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Yule gift
mercoledì, 19 dicembre 2007 alle 12:26


I miei pacchetti inviati, sparsi per l'Italia e non solo, sono arrivati quasi tutti. Manca uno all'appello e non si capisce come mai. Piano piano sto cercando di farmi entrare nell'atmosfera anche se, di fatto, non ho ancora messo una decorazione che sia una. Penso che se ci riesco venerdì faccio un giro in centro per qualche piccola decorazione giusto per non rendere triste la casa. Inoltre ho anche bisogno di guanti di pile visto il freddo che si è messo e non riesco più a trovare quelli che avevo preso l'anno scorso. Ieri mi è arrivato il primo regalo da una persona dolcissima. Spero che la vita non lo guasti è ancora così giovane eppure così saggio e grande. Diciamo che la mia forma influenzale sta giovando alla mia dieta. Forse penso di aver perso qualche chiletto. Chissà. Ho finito il libro di Silverberg. Il suo finale è eccezionale e mi ha portato a riflettere molto. Se non ve lo dico è semplicemente perchè non voglio rovinarvi il piacere di leggerlo.
P.S. Potrei fare un'azione da vera terrorista musicale sul blog in vista del Natale. Se lo faccio, non vi preoccupate non sono impazzita. O almeno non sono diventata più pazza di quello che sono di default.

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categorie: delirium, festività


La soglia...
mercoledì, 31 ottobre 2007 alle 12:42
Si ringrazia Isselinai per la splendida immagine.

E' la soglia. Arriva la notte in cui tutto è possibile. Si ringraziano e si da il benvenuto alle anime delle persone che ormai non sono più in questo continuum e ci si libera di ciò che ci ha ferito, o che ci impedisce di brillare e di cercare la Luce. A tutte le sorelle e i fratelli che passeranno di qui un buon Samhain di cuore. Avevo già parlato di questa festività l'anno scorso e vi rimando direttamente li: Samhain.
Samhain è il tempo in cui il semestre scuro comincia. È la fine del ciclo agricolo e della raccolta finale. Qualunque cosa lasciato nei campi dopo Samhain, è proibito raccoglierlo poichè ora appartiene agli spiriti della natura. È giunto il tempo di prepararsi per l'oscurità che verrà. È tempo di concludere qualsiasi commercio non finito in estate, è tempo di saldare i debiti e i crediti ed eventualmente di riscuotere gli interessi.
È una delle due " notti degli spiriti ", l'altra è Beltaine. È quando il velo fra i mondi si assottiglia e la comunicazione fra noi e le anime erranti dei morti si fa più facile. I fatati e gli spiriti sono particolarmente attivi in questa notte.
Si hanno le visioni e si traggono gli auspici e si fanno le divinazioni.
È egualmente uno dei tanti momenti di onorare e ospitare gli antenati morti.
Le preghiere e gli alimenti sono lasciati sui gradini della porta ed i portelli degli altari sono lasciati aperti e le sedie supplementari sono messe fuori. I focolari sono puliti ed i focolari domestici sono riaccesi da un falò comune sacro che è acceso per sfregamento. Il dio e la dea patroni di questa festa sono il Dagda ed la Morrigan.
Per i celti, con Beltain, è la festa più importante. In queste due feste si pensava che le porte del annwn (regno degli spiriti) e sidhe (regno delle fate) fossero aperte.  A Samhain si celebrava il Capodanno celtico, e poichè il freddo era dominio di Cailleach, i rituali riguardavano il mondo dei morti, attraverso divinazione e narrazione di storie. A Samhain (sam + fuin =" fine dell'estate" ma usato nell'accezione di "riunione") ogni fuoco viene spento e riacceso solo il giorno successivo.  In verità non esistono testimonianze archeologiche o letterarie per poter affermare esattamente se Samhain indicasse solamente un periodo dell'anno o fosse una divinità. A favore della prima ipotesi vi è il fatto che esistevano altre divinità celtiche con un ruolo simile: per esempio per i Britanni il Dio della Morte era Gwynn ap Nudd, per i Gallesi Arawn, ma gli Irlandesi pare che non avessero tale divinità.  In questo giorno, spiriti e creature fatate invitano i mortali a trascorrere insieme un anno sulla collina delle delizie insieme a loro; in senso inverso agiscono i druidi, che scrivono messaggi per i defunti e li affidano al fuoco. Con il cibo e le bevande dell'aldilà, vino, birra e idromele, si banchetta per tutta la durata della festa, che si svolge da un minimo di 3 giorni a un massimo di 6 settimane, fra riunioni, battaglie, profezie, incantesimi e sacrifici rituali, in onore del dio della fertilità Dagda e della sua sposa Morrighan. Nel racconto celtico "The Wasting Sickness of Cuchulainn" ("La Devastante Malattia di Cuchulainn"), la festa del Samhain viene celebrata per un totale di 7 giorni, di cui 3 antecedenti e 3 successivi alla notte di festa. Una leggenda irlandese riferisce che tutte le persone morte l'anno precedente tornassero sulla terra in cerca di nuovi corpi da possedere per l'anno prossimo venturo. Così nei villaggi si spegnava ogni focolare per evitare che gli spiriti maligni soggiornassero nel villaggio: il rito consisteva appunto nello spegnere il Fuoco Sacro sull'altare e riaccendere il Nuovo Fuoco il mattino seguente. Questo simbolizzava l'arrivo del Nuovo Anno. Quando il mattino giungeva, i Druidi portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico. Probabilmente la migliore spiegazione del motivo che spingeva i Celti a spegnere il fuoco non era quello di scoraggiare gli spiriti maligni, bensì questa usanza nasceva dal fatto che tutte le tribù celtiche dovevano riaccendere il fuoco da una sorgente comune, il Sacro Fuoco Druidico che era lasciato bruciare nel Mezzo dell'Irlanda a Usinach (secondo altre fonti a Tlachtga,a 12 miglia dalla sacra collina di Tara).  Le bestie venivano radunate e rinchiuse in recinti per svernare. Ciascun gruppo di famiglie (clan) si recava in un villaggio più piccolo e riparato per svernare. Il villaggio vero e proprio si separava, e si sarebbe riunito solo a Beltain. Il clima era sfavorevole a qualsiasi festa pubblica, e per di più nella notte di Samhain i morti e gli spiriti tornavano sulla terra. Nessuno osava avventurarsi fuori dalla propria abitazione. Non c'erano dunque rituali comunitari o feste gaudenti pubbliche (notturne) come invece spesso si è portati a credere. Solo i druidi si riunivano nelle antiche radure delle Selve Sacre o fra i megaliti sparsi lungo i ley, le linee in cui scorreva l'energia della Terra, e lì celebravano solennemente l'Inizio del Nuovo Anno. Ma vi sono altre usanze di cui parlano fiabe e leggende. La tradizione popolare riferisce che la notte di Samhain si praticavano dei riti divinatori che riguardavano previsione del tempo, matrimoni e la fortuna per l'anno venturo. Vi erano due riti: quello dell'immersione delle mele e quello dello sbucciare la mela.
L'immersione delle mele era una divinazione per un matrimonio: la prima persona che mordeva una mela si sarebbe sposata l'anno seguente. Sbucciare la mela era una divinazione sulla durata della vita. Più lungo era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la vita di chi la sbucciava. In Scozia la notte di Samhain le persone seppellivano delle pietre nella terra e vengono ricoperte di cenere e vengono lasciate indisturbate. Al mattino se una pietra era stata smossa, significava che la persona che l'aveva seppellita sarebbe morta entro la fine dell'anno. In Irlanda è tipico, in tutte le famiglie, preparare il cosiddetto colcannon, piatto tipico di questa ricorrenza. Il nome deriva dall'irlandese e significa "cavolo chiazzato": è una ricetta fatta con purè di patate, cavolo tritato e cipolla, servito caldo con molto burro. Solitamente al suo interno si nascondeva una moneta ed il fortunato che la trovava aveva il privilegio di poterla tenere.  Molti importanti eventi mitologici si dice siano accaduti in questo giorno. Fu a Samhain che i Nemediani presero la terribile Tower of Glass costruita dai perfidi Formoriani; che i Tuatha De Danann piu' tardi sconfissero una volta per tutte; quando Pwyll vinse sua moglie Rhiannon da Gwawl; e fu sempre a Samhain che molti altri eventi accaddero nella mitologia Celtica . Come accadde con gli elementi 'pagani' del cristianesimo, anche alcune feste celtiche passarono nella cultura cristiana, dopo che i romani sottomisero i Celti, e quando, più tardi, la Roma cattolica cercò di convertire i celti pagani. Divenne però chiaro alla Chiesa che i Celti, nonostante la loro apparente sottomissione alla cultura cristiana, continuavano ad aderire testardamente ad alcuni elementi del loro vecchio credo. Cosi', all'incirca nel settimo secolo A.C., la Chiesa spostò il giorno di Ognissanti, una festa che onorava il martirio dei primi cristiani, da maggio al primo novembre, in modo da unirla agli antichi rituali druidici del 31 ottobre. Non solo, la Chiesa assegnò anche dei nuovi significati cristiani a molti dei simboli residui associati al Samhain. Nel decimo secolo A.C., si consolidò così la tradizione di celebrare il giorno di Ognissanti durante i riti di inizio dell'autunno. In questa giornata si onoravano tutti i morti, non solo i primi santi cristiani, rinforzando così l'associazione con le celebrazioni celtiche di una stagione dell'anno infestata dagli spiriti. Con il passare del tempo questi spiriti, che una volta venivano ritenuti selvaggi e potenti, assunsero un connotato nettamente diabolico e malvagio. La chiesa affermava infatti che gli dei e le dee e tutti gli altri esseri soprannaturali delle religioni antiche fossero di impronta diabolica, che le forze spirituali con cui le persone venivano in contatto erano vere, ma che costituivano delle manifestazioni del diavolo, principe della beffa, che conduceva l'uomo verso l'adorazione di falsi idoli. Così, durante le celebrazioni per Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, simboli della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe.
Informazioni prese direttamente dal sito Il cerchio della luna.

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categorie: festività


E' primavera...
mercoledì, 21 marzo 2007 alle 11:00

Auguro a tutti quanti una buona Ostara, anche se a dir la verità non so ancora se festeggerò e come. Staremo a vedere intanto se volete delle informazioni sulla festa cliccate qui: ne ho parlato l'anno scorso e non mi ripeto. La cosa che mi perplime è questa: è primavera, c'è il risveglio della natura, in teoria anche quella dei sensi e mi spiegate perchè io, invece, in questa stagione mi sento pronta per entrare in letargo? Spiegatemelo per favore! Insomma mi sento ancora più lenta di un bradipo in preda al sonno più nero mentre il mio vero risveglio lo vivo in autunno. Sapevo di essere strana ma qui c'è qualcosa che davvero non va. Mi devo curare mi sa. Dottore chiami un dottore!

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domenica, 24 dicembre 2006 alle 23:21

I wish you a Merry Christmas
I wish you a Merry Christmas
I wish you a Merry Christmas
And a happy new year.

Sono piena di qualsiasi cosa possibile e immaginabile, sono lievemente brilla. Ma per il resto tutto normale. Ringrazio quelli che mi hanno fatti gli auguri. La Dea ve ne renda merito.
Buon Natale, Merry Christmas, Joyeux Noel...
Si è capito quello che voglio dire?
P.S. Domani si replica. Solo a pensarci mi viene il voltastomaco...


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categorie: festività



lunedì, 18 dicembre 2006 alle 08:42

Oggi saprò in definitiva cosa farò per Natale. Il capo ha invitato mio fratello alla cena dell'azienda dove lavoriamo giù in Sicilia e potremmo prendere l'occasione per trascorrere le feste da mia sorella in Calabria. Sarebbe l'occasione per muovermi da Genova e non intristirmi. La cosa non sarà semplice perchè ci dovremo portare dietro Birillo e quindi dovrò necessariamente chiamare il veterinario per il sonnifero. Vedremo. Si tratterebbe di partire il 21 e tornare il 27. Non so cosa sperare. Da una parte ho una grossa voglia di andarmene per un pò. Lo saprò questa sera. Dall'altra visto le complicazioni con Birillo e il timore che possa scappare, una volta a casa di mia sorella, mi fa venire voglia di rimanere qui a Genova. Sono contradditoria vero? Una mia corrispondente mi rimprovera che sono poco presente nella sua vita. Ha già un sacco di problemi di suo e ci manca solo che le riverso addosso la mia tristezza. Riecheggia ancora Vanishing alle mie orecchie. Vanishing-A perfect circle/The patient Tool.
Andata e ritorno.
Ammesso che ci sia un ritorno...
P.S. Aggiornamento dell'ultim'ora. Si va. Questa casa rimarrà chiusa dal 21 al 27 compreso. Yule lo celebrerò un giorno prima e vi farò gli auguri prima di partire.

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categorie: festività, i am so tired



lunedì, 11 dicembre 2006 alle 10:15

Tra poco è Yule, se volete delle informazioni sulla festa cliccate sull'immagine, e la Dea trova modo e maniera per farmi arrivare i messaggi visto che questa figlia indisciplinata per troppo tempo non ha voluto ascoltare. Il messaggio mi è arrivato da un cavaliere e mi ha sussurrato all'orecchio: Krishel riprenditi. Non sei sola, ci sono un sacco di persone che hanno bisogno di te a cominciare da te stessa. E così adesso sono qui a dare il sangue,and keeping faith (e mantenere la fede). Sono ancora qui. E devo riprendermi. A tutte le sorelle e i fratelli che passano da casa mia chiedo: cosa posso fare a Yule per riprendermi? Si accettano consigli. Mi lamento che sono sola ma sono io la sola artefice di questa mia condizione. Ieri pomeriggio ho rifiutato l'invito a uscire da una mia amica. Lo so cosa state per dire: Krish hai bisogno di contatto umano. Però comincio a diventare insofferente. Forse sono una persona che mi lamento troppo ma non ho voglia di passare il tempo con qualcuno che non solo non può capire quello che sto passando, perchè non l'ha mai provato, ma neanche mi sembra faccia poi molti sforzi. Lo so che a piangere e deprimermi non concludo nulla, Davide e io eravamo arrivati ad un punto di rottura, siamo stati abbastanza maturi da accorgercene in tempo per non ferirci troppo, e quindi quello che è successo era inevitabile. Non è facile reinventarsi come persona sola. Per ora. Ho sottolineato per ora. Perchè al contrario di quello che dice la mia amica da soli non si sta bene. Non è nell'ordine naturale delle cose. Perchè nonostante quello che mi è successo sono convinta che da qualche parte ci sia la persona giusta per me e la troverò quando i tempi saranno maturi. When time is right. Ora ditemi che sono una sognatrice illusa...
P.S. Ho aderito ad un'iniziativa che mi sembra doverosa e sacrosanta. Non so se avete notato ma ho aggiunto un nuovo banner a destra. Si chiama "tu non sei la mia modella" ed è contro l'anoressia. Vorrei che passasse un piccolo ma forte messaggio: Punto primo. Agli uomini piacciono le donne con le curve al loro posto, quelle morbide. E' così. (smentitemi nei commenti ma dubito fortemente).Punto secondo. (E questo vale anche per me) La vera bellezza è quella che una donna ha dentro. E' fatta di carattere, di personalità, di modo di essere e di vivere. Non dipende da quanti chili pesi, non dipende dalla taglia che porti. Nel mondo ci sono persone bellissime che non sanno vedersi. Perchè pensano di non esserlo. (E se non ne siete convinti vedetevi il film "Amore a prima svista." Ha da insegnare un casino su questo argomento).

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lunedì, 30 ottobre 2006 alle 09:27


Calenda o Samhain, e' il capodanno pagano. Fine dell'estate e inizio dell'inverno per i Celti, ovvero fine e inizio del nuovo anno... il passaggio forse piu' importante. Questa festa viene anche considerata la terza ed ultima festa del Raccolto. In questo avvenimento, la Dea si addormenta e lo scettro passa al Dio, ormai vecchio e in declino, nella stagione invernale. Anche la natura sembra morire, ma si ridestera' la stagione successiva, tornando alla vita insieme alla Dea.
Per alcune tradizioni, la Dea non si addormenta, ma discende nella terra, lontana dalla luce, assumento l'aspetto oscuro che caratterizzera' l'inverno. In altre tradizioni, questa celebrazione corrisponde alla "morte" del Dio, che rinascera' poi al Solstizio d'Inverno, dal grembo della Dea. La Calenda o Samhain e' un momento di riflessione interiore, di abbandono del vecchio e di preparazione al rinnovamento. Ci fermiamo, riflettiamo su cio' che abbiamo compiuto durante l'anno, e cosi' facendo guardiamo a quello che verra'. Come la natura si spoglia, s'arresta e si addormenta, altrettanto faremo noi, utilizzando questo sonno rigeneratore per prepararci ad affrontare la nuova vita e il nuovo ciclo. La notte di questa festa e' inoltre il momento dell'anno in cui le "divisioni" tra i piani di realta' si assottigliano, e il contatto tra questi e' piu' intenso. Anche per questo nel passato si riteneva che in questa notte, gli spiriti dei defunti tornassero a camminare sulla terra, e a fare visita ai vivi. Anticamente infatti si mettevano fuori casa luci e lanterne ad indicare il cammino agli spiriti. Il giorno dei morti fu ufficialmente collocato alla data del 2 Novembre nel X sec. d.c. circa, praticamente fondendosi con il 1 Novembre, gia' festa di ognissanti dall'anno 853, per sovrapporsi alle piu' antiche celebrazioni di quei giorni. (vedi anche Samhain / Calenda / Halloween alla sezione "Feste") Tra il popolo comunque, le vecchie abitudini furono adattate alla nuova festa e al suo mutato significato, mantenendo la credenza che in quei giorni i defunti potevano tornare tra i viventi, vagando per la terra o recandosi dai parenti ancora in vita.
In tutta italia si possono ancora oggi ritrovare gesti e pratiche tradizionali per la celebrazione di queste feste.
Queste tradizioni sono le vestigia delle pratiche rituali delle antiche religioni, sopravvissute sotto forma di superstizione o trasformate ed adattate alla religione cristiana.
Nelle citta' con l'avvento del progresso queste tradizioni sono praticamente scomparse; ma nei paesi e soprattutto in meridione, sono ancora vive, anche se sovente ripetute quasi per abitudine, senza memoria del significato originale.
In quasi tutte le regioni possiamo trovare pratiche e abitudini legate a questa ricorrenza. Una delle piu' diffuse era l'approntare un banchetto, o anche un solo un piatto con delle vivande, dedicato ai morti. In alcune regioni, come il Piemonte, si soleva per cena lasciare un posto in piu' a tavola, riservato ai defunti che sarebbero tornati in visita.
In Val d'Ossola sembra esserci una particolarita' in tal senso: dopo la cena, tutte le famiglie si recavano insieme al cimitero, lasciando le case vuote in modo che i morti potessero andare li' a ristorarsi in pace. Il ritorno alle case era poi annunciato dal suono delle campane, perche' i defunti potessero ritirarsi senza fastidio.
In Sardegna, dopo la visita al cimitero e la messa, si tornava a casa a cenare, con la famiglia riunita. A fine pasto pero' non si sparecchiava, lasciando tutto intatto per gli eventuali defunti e spiriti che avrebbero potuto visitare la casa durante la notte. Prima della cena, i bambini andavano in giro per il paese a bussare alle porte, dicendo: <<Morti, morti...>> e ricevendo in cambio dolcetti, frutta secca e in rari casi, denaro.
In Calabria, nelle comunita' italo-albanesi, ci si avviava praticamente in corteo verso i cimiteri: dopo benedizioni e preghiere per entrare in contatto con i defunti, si approntavano banchetti direttamente sulle tombe, invitando anche i visitatori a partecipare.
In Puglia, la sera precedente il due novembre, si usa ancora imbandire la tavola per la cena, con tutti gli accessori, pane acqua e vino, apposta per i morti, che si crede tornino a visitare i parenti, approfittanto del banchetto e fermandosi almeno sino a natale o alla befana.
Passando ad altre tradizioni, ma rimanendo in puglia, ad Orsara in particolare, la festa veniva (e viene ancora chiamata) Fuuc acost e coinvolge tutto il paese. Si decorano le zucche chiamate Cocce priatorje, si accendono falo' di rami di ginestre agli incroci e nelle piazze e si cucina sulle loro braci; anche qui comunque gli avanzi vengono riservati ai morti, lasciandoli disposti agli angoli delle strade.
In Sicilia c'e' l'usanza di preparare doni e dolci per i bambini, ai quali viene detto che sono regali portati dai parenti trapassati. I genitori infatti raccontano ai figli che se durante l'anno sono stati buoni e hanno recitato le preghiere per le anime dei defunti, i "morti" porteranno loro dei doni.
In Emilia Romagna nei tempi passati, i poveri andavano di casa in casa a chiedere "la carita' di murt", ricevendo cibo dalle persone da cui bussavano.
A Bormio in Lombardia invece, la notte del 2 novembre si era soliti mettere sul davanzale una zucca riempita di vino.
In Veneto le zucche venivano svuotate, dipinte e trasformate in lanterne, chiamate lumere: la candela all'interno rappresentava cristianamente l'idea della resurrezione.
Anche in Abruzzo si decoravano le zucche, e i ragazzi di paese andavano a bussare di casa in casa domandando offerte per le anime dei morti, solitamente frutta di stagione, frutta secca e dolci. Questa tradizione e' ancora viva in alcune localita' abruzzesi.
Dolci tradizionali per la festa dei morti
In alcune regioni ci sono dei dolci e delle cibarie fatte appositamente per la festa dei morti. Questi cibi, anche se appartenenti alla tradizione cristiana, hanno spesso un origine precedente. Dolci e pani antropomorfi per scopi rituali, ad esempio, esistevano già al tempo dei Romani.
In Sicilia troviamo la mani, un pane ad anello modellato a forma di unico braccio che unisce due mani, e il pane dei morti, un pane di forma antropomorfa che originariamente si suppone fosse un'offerta alimentare alle anime dei parenti morti.
In Lombardia abbiamo invece gli oss de mord, o oss de mort, fatti con pasta e mandorle toste, cotti al forno, di forma bislunga, con vago sapore di cannella.
A Comacchio c'e' invece il punghen cmàciàis, il Topino Comacchiese, dolce a forma di topo preparato in casa. Mi preparo in piccolo anticipo anche perchè non so se domani riuscirò ad occuparmi del blog visto che sarò in preparazione. Quindi un buon Samhain a tutti i miei fratelli e le mie sorelle. E se avete qualche tradizione particolare per Ogni Santi di cui volete parlarmi fatelo nella sezione commenti. Io lo girerò sul blog.

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martedì, 01 agosto 2006 alle 09:08


Inizio l'articolo di oggi augurando a tutti i miei fratelli e le mie sorelle di magia un buon Lughnasad.  Nel pieno della manifestazione materiale della natura, del calore del Sole e sotto la Luna del Raccolto, si svolgevano in Europa le feste del grano. Il periodo è quello a cavallo fra i mesi di luglio ed agosto. Lughnasadh è la festa celtica che dà il nome ad uno degli otto passaggi della Ruota dell'Anno.Ma il grano veniva festeggiato in tutte le culture: “Misteri iniziatici come quelli di Eleusi ad esempio, che avevano proprio il chicco di grano come simbolo di morte e rinascita al centro, venivano probabilmente celebrati fin dal neolitico, anche se altrettanto probabilmente erano presieduti da divinità femminili quali la ‘dea uccello’, di cui sono state rinvenute numerosissime raffigurazioni, o le più celebri Demetra e Persefone. Il chicco di grano dell’ultima spiga del raccolto rappresenta simbolicamente lo spirito della divinità del grano che si sacrifica e che giacerà nel freddo grembo della Madre Terra per tutto l’inverno, in modo da assicurare così un nuovo raccolto.”C’è in questa festa di prosperità e convivialità una nota di riflessione: le giornate hanno già invertito l’equilibrio e il buio della notte sta sopravanzando sulle ore di luce; mentre si celebra l’abbondanza, si prende atto del ciclo delle stagioni che si rincorrono e si mette da parte una porzione di grano per le semine: sono i chicchi che si sacrificano per seminare il nutrimento del futuro. Si dimostra, con questo atto di responsabilità, di essere ben coscienti che lavoro, fatiche e attese si ripresenteranno con il cambiare delle stagioni e che i festeggiamenti collettivi che caratterizzano questa festa sono un ringraziamento per il compimento di un’opera che in sé non può trovare mai la fine, che si rinnova continuamente. È il mistero della vita, dei suoi ritmi. In questo periodo, il medesimo in cui possiamo osservare, nella volta celeste, Vega e Altair, tra il 31 Luglio e il 2 Agosto l’ultima festa del fuoco, Lughnasad rappresenta un momento di grande intensità per i popoli che vivevano di agricoltura: il momento della mietitura del grano poteva significare abbondanza o carestia per l’anno a venire. Lughnasad era la festa più popolare e più sociale, a cui partecipavano proprio tutti, perfino le tribù in guerra, che facevano una pausa di due giorni. La tregua era propizia per banchetti, giochi, corse di cavalli, scambi commerciali, per ascoltare poeti e musicisti in gara tra loro. Inoltre si celebravano matrimoni, spesso per legalizzare la situazione delle coppie che avevano partecipato ai fuochi di Beltane, alle quali gli dei avevano concesso il dono di una nuova vita. A Lughnasadh quindi la gente si riuniva per svolgere tutte quelle attività che richiedono ampia partecipazione sociale: era un momento di grande convivialità. Le persone che si erano riunite per collaborare alla mietitura, lavorando a grandi squadre, a turno, nei campi coltivati dall’una o dall’altra famiglia, ora si riunivano tutte insieme per ringraziare, riposarsi, godere della reciproca compagnia, sviluppare i legami sociali, dirimere le questioni di comune interesse, compresa l’amministrazione della giustizia. Nel nostro tempo la festa coincide generalmente con l’inizio delle ferie estive, la pausa più importante di riposo annuale.
In effetti anche nella società odierna è un periodo maggiormente dedicato alla convivialità; se alcune delle antiche attività ormai le svolgiamo nel corso dell’anno (contratti, giudizi ecc.) è di solito proprio in agosto che riusciamo a dedicare del tempo agli amici, alla famiglia e allo sport e ai divertimenti. Abbiamo più tempo per stare con gli altri, le persone che amiamo oppure intrecciare nuove amicizie, spesso nuovi amori… Ed in ogni città e paese, ormai, viene programmata una serie di manifestazioni estive che comprende spettacoli, concerti e gare, spesso all’aria aperta, sotto il fresco serale del cielo stellato. Solo pochi di noi partecipano al rito della mietitura (che nelle campagne continua a conservare la sua aura di sacralità, anche se più sommessa perché, grazie al progresso tecnologico, meno condivisa) ma comunque, per quasi tutti noi, l’anno di lavoro si conclude qui e si stempera in questa pausa estiva di riposo. È dunque tempo di godere dei propri sforzi, mentre ci si concede un sano ozio ristoratore, e fare serenamente un bilancio del raccolto personale, osservare quanto di buono si è prodotto, mettere da parte l’esperienza migliore per farla rigermogliare nel prossimo raccolto. Nell’immaginario collettivo le vacanze sono il momento in cui ci si concede molto, sia in termini di godimento personale che di scambio e di rigenerazione. Le attendiamo lungamente e vagheggiamo di tutte le cose che riusciremo a fare e spesso rimandiamo ad esse il momento in cui concederci ciò che desideriamo. Salvo poi scontrarci con la realtà… A chi non è capitato di arrivare all’agognata data della partenza per il mare, i monti (o dovunque il desiderio lo ha portato) per rendersi conto di essere ormai così stanco e prosciugato da non riuscire altro che a lasciarsi andare, dormire, fermarsi? E allora si sviluppa il rimpianto che in quei giorni tanto sognati (che sembravano un lungo periodo, visti in prospettiva) ora sfuggano via veloci sulle pagine del calendario, senza che riusciamo a rallegrarli con tutte le attività progettate, senza che riusciamo a trovare l’energia per vedere e godere della compagnia di tutte quelle persone con cui durante l’anno ci siamo ripromessi “Quest’estate, insieme, faremo…”. Nel moderno occidente non dobbiamo essere molto saggi se questa verità ogni anno ci sorprende, quando addirittura non ci spiazza o ci delude. Gli orientali probabilmente la sanno più lunga di noi: secondo la cosmogonia taoista, in Cina, la stagione estiva si divide in due fasi, estate e tarda estate. L’estate corrisponde all’elemento Fuoco e la tarda estate corrisponde all’elemento Terra che però, ha momentaneamente, esaurito il suo ciclo dopo l’ultimo raccolto. La terra arsa e brulla, si riposa in una morte rigeneratrice, dopo il raccolto e poco prima di una tarda semina più o meno in settembre, considerata punto di congiunzione tra estate e autunno. In effetti anche per noi il periodo dopo il raccolto, è un periodo di morte simbolica e reale: la mente ed il corpo, hanno un momento di disgregazione: quasi nessuno (salvo i giovani che hanno forti capacità di recupero) riesce a stare bene nel periodo in cui, per convenzione sociale, si “dovrebbe” stare bene. Sono tempi esterni, dettati dal mondo e dai ritmi del lavoro: nei ritmi interni... la terra è arsa, brulla: ha dato tutto quel che poteva dare... che ci aspettiamo ancora da noi stessi, se non un riposo pre-morte? Se riusciamo a prendere atto in anticipo di tutto questo, possiamo progettare il nostro riposo estivo con un’iniziale pausa di recupero delle energie. E possiamo progettare di concederci anche l’ozio come simbolo di moderna prosperità, senza doverlo per forza riempire a tutti i costi con tutto quello che non siamo riusciti a fare nel corso dell’anno. Possiamo quindi selezionare le cose da fare e le persone con cui condividerle, scegliendo il meglio e quello che ci dà più piacere, senza strafare, ma godendo più della qualità che dell’eccesso delle attività e degli incontri. In questo modo l’abbondanza della stagione si concentra nella qualità del riposo che porta rigenerazione. I contatti umani ridiventano vivificanti e il piacere della compagnia onora lo spirito conviviale di Lughnasadh. Come sempre è una questione di consapevolezza: la Ruota che gira ci dà delle indicazioni, così come la tradizione… ma solo noi possiamo sapere cosa è giusto e adatto in questo o quel momento per il nostro cammino. A buon conto, quale che sia il nostro stato energetico, Lughnasadh è un momento favorevole per procedere al ringraziamento per l’abbondanza ricevuta durante l’anno e per svolgere qualche rito per propiziarne la continuità nel futuro. Ovviamente io farò qualcosa mirato al recupero delle mie energie che, in un modo o nell'altro vengono scippate e alla grande. Ma in fondo lo decido io per cui mi posso lamentare fino ad un certo punto.

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giovedì, 22 giugno 2006 alle 13:37



Alla fine riesco a mettermi in pari con quello di cui vi volevo parlare ieri ossia del Solstizio d'Estate o, come viene chiamato per i pagani, Litha. Nell'antica Grecia i due solstizi erano chiamati "porte": "Porta degli Uomini" il Solstizio d’Estate e "Porta degli Dei" il Solstizio invernale. Attraverso la prima porta si entrava nel mondo materiale della creazione mentre attraverso la seconda si entrava nel regno divino e soprannaturale. Tempo di passaggio è dunque il Solstizio d’Estate o Porta degli Uomini, che si colloca fuori dallo spazio-tempo, in quel confine che separa la crescita dal declino, la manifestazione dalla non-manifestazione. La Dea che, nel suo aspetto di Fanciulla, ha incontrato il giovane Dio a Beltane, adesso è Madre, incinta, come la Terra gravida del prossimo raccolto. Lei è la Terra fertile; lui è l'energia, il calore che la nutre e da loro nascerà la nuova vita. Nei miti solstiziali la Grande Dea appare anche come Ape Regina: le api sono anche un animali solari, perchè viaggiano tra i fiori seguendo la posizione del sole e producono il miele che ha lo stesso colore del sole. I Celti consideravano le api dei messaggeri che viaggiavano sui sentieri della luce solare fino ai regni degli spiriti, creature associate alla conoscenza del futuro e all'ispirazione divina. Midsummer, mezza-estate, lo chiamano nei paesi anglosassoni, e Shakespeare nel suo "Sogno di una notte di Mezza Estate" ne ha raffigurato l'aspetto magico, dove sogno e realtà si fondono. Questa atmosfera di tempo fuori dal tempo rende il Solstizio un momento propizio per i presagi e le pratiche divinatorie. La magia d'amore e guarigione è specialmente adatta a questo momento dell'anno. La notte di Litha è quando i Druidi raccolgono e uniscono le loro piante magiche e le seccano per utilizzarle in inverno. Anche se i giorni più caldi devono ancora venire, l'estate è ormai con noi. Si ha voglia di trascorrere quanto più tempo possibile al sole e all'aria aperta. Litha è il passaggio alla stagione della prosperità e del raccolto di ciò che è stato seminato nella nostra vita. Che si tratti di benessere materiale o di raccolto spirituale è la festa dell’abbondanza e della prosperità. E' un momento adatto per concludere e portare a compimento quello che stiamo realizzando. Ed è anche tempo di gioia e di divertimento. Come celebriamo la crescita delle messi così festeggiamo la nostra crescita interiore. Si gioisce nel pieno flusso dell'abbondanza, nell'apogeo di luce e calore. Litha è il momento di ricelebrare la fiammata della vita anche attraverso la danza. La danza è uno dei più antichi modi di celebrare e di fare rituali nel mondo: un rito sacro. Solitamente, chi danza si connette con gli spiriti per ottenere chiaroveggenza e conoscenza; comunica e riceve informazioni; onora gli antichi; cura e guida il viaggio mistico della sua anima nella danza della vita.Psicologicamente è il momento di celebrare il raggiungimento dei nostri obiettivi, di riconoscere i nostri talenti e la nostra azione nel mondo esterno. Ma tutto scorre e dobbiamo ricordarci che la vita è un processo dinamico, non una condizione fissa. In questo periodo, punto di equilibrio tra l'anno crescente e l'anno calante, troviamo il momento ideale per lavorare sulle qualità di integrazione e di equilibrio: integrazione di quello che abbiamo imparato in questi mesi e raggiungimento di un nuovo equilibrio interiore. Intorno al 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in quello che è il giorno più lungo dell'anno, ma che allo stesso tempo, rappresenta l'inizio del suo declino. Infatti, dopo il Solstizio d'Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente ad accorciarsi fino al solstizio d'inverno, in quella che è la fase "calante" dell'anno. Solstizio deriva dal latino solstat, "il sole si ferma", e, infatti, pare quasi che il sole indugi un po' in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente. Il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all'equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso: inizia l'estate astronomica. E' tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte. Questa verità era conosciuta dagli antichi popoli che pare fossero a conoscenza del fatto che le "ley lines", le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica energetica tramite la potenza solare. Anche monumenti come menhir, dolmen e cerchi di pietre erano forse focalizzatori artificiali del sistema energetico terrestre. I cristalli possono essere potentemente caricati al solstizio e siccome il granito dei megaliti di Stonehenge contiene una grande quantità di quarzo, questo cerchio si attiva al Solstizio, generando un forte campo energetico. Non a caso la cerimonia del Solstizio d'Estate è la festa più elaborata e più famosa compiuta dai moderni ordini druidici, che la celebrano ogni anno appunto a Stonehenge (nel 1999 sono ripresi i rituali dopo una sospensione di dieci anni decretata nel 1988 dalle autorità britanniche per motivi di ordine pubblico). Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio d'Estate Alban Heruin, "Luce della riva". Infatti, la festa è al centro dell'anno, al suo volgere, così come la spiaggia è il luogo d'incontro di mare e di terra dove i due confini si uniscono. Nelle tradizioni antiche la "terra" era la zona astronomica al di sopra dell'equatore celeste e l' "acqua" quella inferiore. Il sole trovandosi nel loro punto d'incontro è come sulla riva del mare. Tra i Lapponi si festeggiava Baiwe, Madre del Sole, intrecciando ghirlande di fiori o d'erba e si spalmava del burro sugli stipiti delle porte come segno della sua generosita'. Dalla Russia, Norvegia, Svezia alla Grecia e Roma, tra gli indiani d'America e in Cina il solstizio d'estate era un giorno importante. Si facevano feste con torce accese intorno ai campi, in senso orario, per benedirli. Una donna, che rappresentava la Dea, gettava un mazzo di nastri rossi, azzurri, gialli, verdi e bianchi in mezzo al fuoco, per rappresentare l'unione tra il cielo e la terra, l'inverno e l'estate, l'acqua e il fuoco. Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono i sogni divinatori: le erbe giocano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni. Si raccolgono piante aromatiche da bruciare sui falò solstiziali, piante che danno poco fumo e hanno un buon aroma, come timo, ruta, maggiorana. È comune credenza che moltissime piante raccolte in quest'epoca abbiano poteri quasi miracolosi. Il vischio è una pianta solstiziale molto importante nella tradizione celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta con un falcetto d'oro, strumento che univa la forma lunare al metallo solare. I rami di vischio al Solstizio d'Estate assumono un aspetto dorato, il famoso Ramo d'Oro dei miti. Il sambuco tagliato la vigilia del Solstizio, sanguina nelle leggende britanniche. Il seme di felce permetteva di trovare tesori nascosti, mentre il leggendario fiore di felce (che non esiste, al pari del seme, in quanto la felce è una pianta pteridofita, cioè che si riproduce tramite spore) rendeva invisibili i suoi fortunati raccoglitori. In tutti i paesi europei si raccolgono erbe ritenendole impregnate di miracolose virtù: la verbena porta prosperità, mentre l'artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, protegge dal malocchio. Si riteneva in particolare che l'energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l'iperico, la miracolosa "erba di San Giovanni". Proprio tutte queste virtù magiche che terapeutiche attribuite alle piante, spiegano l'abbondare di leggende riguardanti coloro che più di ogni altra persona conoscevano le erbe magiche: le streghe. L'usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso danzando. Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali celtico-germanici intorno ad un albero (il noce di Benevento!) o delle feste licenziose in onore della dea Fortuna nell'antica Roma che si tenevano appunto il 24 giugno: ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorreva ai templi, banchettava e danzava. Fortuna è la Dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore. La somiglianza di queste feste con i Saturnali del Solstizio d'Inverno fanno del Solstizio Estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo "caotico" in cui il cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali. In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali del fuoco e dell'acqua, contrapposti ma pur sempre complementari, dove il primo simboleggia i poteri della divinità maschile e la seconda quelli della divinità femminile (o, se si preferisce il Sole e la Luna). L'acqua del Solstizio è direttamente collegata alla luna e al segno del Cancro: significativamente il glifo di questo segno zodiacale è composto da due segni spiraliformi che si oppongono in un simbolo simile allo Yin-Yang orientale, forse indicanti le due metà dell'anno che ora si incontrano. Nelle celebrazioni solstiziali l'acqua è rappresentata dalla rugiada o "guazza di San Giovanni", cui sono attribuiti poteri miracolosi: fare ricrescere i capelli, ringiovanire la pelle o addirittura propiziare la fertilità. Non era raro che molte giovani donne si bagnassero nude nei prati con la magica rugiada la notte di San Giovanni. Il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po' ovunque in Europa nella notte solstiziale. Sono simboli solari e accenderli significa rafforzare l'energia dell'astro che d'ora in avanti va declinando. Un'altra interpretazione esalta il loro valore purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie. Non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di "passaggio", così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo. Nel folklore nord-europeo la vigilia di San Giovanni è una delle tre "notti degli spiriti" insieme alle vigilie di Calendimaggio e di Hallowee'en/Samhain. Ad ogni modo tutte le tradizioni popolari europee vedono l'accensione di fuochi sulle colline, processioni notturne con fiaccole e ruote infuocate gettate lungo i pendii. Si danza intorno ai falò e si salta sulle fiamme quando queste si abbassano.
In Scandinavia il falò del Solstizio era il "fuoco di Baldur". Baldur, figlio di Odino, era il giovane dio che veniva ucciso nel fiore degli anni e probabilmente nell'antichità si sacrificavano uomini per rappresentarne la morte. Forse Baldur era uno spirito della vegetazione, lo spirito della quercia celebrato da alcuni miti nordici e celtici. Infatti, le leggende narrano di una lotta eterna tra due opposte divinità, il Re della Quercia e il Re dell'Agrifoglio, dove il primo rappresenta il Dio dell'anno crescente (cioè della metà dell'anno in cui la luce solare prevale sulle tenebre notturne) e il secondo raffigura il Dio dell'anno calante (la metà dell'anno in cui la notte prevale sul giorno). Se in inverno era il Re dell'Agrifoglio a soccombere, a Litha-Casmaran era il Re della Quercia a dover cedere di fronte all'avversario. E questo spiega perche i fuochi solstiziali erano alimentati con legno di quercia... la quercia fiorisce intorno a Casmaran e segna il passaggio tra anno crescente e anno calante. La morte estiva del Re della Quercia aveva varie forme: bruciato vivo, accecato con un ramo di vischio o crocifisso su una croce a T. L'idea di due divinità o di due re che combattono eternamente tra loro appare in molte culture. Ma se nelle mitologie più antiche il signore abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la luce e l'oscurità regnassero in equilibrio tra loro, in tutti questi miti più tardi, probabilmente per influenza dei culti solari legati alla regalità, la vittoria dei personaggi "luminosi" è sempre definitiva e la morte di quelli “oscuri” senza appello. Nelle leggende riguardanti il duello eterno dei due re appare spesso una figura femminile che rappresenta la Dea, la quale non combatte, non si schiera e non soccombe ma costituisce un perno immobile tra le due figure, simbolo della Morte in Vita. Infatti, anche se ora la terra è esuberante nella sua fertilità, è pur sempre uno zenith transitorio in cui la Natura presiede alla morte del Re della Quercia e all'insediamento del suo oscuro ma necessario gemello. Litha (dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere ) rappresenta anche il ciclo agricolo incentrato sui cereali. Nelle Isole Britanniche questo ciclo venne narrato nella storia di John Barleycorn (lo spirito dell'orzo) che vive dalla semina fino al momento della sua morte ad opera della falce, ma che poi rinasce dal suo stesso seme, in un ciclo senza fine ma con momenti ben definiti, caratterizzati da celebrazioni rituali. In questo ciclo il Dio muore e discende agli inferi dove la Dea della Terra lo soccorre e lo fa rinascere. Litha non è una festa di carattere esclusivamente maschile: nella celebrazione del Solstizio d'Estate è uso onorare sia il Dio che la Dea. Pare che in questo periodo i culti relativi alla Dea Diana, divinità strettamente legata alla luna, entrassero in grande fermento. Ad essa ed alle altre dee lunari era associata infatti la famosa rugiada che si raccoglieva all'alba del Solstizio d'Estate, liquido dalle grandi proprietà magiche. Tutte queste belle informazioni le ho trovate nel sito Il cerchio della Luna. Quello che vedete ovviamente è l'altare che ho allestito ieri sera. Purtroppo non sono riuscita a mettere i fiori che volevo perchè i miei fiorai di fiducia sono entrambi in ferie. Cosa volete farci?  Comunque è stata una bella serata piena di allegria e soprattutto fantasia. Se il sito da cui ho preso le informazioni parla anche di S. Giovanni è perchè anticamente i festeggiamenti del Solstizio duravano dal 21 al 24 giugno compreso...


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lunedì, 08 maggio 2006 alle 08:24

Finalmente riesco a farvi vedere il mio altare per Beltane. Il problema con la macchina fotografica me l'ha risolto Davide: era un problema di driver. Peccato che questa foto sia arrivata in mano anche a lui e adesso chi lo ferma più?? Penso che forse per amore verso di me starà zitto. Lo so che siete li in agguato: ma se volevi tenere segreta la tua attività di strega al tuo ragazzo perchè non hai scaricato la macchina fotografica prima di prestarla a lui? Ve l'ho detto, non ci sono riuscita. Ho recuperato un briciolo di creatività e sono qui di passaggio più veloce della luce. Ho da scrivere la discussione della settimana per il gruppo di Morgana su yahoo e, nello stesso tempo, ho anche da mettere la buona notizia della settimana. Ma come., vi direte voi, una depressa cronica che cura la rubrica delle buone notizie? Eh la vita è strana molto strana.  Ho ripreso in mano la storia di Krishel devo dire che la cosa che mi sconforta di più e che sono proprio agli inizi. Invece la cosa che mi conforta è che sono meno una pessima narratrice di quanto pensassi, ma questa non è una novità. Non sono obiettiva verso me stessa, mi immagino peggio di quella che sono. O nel frattempo sono diventata più consapevole nel delineare i personaggi, più brava, oppure ho sempre sbagliato la mia opinione. Chissà che non sentirete parlare di me come del nuovo caso Rowling (ma quanto è bello sognare...). Oggi è anche la Festa della mamma. Tradizionalmente questa festa avveniva l'otto di maggio ma poi, dato che non cade sempre di domenica, convenzionalmente si è deciso di scegliere la prima domenica dopo l'otto. La festa della mamma ha origini antichissime, poiché già gli antichi Greci dedicavano alle loro genitrici un giorno dell'anno, festeggiando la dea Rea, madre degli dei. Feste in onore della nascita e della maternità venivano celebrate anche tra gli antichi Romani, che salutavano l'arrivo di maggio e della primavera con un'intera settimana di festività, dedicate alle rose e alle donne. Come i romani, anche gli antichi Umbri, a maggio, ricordavano la dea dei fiori e regalavano rose alle loro amate. Una 'festa della mamma', veniva celebrata anche nell'Inghilterra del 1600. Nel XVII secolo infatti, in Gran Bretagna, la quarta domenica della Quaresima, veniva celebrato il 'Mothering Sunday', il giorno in cui chi lavorava lontano da casa poteva tornare dai genitori e onorare la propria madre, offrendole il dolce 'Mothering cake'.Questa festa pagana, con il diffondersi del cristianesimo, venne acquisita dalla Chiesa, divenendo il giorno in cui si celebrava la 'Madre della Chiesa: forza spirituale della vita e protezione dal male', ma anche la propria madre terrena. Ma la 'madre' dell'evento che oggi viene festeggiato in quasi tutto il mondo, fu una donna americana. La festa della mamma, festeggiata la seconda domenica di maggio ha infatti origine negli Stati Uniti. Inizialmente proposta dalla signora Julia Ward Howe, nel 1872, come giorno dedicato alla pace, divenne una festa nazionale nel 1914, grazie alle petizioni di Ana Jarvis di Philadelphia. Ana Jarvis, infatti, nel 1907, desiderosa di ricordare l'anniversario della morte di sua madre, persuase la sua parrocchia a Grafton, nel West Virginia, a celebrare l'evento la seconda domenica di maggio. L'anno successivo tutta Philadelphia festeggiò la festa della mamma. I sostenitori della Jarvis iniziarono quindi a scrivere a ministri e uomini d'affari per proporre la festa come giorno nazionale, e già dal 1911 l'usanza si era diffusa in quasi tutti gli Stati americani. Sul finire del 1914, il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson ufficializzò la festa come festività nazionale, da tenersi ogni anno nella seconda domenica di maggio. Oggi le mamme di quasi tutto il mondo ricevono piccoli pensieri e fiori dai loro figli, a testimonianza dell'affetto e della riconoscenza di questi. Anche se non tutti paesi festeggiano la seconda domenica di maggio, l'usanza di regalare rose rosa alle mamme e di portare rose bianche sulle tombe delle mamme morte è quasi mondialmente diffusa. La festa della mamma è una delle feste "laiche" più apprezzate in tutto il mondo. Ma, in questo lieto giorno, in cui le mamme sono circondate di amore, affetto e piccole attenzioni si dovrebbe anche riflettere sulla figura ed il ruolo della "mamma" nella nostra società.


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