Ha i suoi difetti, e lo sappiamo tutti, ma anche i suoi pregi. I suoi difetti è che sempre di più ci lasciamo sommergere dalle cose, dagli oggetti. Ti aspetteresti che il film ti dicesse: disfati degli oggetti che fanno parte della cosiddetta civiltà borghese e riscopri i valori dei contatti umani. Peccato che non c'è redenzione nemmeno per quello. Non si salvano nemmeno i rapporti umani. E' un viaggio alla riscoperta di se stesso, del suo ruolo nel mondo, alla riscoperta della verità e della felicità.
Il finale amaro, che non vi svelo per non rovinarvi il piacere della visione, mi porta a chiedere diverse cose: 1) se questa ricerca non potesse essere fatta pur rimanendo all'interno della cosiddetta società moderna. 2) alla fine forse non sarebbe il caso di rinunciare a questa ricerca se i risultati sono quelli di essere soli e di non riuscire a essere compresi fino in fondo da nessuno e soprattutto se questa ricerca non ti porta a capire che, infine, quello che hai scoperto fin li è poca cosa perchè non puoi dirlo a nessuno, non puoi condividerlo con nessuno. "La felicità è solo reale quando la puoi condividere" come scrive lo stesso Chris nel film. Consigliatissimo.

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categorie: cinema


Duello
lunedì, 04 febbraio 2008 alle 10:27

Ieri sera ho deciso che dovevo fare qualcosa per rimediare a quello che vi dicevo e ho deciso di vedere questo film. Devo dire che ho scelto proprio bene. Due coordinate per farvi capire di cosa stiamo parlando. Il film si chiama Sleuth, gli insospettabili. La regia di Kenneth Branagh che ci presenta un'opera di impianto teatrale incentrato sull'egocentrismo maschile. Si tratta di un remake di un film del 1972, basato su un testo originariamente scritto da Anthony Schaffer e qui riadattato da Harold Pinter. La trama è questa: Uno scrittore anziano, interpretato da uno splendido Michael Caine, invita nella sua proprietà di campagna un giovane parrucchiere (Jude Law) che gli ha rubato la moglie in un intricato gioco, maledettamente serio e scottante, dalle conseguenze pericolose. E’ la storia di due uomini, uno più vecchio e l'altro più giovane, che combattono fisicamente e psicologicamente per una donna che lo spettatore non vedra’ mai. E alla fine si tratta di un confronto tra due splendidi attori. Mi sono ritrovata più volte ad applaudire allo schermo per la bravura dei due attori, è difficile decidere chi dei due recitasse meglio. I dialoghi non sono mai banali, molto frizzanti e l'ambiente freddo, ipertecnologico è costruito ad arte per dare una descrizione ancora più approfondita della personalità dello scrittore. Alla fine del film ero felice: ogni tanto al mio cuore appassionato di cinema fa bene vedere un'esempio di come si deve recitare al meglio. Bisognerà tenere d'occhio Jude Law, tra le nuove leve è dannatamente promettente. Consigliatissimo!

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categorie: cinema


Blade Runner
venerdì, 30 novembre 2007 alle 16:51


Un mio amico tramite sms mi ha fatto sapere che stasera arriverà sugli schermi Blade Runner The final cut. Ovviamente voi conoscete già la mia passione per questo film e, tempo permettendo, me lo andrò a vedere. Cosa mi aspetto? Semplicemente di incontrare un vecchio amico. Quello che vedete li sopra è il trailer originale. E' sempre un piacere per me ascoltare le voci originali. Il famoso monologo è migliore in lingua originale che in italiano. E saprei raccontare cose di questo film...
"Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire..."

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categorie: cinema, attesa


Pictures of you...
domenica, 11 novembre 2007 alle 15:37

Ieri sera ho chiuso il capitolo "Christopher Nolan" con Memento. La trama è a grandi linee questa: Leonard Shelby veste costosi abiti firmati e guida una vecchia Jaguar, ma vive in economici e anonimi motel che paga in contanti con un rotolo di banconote. Sebbene abbia l'aspetto di un uomo d'affari di successo, il suo unico scopo è la vendetta: trovare chi ha violentato e ucciso sua moglie. Una ricerca resa ancora più difficile dall'incurabile e rara forma di amnesia di cui Leonard soffre: mentre ha alcuni ricordi della vita precedente la disgrazia, gli è impossibile ricordare quello che gli succede quindici minuti prima, dov'è, dove sta andando e perché. Come è solito nei film di Nolan la vicenda è una sorta di puzzle narrativo in cui sei portato a ricostruire a fatica gli eventi. E' voler portare lo spettatore allo stesso livello del protagonista, con lo stesso identico sentimento di spaesamento al risveglio. La vita di Leonard è tutta legata agli appunti che ha preso, alle fotografie che ha in tasca, ai tatuaggi che ha in corpo per non dimenticare. Come dice uno dei protagonisti, ricorda quello che era non ciò che è ora. I ricordi recenti sono altrettanto importanti di quelli a lungo termine. Inoltre mi ha colpito molto la riflessione finale del protagonista. Lui afferma che molto spesso noi mentiamo a noi stessi per sentirci migliori. E, in molti casi, è vero. E Leonard lo sposta su un livello diverso. Approfittando del suo stato, della sua malattia, può decidere cosa ricordare o no. Questo mi conduce alla domanda principale che mi ronza da parecchio tempo: le persone che dicono di essere sempre se stesse alla fine lo sono davvero? So già che mi risponderete: ma farti domande meno complicate, no eh?

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categorie: riflessioni, cinema


Control
sabato, 03 novembre 2007 alle 16:34


Control è un film biografico diretto da Anton Corbijn, la produzione del film è finita il 17 maggio 2007. Il film racconta la vita del leader dei Joy Division, Ian Curtis (1956-80), quest'ultimo è interpretato dall'attore Sam Riley, la moglie di Curtis è interpretata dall'attrice Samantha Morton. Parte dello screenplay è un adattamento del libro scritto da Deborah Curtis "Touching From a Distance", quest'ultima è la co-produttrice del film. Il film mette in evidenza la vita disturbata del giovane cantante, forgiatore del genere musicale punk negli anni 70 in Gran Bretagna e leader-fondatore dei Joy Division, band attiva dal 1977-1980. Altri argomenti trattati, sono sulla vita extra-matrimoniale e sulla sua vita sentimentale, così come i suoi frequenti tic e crisi epilettiche, che si pensa abbiano contribuito al suo suicidio avvenuto alla vigilia di un tour negli Stati Uniti della sua band.Il titolo del film fa riferimento ad una delle canzoni più celebri dei Joy Division, "She's Lost Control". Il titolo della canzone si pensa racconti la storia di un'amica di Curtis, anch'essa soffrente di epilessia, la ragazza morì in una clinica di Manchester per colpa delle sue continue crisi. Dopo la sua morte il cantante scrisse la canzone.Il film è stato presentato alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes il 17 maggio 2007, riscuotendo grande successo e critica.Il film è stato inizialmente scartato per la Palma d'Oro, ma successivamente ha vinto il "premio dell'arte & di Essai di CICAE" di Regards Jeunes, inoltre il film ha ricevuto il premio come miglior film europeo e come miglior film del sidebar.
E' un film che deve ancora arrivare nelle sale italiane e stiamo seriamente rischiando di perdercelo. Stando ai bollettini che stanno girando su myspace pare che nessun distributore sia intenzionato a portare questo film nelle sale italiane. Come appassionata di cinema, di musica e soprattutto dell'arte di Anton
Corbijn, trovo tutto questo uno scandalo. Hanno fondato un sito myspace da includere tra gli amici: http://www.myspace.com/iancurtisfilm. Se come me avete un'account myspace fatelo e diffondete la notizia.

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categorie: cinema, shout


Seguimi
domenica, 21 ottobre 2007 alle 11:13

Quello che vedete qui è uno scatto che ho fatto personalmente del film Following di Christopher Nolan. Avevo già visto The prestige di questo regista e pensavo di essere preparata. Invece mi ha sorpreso. Si tratta della prima opera del regista e devo dire che è decisamente buona. Si vede il talento nascente. Tutto girato interamente in bianco e nero racconta la storia di Bill, uno "scrittore fallito" come si autodefinisce, in cerca di soggetti per la sua narrazione. E per questo si mette a pedinare la gente cercando di ricostruire la loro giornata e la loro vita.Viene colto in flagrante da un certo Cobb. Da questo momento viene coinvolto dal mondo di quest'ultimo che vive attraverso furti fatti nelle case. E' anche una riflessione psicologica sulla vita delle persone. In questo film l'attenzione viene posta su una scatola. Ognuno  ha una scatola dei ricordi in cui viene ritratto un'istante della vita che ritenevamo importante. E soprattutto quando qualcosa ci viene sottratto, quando qualcosa viene a mancare. ci accorgiamo di quanto quel qualcosa era vitale per noi. Ora di questo regista mi manca di vedere Memento. Quando lo vedrò lo saprete anche voi.
P.S. Notazione da donna: trovo che il protagonista sia molto ma molto più carino quando ha il look che nel film definiscono da perdente. A parte che io non userei mai questa espressione dispregiativa comunque quello con i capelli lunghi è un look da persona vissuta con una sua personalità.

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categorie: riflessioni, cinema


Tangerine Avalon
lunedì, 01 ottobre 2007 alle 10:57

Nella mia caccia fruttuosa di venerdì ho trovato l'unica raccolta di racconti di Bradbury che mi mancava e l'ho preso al volo. Lo stile è sempre quello solito a cui ci ha abituato quest'autore. C'è una cosa  che uno dei personaggi di un racconto dice con cui sono d'accordo. Quando si scrive , si scrive e basta. Non bisogna scervellarsi sui particolari, sui dettagli perchè si rischia di perdere l'ispirazione per strada. Prendi la penna e comincia a scrivere, avrai tutto il tempo dopo per le limature del caso. Nel terzo occhio casualmente ho dato inizio ad una discussione sulla fantascienza sociologica, ispirata com'ero dal film Equilibrium di cui vi ho parlato giorni fa. Uno degli utenti ha segnalato tra i vari film Avalon che, se mi volete bene e se vi fidate del mio giudizio sui film, vi sconsiglio caldamente di vedere. La trama stringendo è questa: in un mondo futuristico, i giovani diventano sempre più assuefatti a un simulatore di battaglie illegale (e potenzialmente mortale) chiamato Avalon. Ash, una delle giocatrici migliori, viene a sapere dell'esistenza di alcuni livelli avanzati del gioco, abbandona il suo stile di gioco solitario e si unisce a un gruppo per raggiungere i livelli segreti. Non so neanche come descrivere la noia che ho provato a vederlo. L'unica cosa interessante del film è una domanda: "in fondo la realtà non è quella che credete di vivere?" Poteva essere interessante far girare tutto il film su questa domanda e invece si sono impuntati sul gioco. Non sono neanche riusciti a delineare bene la differenza tra la Ash del mondo reale, una solitaria sull'orlo della depressione il cui unico affetto è quello di un cane. Insomma se ve lo consigliano evitatelo come la peste.

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categorie: libri, cinema, parola


I figli degli uomini
domenica, 30 settembre 2007 alle 11:35

Sto cercando di recuperare i film che ancora non ho visto e questo era uno tra quelli in lista. Siamo nel 2027 in un mondo in cui le donne non riescono più nè a rimanere incinte, nè a portare avanti una gravidanza. In questo mondo giunge come un fulmine a ciel sereno la notizia della morte del più giovane abitante del mondo, baby Diego, vissuto da tutti come un lutto di carattere mondiale. In questo mondo un uomo senza speranze viene reclutato dall'ex moglie attivista per assicurare un passaggio a una donna incinta verso un luogo dove alcuni uomini stanno lavorando al "progetto genoma", un progetto per evitare l'estinzione del genere umano. Ci sono diversi strati di riflessione: il mondo alla completa deriva descritto in maniera talmente realistica che ad un certo punto si vedono persino le macchie di sangue sulla telecamera, chiedersi il perchè gli esseri umani non riescono ad aver più figli quando tutto il resto invece va avanti. Chiedersi perchè è proprio lei a riuscire ad avere un figlio, e ci ho visto almeno due possibilità molto serie. Inoltre ho fatto una riflessione su me stessa. In quel mondo le donne non possono avere figli. Vivo in un mondo dove, ringraziando la Dea, questo ancora non è possibile. Anzi abbiamo il problema contrario. E questa donna, cioè io, dice che non vuole figli e che non sente per niente l'orologio biologico. Non lo so. Sono sempre stata dell'idea che prima di mettere al mondo nuova vita dovremmo far star meglio i bambini che già stanno qui...
P.S. Che palle cercare di fare una recensione di un film quando tuo fratello ti rompe dicendo "ma tu non ha voglia di fare un cazzo stai solo al pc". Vagli a spiegare che a) potrebbe ramazzare anche lui visto che le manine sante per farlo ce le avrebbe b) che non riuscirei a stare tranquilla finchè non ho scritto la recensione. I criceti sarebbero ancora attivi e le mie parole potrebbero perdersi. See figuriamoci se questo capisce quanto è importante per me la scrittura. Forse, dico, forse se fossi una scrittrice affermata e la scrittura mi desse dei soldi, dico forse prenderebbe in considerazione l'importanza della mia scrittura. Lasciamo perdere. Meglio che lascio perdere...

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