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lunedì, 19 febbraio 2007 alle 09:30 ![]() E' lunedì, gli argomenti scarseggiano, il mio cervello non si sveglia neanche con le cannonate e quindi vi passo a raccontare di un'iniziativa di cui ho sentito parlare alla radio e che mi sembra carino segnalarvi. A dir la verità vi sto preparando un post riflessione ma se non mi procuro le immagini giuste non posso farlo. Quindi rimando a domani forse. Oggi 19 febbraio è stata istituita la giornata mondiale della lentezza. Avanti si, ma piano. Dopo lo «slow food», anzi forse prima, c'è la «slow life». La reazione al logorio della vita moderna si gioca anche sul piano della velocità. Aumentano le schiere di quelli che non sono più disposti ad andare di corsa. "E vinse la tartaruga", un libro del giornalista canadese Carl Honoré, è solo l'ultima spinta a procedere nella vita senza furia. Cresce in molti paesi del mondo, in particolare in quelli dove più si ha successo e più si lavora e si corre. Anche nel nostro paese, come è scritto nel comunicato dell'associazione "L'arte del vivere con lentezza", con «passo lento ma deciso, aumentano le adesioni alla Giornata Mondiale della Lentezza del prossimo 19 febbraio, dedicata a quanti hanno la prepotente sensazione che il mondo giri troppo in fretta per rimanervi in equilibrio. Un equilibrio che diventa sempre più precario per chi vive e lavora nelle nostre città, assecondando tempi tiranni con sforzi disumani», dichiara Bruno Contigiani, presidente dell’Associazione "L’Arte del Vivere con Lentezza". «Non è necessario fermare il mondo e cercare di scendere: rallentare e riappropriarci del nostro tempo è possibile partendo da gesti anche piccolissimi del quotidiano». Tutti possono partecipare alla Giornata mondiale della Lentezza, anche con piccoli gesti appunto, come prendere un tram invece dell’auto, un primo passo per rallentare e vivere meglio. «Perché il tempo - spiega l'associazione - non è solo denaro, il tempo è vita, e rallentare si può: iniziamo insieme il prossimo 19 febbraio, ribattezzato giorno di san Va-Lentino!». A Milano in Corso Vittorio Emanuele, alle h.11,30 e poi per tutto il pomeriggio, scatteranno i "Passovelox" per calcolare la frenesia dei milanesi che saranno simbolicamente multati e invitati a rallentare un po’ per abbracciare un minuto di calma. I "citywalkers" inviteranno i milanesi, ma non solo, a percorrere a piedi la città inventando itinerari che partono da presupposti e punti di vista diversi da quelli tradizionalmente turistici. In serata al Teatro Zazie, alle h.21,00 la compagnia teatrale Scimmie Nude organizza letture lente tratte da “La Strategia dell’Orso” di Lothar Seiwert, accompagnate da musica dal vivo. E ancora un gruppo di studenti dell'Università degli Studi Milano-Bicocca lavorerà sul tema della lentezza. A Casciana Terme (Pisa) i piccoli asinelli Gioconda, Gaia, Libero e Allegra, saranno gli inusuali compagni di viaggio per una camminata lenta con meta il bellissimo borgo medioevale di Lari, che dista circa 10 km. A Roma hanno risposto all' appello i “Cercatori di nuvole”, coloro che amano avere lo sguardo rivolto verso l’altro per catturare con la macchina fotografica uno scorcio della città spesso ignorato per la fretta: il meraviglioso cielo capitolino. A Napoli un gruppo di signore farà il caffé alla “maniera delle nonne”, con la mitica caffettiera napoletana che chiede un po’ di pazienza per poter gustare il nettare scuro e fumante nella tazzina; un manager bolognese si è impegnato a contare da uno a dieci e da dieci a uno prima di entrare in casa a fine giornata; a Bari, un gruppo di avvocati entrerà in Tribunale salutando le guardie alla porta e gli uscieri.
Al momento non so dirvi se Genova in qualche modo ha aderito alla giornata. Se qualche genovese sta leggendo e mi sa dire qualcosa me lo faccia sapere nei commenti, grazie. commenti (2); commenti (2); Permalink; categorie: news, folklore
martedì, 31 ottobre 2006 alle 11:01 ![]() La zucca illuminata: chi è Jack O'Lantern?
Il simbolo di Halloween per eccellenza è una zucca in cui viene intagliato un grottesco volto illuminato da una candela posta al suo interno. Tale oggetto è ereditato dal folklore irlandese e trae origine dalla leggenda di un “Ne'er-do-well” (“non ne combino una giusta”) chiamato Stingy Jack, un fannullone e scommettitore dal brutto caratteraccio, assai dedito all'alcool. Una sera di Halloween, dopo l'ennesima sbronza, gli apparve il Demonio intenzionato ad impossessarsi della sua anima da peccatore. Jack chiese al Diavolo che gli venisse concesso di bere un ultimo bicchierino. Ottenuto il permesso, si lamentò del fatto che non aveva nemmeno un soldo per pagare la consumazione, così pregò il Demonio di trasformarsi in una moneta da 6 pence. Avvenuta la mutazione, Jack afferrò la moneta e la mise nel suo portafoglio, avente la caratteristica di una croce ricamata sopra. Imprigionato irrimediabilmente, per riottenere la libertà, il Diavolo accettò il patto proposto da Jack, che consisteva nel posticipare di un anno la sua morte. La vigilia di Ognissanti seguente, il Diavolo si ripresentò per ottenere l'anima dell'uomo. Questa volta Jack gli propose una scommessa: non sarebbe più riuscito a scendere da un albero. Il Diavolo sorrise ed accettò, salendo su un albero lì vicino. Fu allora che Jack incise sulla corteccia una croce, che impediva al Diavolo di saltare giù. Con la vittoria in pugno, Jack propose al Diavolo un patto: egli avrebbe cancellato la croce, se lui si fosse impegnato a non tentarlo più. Dopo circa un anno, Jack morì. Al suo bussare alle porte del Paradiso venne risposto che non sarebbe potuto entrare perché aveva condotto una vita dissoluta piena di peccati. Giunto all'Inferno, anche il Diavolo gli negò il permesso di entrare, perché ancora offeso per come era stato raggirato dall'uomo. Tuttavia, il Diavolo donò a Jack un tizzone che gli illuminasse la strada nel limbo oscuro. Jack si ingegnò per far durare più a lungo quella luce e la ripose in una rapa svuotata, ricavandone così una lanterna. Da allora, nelle notti della vigilia di Ognissanti è possibile scorgere la fiammella di Jack, che vaga alla ricerca della sua strada. Da allora Jack fu soprannominato Jack O'Lantern (ma anche Hob O'Lantern, Fox Fire, Corpse Candle, Will O' The Wisp). Si sarà notato che nella leggenda si parla di una rapa e non di una zucca. La spiegazione a ciò sta nel fatto che gli irlandesi sbarcati in America non ebbero più a disposizione il loro tubero e ricorsero, quindi, alle grosse zucche gialle, facilmente reperibili nella nuova terra e ben più grandi. Informazioni trovate nel sito Irlandando. commenti (2); commenti (2); Permalink; categorie: folklore
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