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*loading* Grazie!



I'm talking to you now.
giovedì, 26 novembre 2009 alle 23:49


Cercare di trovare le parole, di nuovo, e non essere sicura di riuscirci pienamente. Avete presente certe famiglie solide quando cerca di proteggere un membro in difficoltà? Ecco è la sensazione che ho avuto ieri sera con i Depeche Mode. Per quanto mi riguarda Dave Gahan non era al massimo della forma vocale ma questo non gli ha impedito di fare il suo spettacolo, di tenere il palco con la consueta energia che lo contraddistingue. La vera stella della serata però è stata Martin Gore. Martin... che dire di lui? Ha scritto forse tra le più belle canzoni di sempre e ieri sera ha brillato come non mai e non solo nei pezzi che ha cantato da solo. Insight che ti entra nelle pieghe del cuore con quel "Gotta give love" finale e lo cantavamo tutti quanti, non solo con Home commovente, perfetto anche nei gesti che faceva a mo di direttore d'orchestra. Dirigeva noi intenti a cantare la parte che, nella versione originale è suonata da un chitarra. Era perfetto con la sua chitarra. In I feel you mi hanno levato la pelle. Ci hanno dato pesante da morire, pesante rapportato a una band che si è costruita una carriera basata sull'elettronica. E ho vissuto tutto questo in mezzo alla folla, nel punto più torrido del parterre e ci siamo scatenati davvero tantissimo. A momenti mi è pure mancata l'aria. Solitamente non spendo molte parole per la band spalla ma ieri sera c'erano i Soulsavers. La cosa che mi è dispiaciuta di più è che a parte me nessuno sembrava conoscerli. Un vero peccato perchè Lanegan ha cantato davvero da dio e... beh.. ha fatto Kingdom of rain. E se è possibile dal vivo è ancora più bella che su disco. Non mi fraintendetemi ieri sera per me è stata una serata speciale e non riesco a farvi capire perchè e percome. Dovete viverlo. Nel mio angolino di stanza da cui vi scrivo, taccio, faccio partire il video che ho messo nel post e continuo a commuovermi con il cuore gonfio di tutte le emozioni che ho provato ieri sera. Grazie di esistere ragazzi. Grazie di essere quello che siete.

P.S. Se volete leggere qualcuno che invece è riuscito a raccontare quello che ho provato inutilmente... lo trovate qui.



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categorie: concerti


Tour of the universe, again.
martedì, 24 novembre 2009 alle 15:55


Vi do un'altra possiblità di mettervi in pari con il mio blog. Domani andrò in quel di Bologna per assistere al cocnerto dei Depeche Mode. Direte di nuovo? Eh si. Dovrei essere contenta e sprizzare gioia da tutti i pori, in realtà non è proprio così. E non saprei nemmeno spiegarvi il perchè.  Alla fine poi il mio scazzo si toglierà domani quando comincerò a viaggiare. Comunque se riesco a ritornare indenne vi racconterò il tutto, ammesso che ci riesca.


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categorie: concerti, attesa


I can no longer call myself
venerdì, 19 giugno 2009 alle 21:02

Si ringrazia semaone per la splendida immagine.

Ho diverse sensazioni nel cuore e non so come fare per farvele arrivare. L'acustica allo Stadio Meazza faceva veramente schifo ma questo non ha impedito ai Depeche Mode di fare il loro spettacolo e di farci arrivare la loro energia. Dicevo sono tante le sensazioni che mi porto nel cuore. Ho urlato a squarciagola Peace, la mia canzone dell'anno, e li sopra vedete uno scatto tratto proprio da quel momento. Mi sono sentita liberata da un peso enorme. Ho ripercorso la mia storia legata a questo gruppo. Vado a caso non seguo la setlist, vi dico quello che mi ha colpito di più. Il mio cuore ha cominciato a incrinarsi con Walking in My shoes soprattutto quando Dave Gahan ha deciso di farci cantare il ritornello. Inciamperai nelle mie impronte, prenderai gli stessi impegni che ho preso io se solo tu volessi metterti nei miei panni. Prima di puntare il dito, di arrivare alle tue conclusioni, mettiti nei miei panni. E non lo facciamo mai.  Unica superstite di Playing the angel è Precious.  Dietro le spalle le immagini proiettano un'idea macchina da scrivere che trascrive una bellissima poesia di Hafiz, poeta sufi tradotta da Daniel Lazinsky che potete trovare qui. La trovo particolarmente significativa, un punto di vista interessante soprattutto  considerando la storia di questo gruppo e del cantante. Micidiale il binomio Little soul/Home. Ho pianto calde lacrime di commozione e meraviglia. Martin Gore in veste di cantante era contemporaneamente immenso e talmente piccolo da volerlo proteggere. Caldo, caldissime, torride sia In your room sia I feel you. Non mi inoltro in particolari che siamo ancora per poco in fascia protetta.   Ho provato una sensazione molto intensa e particolare su Master and servants come se si stesse chiudendo un cerchio. Ho finalmente sentito dal vivo il pezzo con cui li ho conosciuti. Essere li, poter partecipare al gioco con Dave Gahan che, ve lo posso dire, non portava per niente i segni di quello che ha avuto da tanto saltava, ballava, cantava e altro molto ancora, era come se stessi facendo i conti con un pezzo della mia storia personale. Sono tornata per un'istante la Simona adolescente che ho dimenticato, ho perso da qualche parte. Un'altra bella sensazione di profonda pace interiore l'ho avuta su Never let me down again soprattutto quando verso la fine del pezzo tutto il pubblico ha cominciato a ondeggiare le braccia come se fossero delle spighe di grano mosse dal vento. Così le ha definite lo stesso Dave Gahan in una intervista diverso tempo fa. Ti riconcilia con tutto, con te stesso, con il mondo, con l'universo. E quando si arriva alla fine a una toccante e splendida Waiting for the night cantata in coppia da Martin Gore e Dave Gahan arriva il sorriso sulle labbra e ti porti dentro la sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale. Grazie mille Andy, Martin, Dave. Grazie di cuore.


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categorie: concerti, gioia pura


The voices in my head...
giovedì, 18 giugno 2009 alle 01:09

Altra occasione per voi di mettervi in pari con il blog.

Il gran giorno è arrivato...


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categorie: concerti


Stories of old
mercoledì, 10 giugno 2009 alle 11:20
Volevo raccontarvi della mia recentissima scoperta musicale ma un'intensa conversazione tra il guerriero e me mi ha fatto rimandare alla prossima volta. Un intenso reciproco ripercorrere la nostra storia legata a quegli umani che vedete lassù. Ho conosciuto i Depeche Mode con Master and Servant . Ma Cupido non aveva ancora scoccato la sua freccia, ancora non c'era stato amore. Passato anche Blasphemous Rumors arriviamo a Music for the Masses e a Little 15. E qui, qui Cupido ha fatto la sua parte. Non saprei cosa ha fatto scattare la scintilla. Forse il video in bianco e nero, forse l'infinita eleganza musicale che richiama un ideale est europeo. Forse tutto questo e altro ancora. Il disco è uno di quelli che non invecchieranno mai, che li ascolti ed è come fosse la prima volta. Passano gli anni e si arriva a Violator. Dovete sapere che una volta c'era formato vinile e musicassetta e per le mie finanze di adolescente, comprare un disco non era cosa di tutti i giorni. Andavo a cassette, con il mio fido walkman giravo per le strade di Genova. Ho dovuto ricomprare per ben quattro volte la cassetta di Violator per quanto l'ho bruciata. Questo disco è intimamente legato alle "Cronache di Thomas Covenant" di Stephen R. Donaldson. E con gli occhi rivolti al passato capisco perchè. Violator è un disco che parla di ferite, di cicatrici rimaste sulla pelle, di una redenzione dai fantasmi e dai demoni a lungo cercata ma mai trovata realmente. Le settimane diventano mesi, i mesi diventano anni e arriva Songs of faith and devotion. Il primo dei due dischi che faticato di più a capire, ad accettare e ad amare. Dovevo crescere, dovevo vivere e amare di più. Alla fine anche questo è entrato nelle vene, si è fatto amare. E' passione fatta musica e non ero pronta ad accettare che esistesse quel lato di me. Non l'avevo ancora scoperto. Di Ultra ricordo tutto. Ricordo le voci di scioglimento della band che l'hanno preceduto. Ricordo lo sgomento provato alla notizia di quello che è accaduto a Dave Gahan. Ricordo dove ero, che tipo di giorno era. quando è uscito. Ricordo la sensazione di star vivendo un piccolo miracolo. Tutto insomma. Ero in negozio con Davide e stava piovendo. Una di quelle giornate irreali che sembra sia sparito il mondo intero. Il suono della pioggia che cade e Ultra. Solo quello. Mi ricordo lo stupore di Davide nel sentire il finale di Home. Lui è un fruitore di musica più freddo di me eppure ne è rimasto colpito. In questo disco c'è la seconda canzone che io amo di più dei Depeche Mode: Sister of night. Si tratta di una preghiera pagana, per me. Un'invocazione di aiuto, di sollievo dal dolore. "Sweet sister, just feel me, I'm trembling, you heal me..." Ho avuto la conferma di questa recentemente in un intervista. "L'unica parte vocale sull'album che ho registrato agli Electric Lady di NY - l'unica che eseguii in modo davvero soddisfacente - fu 'Sister Of Night'. Ora riesco a sentire quanta paura provavo. Sono contento del fatto che quella canzone sia lì a ricordarmelo. Mi accorgevo del dolore che stavo causando a tutti gli altri." Si sente quel dolore. E' fisico, è marchiato a fuoco nella canzone. Arriva Exciter e arriva il secondo disco difficile da assimilare per me. Sapete ci sto facendo ancora i conti adesso. Ma quella Goodnight lovers quanto l'ho amata e quanto la amo tutt'ora. "When you born a lover, born to suffer like all soul sisters and all soul brothers..." un sospiro carico di tutto il possibile e l'immagnabile. Playing the angel è l'ennesimo disco perfetto. I Depeche Mode che riprendono a parlarmi da dove erano rimasti con Ultra ma c'è qualcosa di più, qualcosa di meglio. I want it all e l'impazienza di un uomo che ha tutto ma non basta, non è sufficiente, Precious e chi al mondo non ha una persona che ritiene preziosa come il diamante? Il disco si chiude con una monumentale The darkest star. Non posso descriverla, dovete sentirla. E poi l'universo. Ma questa è storia di questi giorni e quel racconto l'avete già sentito, ve l'ho già narrato.... Ssh listen.
P.S. Mancano otto giorni al concerto.


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categorie: musica, ricordi, concerti


Krishel, respira! Respira!
venerdì, 27 marzo 2009 alle 15:00


Aiuto.

Mi è piombata sta notizia come un fulmine a ciel sereno. A me piacerebbe tanto esserci ma non so ad oggi come sarà possibile visto che il 13 ho i Depeche. Dopo questo tour i Nin si fermano per una pausa che non so quanto sarà lunga. Quindi questo mi spinge ancora di più a esserci. Allo stato attuale delle mie finanze però non me lo posso permettere. Vediamo se riesco a mettermi i soldi da parte per i biglietti. Io vorrei tanto esserci. E ci sarò.


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categorie: concerti


We will be there...
giovedì, 30 ottobre 2008 alle 11:59




Volevo mettervi lo scanner del biglietto ma come al solito il software ci si è messo di mezzo e quindi vi beccate sta foto. Che ha anche il suo bel perchè. Tutto questo per annunciarvi che il 18 giugno prossimo venturo la vostra padrona di casa sarà allo stadio S. Siro di Milano per vedere i Depeche Mode. Sono in agitazione già da ora.  Pian piano sto cercando di recuperare tutti i concerti che per un motivo o per l'altro non sono andata a vedere.  Peccato per i Radiohead. Mi rifarò senz'altro. Stanotte e anche stamattina si è alzato un ventaccio. Un vento di quelli che fa sentire forte la voce e crea danni ovunque passa. E' caduto un vaso facendo un bel botto. Ero ancora a letto quando è successo e Birillo dormiva accanto a me. Ho sentito il suo svegliarsi di soprassalto e il suo stringersi al mio corpo con fare spaventato. Poi ci siamo alzati entrambi. Lui seduto sul bordo del letto, guarda verso di me e miagola. Voglio pensare che sia il suo "buongiorno, facciamo colazione?". Sono due notti che mi lascia tranquilla. Forse perchè, con la pioggia che è caduta, era troppo spaventato per fare altro. Mi intenerisce quando sente prima di tutti che sta per arrivare un temporale e si acquatta con la coda tra le gambe. Poi scappa a rifugiarsi sotto il letto. Domani pomeriggio lo passerò a cucinare il ragù. Avrei anche una mezza voglia di fare una torta. Vedremo. Vedremo... La Soglia è vicina...



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categorie: concerti, attesa, voli pindarici, animalia


Angels of the universe.
lunedì, 14 luglio 2008 alle 10:32

Si ringrazia Iselilja del forum Fragile Dream per la splendida foto.

Farvi una recensione normale di questo concerto sarebbe inutile perchè non renderebbe nemmeno un unghia del tipo di esperienza che è stata. I Sigur Ros sono arrivati in quel di Roma portando le loro speciali vibrazioni. Vibrazioni di una lunghezza d'onda purissima come raramente accade nel mondo musicale. La foto che vedete li sopra è uno scatto del concerto. Sono arrivati come degli angeli sulla Terra a portare il loro personale messaggio. Diversi i momenti toccanti: Glosoli, Ny batteri (piangevo calde lacrime perchè non mi capacitavo, non speravo di sentirla dal vivo), Saeglopur. Io ero a Roma nell'auditorium ed ero ovunque nell'universo. Si procede con il concerto a macinare note su note. Un concerto particolare per me abituata a muovermi, cantare, ballare. Ci sono stati anche pezzi del nuovo disco resi meravigliosamente. Una menzione su tutti: Gobbledigook. E' esplosiva. Jonsi ci invita ad alzarci in piedi e battere le mani con lui. Energia vitale allo stato puro, sei felice di essere vivo, felice di essere lì a poter sentire quella meraviglia. E verso la fine ci riservano il brano più letale e micidiale: Popplagið. Sono partita, ho volato così alto che ancora non riesco a capire come ho fatto a tornare cosciente. Gioco di musica, luci, voce. Un richiamo che arriva dall'altrove. A tutte le anime sensibili: fatevi questa esperienza una volta nella vita. Ne vale dannatamente la pena.


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categorie: concerti


Estetica del rumore
lunedì, 14 aprile 2008 alle 10:41

Si ringrazia quatipua per la splendida immagine.

Strumenti musicali costruiti con tubi e tutto quello che può servire. Radio frequenze disturbate che diventano parte del brano stesso. Un uomo, un'animale da palcoscenico, un sopraffino teatrante e sicuramente una testa intelligente e pensante che riesce a intrattenere il suo pubblico con movenze perfette, sicure, consapevoli, naturali nel suo essere calcolate. Ecco quello che ho visto sabato sera all'Estragon di Bologna. E sono diversi i momenti che mi sono rimasti dentro nel cuore: la trance secca provata in una strana, ipnotica
Unvollstädigkeit, dal nuovo disco Alles wieder offen,  quasi irriconoscibile, 1/2 mench cantata a mo di presa in giro per il pubblico che la chiedeva a gran voce ("non capisco perchè ogni volta c'è sempre qualcuno che me la richiede"). Sabrina...ah quelle luci rosse soffuse e l'atmosfera evanescente...I wish this would be your colour...Scatenarsi al ritmo di Let's do da da da. E altro ancora che non è possibile esprimere ma che mi resta dentro nel cuore, nell'anima. Se apprezzate la musica di questo tipo, fatevi un favore: se potete andate a vederli. E' davvero un'esperienza unica.


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categorie: concerti


Ich warte...
venerdì, 11 aprile 2008 alle 10:26

Sandyna, tesora, questa è anche per te. Dai che ce la facciamo.
Signori e signore vi do la possibilità di rimettervi in pari con il blog. Ormai ci siamo: domani sera la vostra padrona di casa sarà in quel di Bologna a veder cantare il signore che vedete in foto. E tornerò la domenica dopo, per cui la recensione sempre che ce la faccio la posto lunedì. Forse. Perchè vedete io francamente non so se poi mi ricorderò tutti i brani che faranno a memoria. Ma sarà anche una serata di incontri e di amicizia e questo non me lo toglierà proprio nessuno. Neanche la mia memoria ballerina. Come dice il titolo del mio post: sto aspettando...


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categorie: concerti, attesa

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