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Ancora libri mercoledì, 07 maggio 2008 alle 10:37 ![]() Stavolta non cerco un consiglio per letture. A proposito a tutti quelli che mi hanno risposto ieri: grazie. Mi sono annotata i titoli e domani andrò a cercare. Stavolta ho bisogno di un consiglio di ordine pratico: ho un mucchio di libri romantici a casa. Un ricordo di mia madre appassionata di questo tipo di libri. Ho provato a informarmi nelle biblioteche ma purtroppo niente. Circa una trentina di essi li ho portati ad un mercatino dell'usato vicino a casa. Vorrei disfarmene senza essere costretta a buttarli via perchè per me è un crimine e quindi chiedo consigli ai miei lettori. Sto anche cercando di mettermi in contatto con una persona di un centro di assistenza per anziani che abita a casa mia per vedere se magari hano una biblioteca loro e se magari ne hanno bisogno. Chissà. Voi al posto mio cosa fareste? Accetto qualsiasi consiglio, grazie.
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Consigli per una lettura martedì, 06 maggio 2008 alle 11:51 ![]() E sono qui di nuovo a chiedere consigli per delle letture. Ho bisogno di libri leggeri, non tristi, che non fanno partire i miei criceti. Ho troppi pensieri per la testa in questo periodo e non sono buoni, ma questo lo sapete già. Non mi consigliate i libri dei comici per favore. Qualcosa di carino, leggero, spensierato. I consigli mi servirebbero entro giovedì questo. Visto che devo consegnare i libri in biblioteca e quindi andrò a cercare qualcosa da leggere. Per sapere il genere di libri che mi piacciono fatevi un giro nella tag libri oppure andate alla mia libreria di anobii. Insomma scatenatevi nei commenti.
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Siamo nei guai domenica, 04 maggio 2008 alle 15:20 ![]() No, non vi spaventate, non è successo nulla. In realtà il titolo che ho messo è del libro che ho finito di leggere stamattina. Si chiama "Siamo nei guai" ed è di Christopher Coake. E' il suo primo libro e ho saputo che sta lavorando su una nuova opera ambientata nell'800. Sarò curiosa di leggere per vedere se lo stile è rimasto tale nel tempo. In realtà questo libro è una raccolta di racconti in cui fa da comune denominatore la morte o, semplicemente, la caducità dell'essere umano. I personaggi sono così vivi, così realistici. Puoi immergerti nella loro realtà, capire le loro riflessioni e le loro conclusioni. Il tutto è descritto con una sobrietà stilistica davvero impareggiabile, notevole in un esordiente. E questo scrittore ha un mentore di eccezione anche se a dir la verità è stato proprio il titolo ad attirarmi verso il libro. Chi è il suo mentore? Lo conoscete, ne ho parlato due giorni fa... A chi chiederà del mio tesoro: Non è guarito del tutto ma sembra stare un pò meglio. Stamattina mi sono alzata presto per dargli le medicine e, guardando da lontano i miei gesti mentre la preparavo, ho riconosciuto l'esperienza di 18 anni vissuti a contatto con mia madre e la sua malattia. E ho capito che quella non si cancella, rimane li sopita pronta a riattivarsi alla bisogna. Mi sono resa conto che io ho vissuto come "normalità" qualcosa che a pensarci bene proprio normale non è, e ce l'ho fatta. Certo ho delle cicatrici dentro. Ma chi non le avrebbe al mio posto?
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Oh si! giovedì, 01 maggio 2008 alle 18:56 ![]() Scusami Spirit se ti sputtano il gioco ma questa notizia non posso tenermela per me. E' uscito il nuovo libro di Nick Hornby!! E non sapete quanto sono contenta. Sentivo davvero la mancanza di quest'autore. Per chi non lo conosce: Dopo aver frequentato la Maidenhead Grammar School, Hornby ha studiato inglese presso il Jesus College di Cambridge. Inizialmente ha lavorato come insegnante, per poi lasciare questo impiego e divenire giornalista freelance e poi romanziere.
La fama di Hornby ha avuto inizio con il libro autobiografico Febbre a 90°, che narra la storia della sua vita come tifoso dell'Arsenal; a questo sono seguiti i romanzi di grande successo Alta fedeltà, Un ragazzo, Come diventare buoni e Non buttiamoci giù. Hornby ha scritto anche dei saggi, in particolare sulla musica pop. Nel 2003 ha pubblicato 31 Canzoni, raccolta di saggi su 31 canzoni e album da lui scelti, da mostri sacri come Bruce Springsteen e Bob Dylan ad artisti del circuito indipendente come Ani DiFranco, da artisti pop da classifica come Nelly Furtado, a canzoni note soltanto a Hornby stesso. Scrive una rubrica di recensioni di libri per la rivista statunitense The Believer, in Italia queste rubriche sono pubblicate dal settimanale Internazionale. Una raccolta di questi articoli è stata poi pubblicata in Una vita da lettore, edito da Guanda nel 2006. (Informazioni tratte da wikipedia). Perchè amo questo scrittore? Semplice: lui sa ritrarre le passioni umane con uno stile davvero impareggiabile. Ha scritto in 31 canzoni l'ode più bella che si potesse scrivere su Dea Musica e penso che questo libro lo debbano leggere tutte le persone che, come me, la amano alla follia. Ma ha saputo anche ritrarre con rara maestria l'ossessione per qualcosa: nel suo caso il suo tifo per l'Arsenal. E potrei continuare all'infinito a parlare di lui. Insomma questa è quella che io chiamo una bella notizia. Spero si sbrighino alla Berio ad acquistare questo libro. Domani vado a fare la segnalazione personalmente. ![]() commenti (2); commenti (2); Permalink; categorie: libri, gioia pura
Il valzer degli addii martedì, 29 aprile 2008 alle 12:06 ![]() Questo libro di Milan Kundera mi è stato consigliato in un momento in cui il mio angelo dei libri era in sciopero. La trama? "In una cittadina termale dal fascino démodé, otto personaggi si stringono sull'onda di un valzer sempre più vorticoso: una graziosa infermiera; un ginecologo dai molti talenti; un ricco americano (insieme santo e dongiovanni); un trombettista famoso; un ex prigioniero politico, vittima delle purghe, e prossimo a lasciare il suo paese..."(trama trovata su Liber on web) Ed è proprio un valzer nel vero senso della parola. Gli eventi vengono raccontati con una freddezza unica, non si riesce a partecipare alle emozioni di nessuno dei personaggi. L'amore è un sentimento negativo, un dovere trattata alla stregua, in certi punti di una droga. Non si salva nessuno. E nessuno dei sentimenti si salva. L'amore è visto come malattia, come droga oppure come dovere. Come forza e legame disturbato e disturbante. L'omicidio è accennato e non tocca la coscienza dell'uomo, anzi diventa strumento di liberazione dell'uomo da se stesso in una totale mancanza di compassione e di redenzione. Prima che arrivano gli equivoci: il libro è bello, scritto bene, presenta diversi buoni spunti di riflessione. Però è troppo freddo per me. Devo potermi immedesimare nei personaggi. Magari è un mio limite ma sono fatta così.
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La neve se ne frega martedì, 15 aprile 2008 alle 11:34 ![]() Mentre tornavo dal concerto ho avuto modo di finire questo libro. Solitamente sono scettica sui cantanti che si mettono a scrivere, perchè penso che il salto tra scrivere testi per una canzone e narrazione vera e propria non sia così facile e immediato. Bisogna saperlo fare. E in questo caso Ligabue ci sa fare, ci sa fare davvero. In questo libro ci propone una società in cui il mondo è pulito, le risorse vengono rispettate, tutti i bisogni umani soddisfatti. Esiste un piano denominato Vidor che garantisce il benessere psicofisico delle persone. DiFo e Natura, i protagonisti di questo libro, sono felici secondo programma. Lavorano, fanno l'amore, frequentano amici, si lasciano intrattenere dalle forme di spettacolo consentite. Spendono insomma il tempo che è stato dato loro in sorte, con appassionata diligenza. Ma quel tempo, apparentemente così simile al nostro, è segnato da una profonda alterazione socio-biologica che ha a che fare con il mistero del nascere, del venire al mondo. DiFo e Natura sono destinati a imbattersi in questo mistero e ad aprire una fatale contraddizione nel paradiso del Piano Vidor. Fondamentalmente si tratta di una splendida storia d'amore e, a parte l'ambientazione stile fantascienza (ricorda un pò 1984 di Orwell) è realistica. Ha tutte le contraddizioni, la fragilità e la forza tipiche dell'amore, in cui si è disposti a mettersi in gioco in tutto e per tutto in nome dell'amato bene. Ligabue in questo libro usa uno stile lieve, dolce, poetico mai troppo melenso.
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La figlia perfetta sabato, 29 marzo 2008 alle 14:26 ![]() "Baltimora, 15 agosto 1997. Brad e Bitsy Donaldson, una coppia molto americana, e Sami e Ziba Yazdan, marito e moglie iraniano- americani, si trovano all’aeroporto. Il momento è carico di emozioni e di aspettative, perché le due coppie, con i parenti al seguito, stanno aspettando il volo dalla Corea per prendere in consegna le loro bambine appena adottate. Contro ogni previsione, tra due famiglie piuttosto diverse nasce una lunga amicizia. Il 15 agosto, anniversario del giorno dell’arrivo, i politicamente corretti Donaldson organizzano una festa; all’inizio sembra un pretesto per favorire l’integrazione delle figlie, ma presto diventa evidente che le bambine non sono le sole ad avere bisogno di sentirsi a casa. La festa viene riproposta anno dopo anno, sempre più elaborata, completa di dolce decorato a stelle e strisce, sontuosi piatti iraniani, canzoni e proiezione di filmini. Con le sue perplessità e la sua cauta moderazione, anche Maryam, l’altera nonna iraniana Yazdan, vi partecipa. E quando un coetaneo del clan Donaldson la corteggia, lei vede minacciati tutti i suoi valori, le sue tradizioni, la sua indipendenza..."(da liber on web). Questo libro l'ho finito stamattina mentre prendevo il caffè. Molto spesso capita di affezionarmi a dei personaggi che incontro neli libri che leggo. Questa volta mi sono affezionata a Maryam. Dagli altri viene vista come una persona altera, burbera, rigida nei modi di fare e di concepire la vita e le tradizioni. In realtà invece è una donna talmente spaventata che si aggrappa a quei pochi aspetti della sua vita che le assicurano una solida base, le danno certezze. E paradossalmente viene compresa di più non da coloro che condividono con lei l'origine ma dalla famiglia americana, da quella diversa, per tradizioni e cultura, da Maryam. E' una storia tipicamente femminile, un confronto continuo tra diversi tipi di femminilità. E il finale, che non vi rivelo per non rovinare il piacere della lettura, mi ha a dir poco toccato e comosso. "Anne Tyler non è soltanto brava, è straordinariamente brava!" John Updike. John non sai quanto sono d'accordo con te...
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Equivoci martedì, 18 marzo 2008 alle 13:05 ![]() A volte penso che gli autori buttino li a caso i titoli per i loro romanzi. Lo affermo maggiormente per questo "L'amore non guasta" di Jonathan Coe. Vi ricordate? I miei esordi con questo autore non sono stati felicissimi ma sono stata contenta di avergli dato una seconda possibilità. Il protagonista di questo libro si chiama Robin. Si è laureato a Cambridge ma, da più di quattro anni, sta preparando il dottorato a Coventry. Un clima di catastrofe planetaria imminente riverbera nella vita privata di Robin, nel male oscuro che lo abita e che lui abita: allude a quella tesi di cui nessuno ha mai visto un rigo e ulcera il ricordo di un amore lontano e mai dichiarato che lo tortura come il primo giorno. «Mi sento così stanco. Mi sa che sono in debito di sonno. Che devo riposarmi un po’. E mi sa anche che ho bisogno di parlare. Di vedere persone. Di levarmi da qui. Ho bisogno di stare solo. Sono spaventato. Non so quello che faccio. Non so quello che ho fatto nei giorni scorsi. Non so dove sono stato.» Questo è quello che lui dice ad un amico che gli fa visita ed è il ritratto puro della depressione. L'intero romanzo si divide tra la narrazione lineare degli eventi e i quattro racconti che Robin ha scritto in un taccuino che porta sempre con sé. C'è una commedia degli equivoci che viene portata per tutto il libro. La divergenza dei punti di vista di due persone differenti, lo stesso Robin e il suo amico Ted, sui ricordi; divergenza di visione che porta Robin ad essere indagato per un evento e non si capisce se sia avvenuto davvero, come, dove sia davvero la verità. Equivoci, differenti punti di vista, e la solita freddezza emotiva, qui necessaria a descrivere un profondo disagio interiore del protagonista, che contraddistingue l'opera di Coe. Ogni tanto sono contenta di cambiare idea soprattutto se si tratta di letture...
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Fever giovedì, 06 marzo 2008 alle 11:44 ![]() Non farò la solita recensione perchè è inutile. Ci sono libri per cui raccontare la trama non basta. E' il caso di Febbre a 90 di Nick Hornby che sto leggendo. Era l'unico che mancava all'appello dei suoi, l'unico che ancora non avevo letto. Me ne ero tenuta lontana per l'argomento: il calcio. Un argomento che mi è familiare ma di cui poi non sono tantissimo appassionata. Dico spesso che sono una tifosa all'acqua di rose, ed è così. E' la storia di Hornby come tifoso, della sua adolescenza passata allo stadio. La storia di una passione viva e pulsante, di un'ossessione. Con i suoi pro e i suoi contro. C'è un passaggio del libro che mi ha colpito particolarmente: «(cut)Odiamo essere trattati con condiscendenza (ci sono persone che mi conoscono solo come un monomaniaco, che mi chiedono lentamente e con pazienza, sillabandomi le parole, dei risultati dell'Arsenal, prima di voltarsi verso qualcun altro per parlare della vita - come se l'essere tifoso di calcio precludesse la possibilità di avere una famiglia o un lavoro o un'opinione sulla medicina alternativa), ma la follia rende quasi inevitabile la condiscendenza.» Non accade solo con il calcio. Accade con tutte le passioni brucianti. Lo stesso atteggiamento condiscendente l'ho vissuto anche io sulla mia pelle a proposito della musica. Molto spesso mi si diceva che avrei dovuto occuparmi delle cose contano davvero. Come se la musica non fosse abbastanza importante, senza capire che per me lo era davvero. E lo è ancora. E' quello che mi rende meno faticoso alzarmi la mattina, andare a svolgere un lavoro che mi sta sempre più stretto, avere a che fare con gente che nemmeno ci prova a capirmi, ciò che mi aiuta a dare una parvenza di senso e di coerenza a qualcosa che non l'ha mai avuto. E chissà se davvero ce l'ha. Ma potrei spendere tutte le parole del mondo e comunque non riuscirei a esser compresa lo stesso. "Ho quel che mi merito, suppongo".(N.H.)
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Home giovedì, 28 febbraio 2008 alle 12:39 ![]() Sono stata in giro per tutta la mattinata a fare consegne e a pagare cose per l'ufficio. Ho fatto colazione alle dieci e mezza del mattina di corsa in un bar perchè ho avuto quello che si dice una violenta crisi di cali di zucchero. Vi lascio intuire da voi il perchè. Ho finito il libro che stavo leggendo e adesso ne sto leggendo un'altro. Ho soggezione a parlarne per diversi motivi. Il libro di chiama "In campagna non fa freddo" di Mitì Vigliero Lami ed è il primo libro che leggo di cui conosco l'autore. Ho conosciuto questa grande donna anni fa tramite splinder, lei ha il nick Placida Signora. Mi ha colpito di lei il suo modo di scrivere, a metà tra il serio e il faceto, sempre interessante, mai banale. Per questo ho un pò di soggezione: è come se dovessi fare la recensione di una creatura fatta da un'amica. Ci proverò lo stesso. La trama di questo libro è presto detta: si tratta di una storia familiare raccontata con umorismo. "Tutto cominciò per colpa di una fusione. Non sto parlando di maneggi nucleari, bensì di manovre d'alta finanza... Un bel giorno la grande Società stimatissima e quotatissima in borsa per cui mio marito lavorava da anni con entusiasmo e soddisfazione, decise di fondersi, ossia inglobare altre due affini, più piccole, ma stimate e quotate pure loro. E fu propria da lì che iniziarono i nostri problemi." E' allora che l'autrice, insieme alla famiglia, decide di trasferirsi in una vecchia casa a cavallo tra Liguria e Piemonte: via dalla metropoli per immergersi in una dimensione di paese. Rocambolesche avventure tra guerre dei cavoli e liti con gli architetti, vendette degli avi, segreti e un'immenso tesoro: il calore umano. Questo libro ha tutti i requisiti per farmelo amare all'istante: storia di vita vissuta, tradizioni popolari, il rapporto tra Madre Natura e uomo, frasi in dialetto e un capitolo dedicato alla devozione verso il Dio Gatto, con pregiudizi e sacrosante verità. Placida mi hai pure commossa con il finale di questo libro, sappilo. Grazie mille tesora per il viaggio che mi hai regalato.
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