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Foto di gruppo con chitarrista. giovedì, 19 novembre 2009 alle 16:57 ![]() "Il nastro partì e il volume lasciò Sonny di stucco. Era la prima volta che metteva piede in uno studio di registrazione e in quel momento si rese conto che non aveva mai nemmeno immaginato si potesse ascoltare musica con quel suono e a quel livello. Era potente e morbida allo stesso tempo, gli strumenti riempivano lo spazio intorno e una voce femminile dal timbro nasale e seducente, che Sonny non riuscì a riconoscere, galleggiava sinuosa e appassionata sopra a tutto e a tutti, avvolta da un leggerissimo velo di riverbero" E così inizia un romanzo che descrive la passione per la musica dall'altra parte del vetro ossia dalla parte di chi la musica la crea e la suona. Il protagonista di questo libro di Mauro Pagani è Sonny un chitarrista da sempre innamorato della musica che viaggia per il mondo ovunque ci sia una band in cui suonare. E i sogni passano, la realtà cambia, gli ideali svaniscono con il tempo. Ma una cosa rimane immutata: l'amore per la musica. Che va oltre tutto persino oltre la morte. Mi hanno commosso particolarmente le parole spese per quel grandissimo che era Demetrio Stratos e il personalissimo modo che ha trovato Pagani per dirgli arrivederci. E' esattamente il tipo di libro che adoro: una biografia espansa in cui la passione per la musica la fa da padrona. commenti ; commenti ; Permalink; categorie: libri
Ragazza in giardino sabato, 14 novembre 2009 alle 19:37 ![]() Come al solito versioni decenti della copertina in italiano non ce ne sono e posto quella dell'originale. Ho avuto un po' di problemi a recensire questo libro. Avete presente quando leggete qualcosa, non pensate che sia brutto, ma c'è qualcosa che non vi torna e non capite cos'è. Ecco questo mi è successo con "Ragazza in giardino" di Anne Tyler. Pamela Emerson è rimasta vedova da poco e vive da sola, a Baltimora, in una grande casa piena di orologi, di cui il marito era un appassionato collezionista. Ha appena licenziato il giardiniere che lavorava per lei da più di venticinque anni e, mentre sta cercando di spostare dei vecchi mobili da giardino, si offre di aiutarla una ragazza che passa di lì per caso, Elizabeth Abbott. La giovane sta cercando un lavoretto estivo, e la signora Emerson le offre un posto da tuttofare, in quella sua enorme casa bisognosa di mille piccoli interventi. L’arrivo di Elizabeth nella famiglia Emerson, composta da sette figli adulti che raramente fanno visita all’anziana madre, fa scattare una molla nascosta: la ragazza si trova fatalmente legata a questo bizzarro gruppo di persone, che ben presto sembrano non poter più fare a meno di lei. Passano gli anni, cambiano gli scenari, ma sarà sempre la ragazza, pur nel suo improbabile disordine e nella coriacea gelosia della propria indipendenza, ad assumersi il faticoso compito di tenere vivo il senso della comune appartenenza. (tratto da Liber on web) Dicevo qualcosa non torna. La famiglia Emerson è una famiglia che si fa un vanto di essere strana. Uno depresso, uno in clinica, matrimoni falliti, una vedova che non si riesce a rassegnare che le cose sono cambiate, i bambini cresciuti e che loro si sono allontanati dalla famiglia. In questo quadro si incastona Elisabeth che vive al di fuori i problemi della famiglia, che non chiede nulla. Ragazza che si vive per caso, che non da importanza all'apparenza. E' una ragazza alla ricerca di un senso anche se questo la Tyler non ce l'ho racconta. A pensarci bene mi ricorda qualcuno di mia conoscenza. Alla fine Elisabeth viene travolta da questa famiglia e un evento tragico le fa decidere di tornare dalla sua vera famiglia di origine. Però ancora una volta sente che non è quello il suo posto nel mondo, lo trova per caso, accettando di diventare il nuovo perno su cui ruoterà tutta la famiglia Emerson. Non so cosa dirvi su questo libro, mi ha lasciato dentro la sensazione di qualcosa di incompiuto ma non saprei dirvi cosa. O forse semplicemente non è il libro giusto per la me adesso. commenti (1); commenti (1); Permalink; categorie: libri
I racconti di San Francisco martedì, 03 novembre 2009 alle 17:18 ![]() «San Francisco, 1976: Mary Ann Singleton si trasferisce in città, decisa a mettere fine alla routine di una vita di provincia scandita dalle attenzioni di genitori troppo ansiosi. Nella metropoli in cui tutto sembra possibile, il nuovo paradiso dei gay e dei single d'America, la ragazza si trova improvvisamente circondata dai bizzarri personaggi che popolano il numero 28 di Barbary Lane, il condominio gestito dalla signora Madrigal - perfetta padrona di casa nonché coltivatrice di marijuana in giardino - e abitato da inquilini euforici e travolgenti. Grazie a loro Mary Ann viene a contatto con la realtà più divertente, irresistibile e provocatoria della città in cui tutto è permesso e in cui l'unico imperativo è scandalizzare. Qui, tra crisi esistenziali, inevitabili problemi di cuore, droghe più o meno leggere e un'inedita libertà sessuale, uomini e donne - omosessuali ed eterosessuali - con uno stile di vita nuovo e un nuovo modo di affrontare le follie della vita urbana danno origine a un'inarrestabile girandola di situazioni, superando le barriere sociali e sessuali di un'intera epoca - quegli anni Settanta post-hippie e pre-Aids, liberi e anticonformisti, che sono diventati un mito e un punto di riferimento per le generazioni successive e conducendo il lettore attraverso l'avvicendarsi di ansie, illusioni e speranze, senza mai perdere la capacità di far ridere e far piangere. E, soprattutto, di raccontare qualcosa che riguarda ognuno di noi. Nati nel 1976 sulle pagine di un quotidiano americano, I racconti di San Francisco hanno saputo mantenere vivo per anni l'interesse dei lettori, rappresentando con sapienza e ironia la realtà trasgressiva di una città e di un mondo, e divenendo in breve tempo un libro di culto e un classico della narrativa contemporanea.» Dal sito della rizzoli. Ci sono dei libri che sono speciali e ti rimarranno per anni dentro. E' il caso di questo libro. A essere onesta non è la prima volta che la copertina colorata dei libri di quest'autore mi attiravano, c'era qualcosa che mi chiamava ma prima non avevo risposto alla chiamata. Non era il momento giusto. Ora mi rammarico di non averlo letto prima e sono sicura che andrò a cercare gli altri libri che questa magnifica penna ha creato. Perchè i personaggi di cui ha parlato sono reali e li potete incontrare ovunque come giustamente lui stesso fa notare in questa bellissima postfazione che mi ha commosso nel profondo. Sono personaggi pieni di vita, di umanità, con le proprie gioie i propri dolori, le paure, le speranze e il loro bisogno di essere amati e di amare per quello che sono. Niente di più e niente di meno. «Il mio libro è diventato un mezzo per scoprire spiriti affini, dare forma ai propri sentimenti e riconoscere il valore delle proprie tradizioni. So di non essere l'unico scrittore che si è sentito dire cose del genere, ma nulla, nella mia esperienza, mi aveva preparato alla soddisfazione di avere instaurato un legame così intimo con i miei lettori.» Armistead Maupin lo so che non capiterai mai da queste parti, e anche se ci capitassi non capiresti la mia lingua, ma sappi che il tuo è un dono prezioso e prego la Dea che lo preservi esattamente così com'è. Fatevi un favore grosso, leggete I racconti di San Francisco di Armistead Maupin. Lo adorerete, ne sono sicura. commenti (2); commenti (2); Permalink; categorie: libri
White Apples giovedì, 15 ottobre 2009 alle 16:49 ![]() La mia ultima creazione come prova libera di un tutorial che ho trovato su Nuvola Bianca Grafica. E' partito tutto dalla donna. Mi capita di rado, e nei materiali grafici ancora più di rado, di imbattermi in un'immagine di nudo di donna così raffinato. Per questo non appena l'ho vista ho capito che dovevo farci qualcosa. Mi ci ero innamorata. Ha un'espressione così dolce. Sono cresciuta molto anche in questo. Tempo fa mi sarei fatta delle paranoie incredibili per postare un'immagine del genere, ora non solo la pubblico ma la creo direttamente io. Ho messo le mani sopra uno dei tanti libri di Jonathan Carroll che mi mancano e, come al solito, è uno spettacolo. Questo scrittore ha un profondo amore per la vita e non manca mai di raccontarcelo attraverso i suoi personaggi. Poi si sa, o almeno chi ha letto quest'autore sa benissimo che è anche un folle visionario. Mi paice la sua concezione dell'universo. Per lui si tratta di un mosaico, un mosaico in cui tutti i tasselli sono fondamentali. E la nostra vita, la nostra esistenza è parte integrante di quel mosaico. Ogni pezzo, ogni evento vissuto, dolore e gioia compresa, tutto quanto è importante non solo perchè siamo noi a viverlo ma per l'economia dell'intero creato. Una concezione davvero molto bella. Fatevi un favore leggete Mele Bianche di Jonathan Carroll. Mi ringrazierete. commenti (3); commenti (3); Permalink; categorie: immagini, libri
La bussola di Noè sabato, 03 ottobre 2009 alle 15:59 ![]() «A sessant'anni Liam Pennywell – un uomo «in tono minore» con due matrimoni falliti alle spalle, tre figlie, e un unico amico – è costretto a lasciare il suo lavoro da insegnante. Di fronte alla necessità di reinventarsi una vita, decide di iniziare dalla casa e trasloca da una palazzina in centro a un triste appartamento di periferia. Dopo la prima notte, però, aggredito da un ladro, si risveglia in un letto d'ospedale. Ossessionato dalla propria incapacità di ricostruire gli eventi e il volto dell'intruso, nello studio di un neurologo incontra Eunice, una donna ingenua e spontanea, non particolarmente femminile ma dolce e paziente, molto più giovane di lui, che lo colpisce per il suo ruolo di «ricordatrice di professione »: fa da assistente a un anziano signore fungendo per lui da «memoria esterna ». Attratto da quella donna e dal suo mistero, Liam comincia a frequentarla e scopre con incredulità che le giornate che aveva immaginato di dedicare a letture solitarie, sprofondato nella sua sedia a dondolo, possono riempirsi di sentimenti dimenticati, e della presenza a volte ingombrante di una famiglia chiassosa, con diciottenni iperattivi e un nipotino curioso di vedere il mondo con occhi diversi da quelli dei suoi genitori bigotti.» Trama da Liberonweb. Anne Tyler l'ho scoperta grazie a Nick Hornby e devo dire che è sempre una sicurezza. Una sicurezza per come descrive i sentimenti. E in questo libro non è da meno. Descrive un personaggio assolutamente comune con i suoi pregi e i suoi difetti. Un uomo che in materia di relazioni interpersonali ha sicuramente tutto da imparare. E alla fine la vera chiave del libro. Dice "probabilmente io ti chiederei ma mi sono divertito?" Liam è un persionaggio assolutamente in balia degli eventi, che ha commesso degli errori senza esserne perfettamente consapevole. Le ferite, le mancanze nei confronti delle sue donne passate non sono per niente consapevoli. Si è lasciato vivere e continuerà sempre così. Alla fine accettare i propri limiti potrebbe essere una delle tante chiavi verso la felicità. Leggetelo. commenti (4); commenti (4); Permalink; categorie: libri
Trilogia della città di K venerdì, 02 ottobre 2009 alle 11:49 ![]() Si ringrazia Photoggletoffee per la splendida immagine. Prima che vi parli di uno dei due libri che ho finito di recente, l'altro me lo riservo per domani, vi racconto una cosa che mi è capitata in questi giorni. Dovete sapere che il prossimo novembre i Depeche Mode tornano in Italia per un'altra serie di concerti, e io ovviamente non mi perdo l'occasione di rivederli. Avevo anche preso un biglietto in più per una persona che alla fine ha dovuto rinunciare. Per cui in questi giorni sono stata alla ricerca di qualcuno a cui venderlo, cosa che si è rivelata semplicissima visto che non si trovano biglietti almeno non per la posizione che io avevo scelto. Mi hanno fatto mille ringraziamenti e mille complimenti perchè l'ho rivenduto a prezzo di costo senza guadagnarci nulla. Ecco non mi sembra di aver fatto niente di eccezionale. Odio chi specula sulla passione altrui e mi consola sapere che quel biglietto andrà in mano a chi vive la musica dei Depeche Mode, e i concerti, almeno come me la vivo io. Come dicono i francesi: ça suffit. Ora veniamo al libro in questione. Si tratta della trilogia della città di K di Agota Kristof. Sono arrivata a questo libro perchè se n'è parlato tanto nei forum che frequento ed ero molto curiosa. E' un libro dolente, descrive alla perfezione l'orrore, la miseria dei sentimenti prima che dei mezzi di sussistenza, che porta la guerra. L'autrice non dice mai di quale guerra si tratta e non localizza mai in modo preciso dove gli eventi si svolgono. Lascia al lettore il compito di intraleggere queste coordinate perchè in definitiva non è quello che conta. Tutto inizia con la storia di due gemelli affidati dalla loro madre ad una nonna che non hanno mai visto fino a quel momento. Questa donna anziana non ha stima della figlia nè dei nipoti che apostrofa con epiteti del tipo "figli di cagna". I due gemelli sono costretti ad imparare subito l'arte dell'arrangiarsi e riescono a vivere dei pochi mezzi a disposizione e a una presenza di spirito forti del loro legame gemellare. La guerra li porta a dividersi, li porta a vivere una vita diversa, distaccata e uno di loro vivrà sempre in funzione della ricerca e del ritorno del gemello perduto. Non dico altro per non rovinarvi la lettura. Il ritratto che ne esce fuori è una favola nera, come solo la realtà può esserlo, in cui sono evidenti ferite, cicatrici lasciate dalla follia umana. commenti (3); commenti (3); Permalink; categorie: varie, libri
Everyman venerdì, 18 settembre 2009 alle 12:42 ![]() «Il destino dell'"Everyman" di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall'osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un'agenzia newyorkese, è padre di due figli di primo letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece lo adora. E l'amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l'ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere. »(da ibs) E' un libro molto fisico, incentrato sul corpo umano, sulla sua caducità. La percezione che ho avuto di questo libro è che fosse l'espressione pura delle riflessioni dell'autore sulla vita e sulla morte. Philip Roth ha 74 anni quando scrive questo libro e si sente tutta l'inesorabilità del tempo che passa, degli errori umani fatti, dei rimpianti, del passato che non può più tornare. Ma anche della vita che va avanti, nonostante tutto. Ogni tanto mi soffermo a leggere i commenti dei libri soprattutto in siti come ibs ed è curioso come ognuno veda a modo proprio un'opera a volte elogiandola, a volte stroncandola. Ho letto anche molte recensioni di questo libro ma nessuna mi ha soddisfatto pienamente. C'erano quelle che si soffermavano sul curriculum di Roth, che è impressionante davvero, altri invece che si soffermavano su altri particolari del libro. Non che fossero scritte male o incomprensibili o troppo lunghe. Semplicemente non erano scritte secondo la mia personale chiave di lettura. commenti ; commenti ; Permalink; categorie: libri
Il giorno in più. martedì, 15 settembre 2009 alle 14:44
Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-letto. Giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. È la vita di Giacomo, uno che non si è mai fatto troppe domande, che è andato incontro agli avvenimenti rimanendo sempre in superficie. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora. Per mesi. E così, quelle tre fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata. O meglio, diventano "l'appuntamento". Ma la sconosciuta ha un destino che la porterà lontano, in un'altra città. E Giacomo? Lui per la prima volta nella vita decide di non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all'inseguimento di un sogno. È l'inizio di un gioco, incredibile e coinvolgente, che improvvisamente sarà interrotto, e che porterà i due fino a un punto di non ritorno, per scoprire se vale la pena, nella vita, di giocare fino in fondo. (trama presa da ibs) Non ho capito. Non ho capito se questo libro non mi è piaciuto perchè è brutto o banale o che oppure perchè non sono nel periodo giusto per apprezzare una storia come questa. Mi è sembrato tutto così forzato e così tirato. Fino alla fantasia della tipa nel tram ci poteva pure stare. E' capitato anche a me osservare uomini che percorrevano un tratto di strada con me tutti i giorni sul bus e chiedermi chi è, cosa fa nella vita, che lavoro etc etc... Ma poi il resto mi è sembrato tutto irreale. Una favola per chi davvero vuole credere. Mi chiedo però se invece non fosse il periodo che sto vivendo a farmi vedere quella storia così, forse una me diversa avrebbe apprezzato il libro e la storia, chissà. Perchè alla fine poi il libro si lascia leggere bene, scorre via bene. Però non so c'è qualcosa che non mi ha convinto.
P.S. Questo post verrà scritto e pubblicato su doppia piattaforma ossia Splinder e Blogspot. Sto cercando di decidere cosa fare per continuare quello che ho sempre fatto da quattro anni a questa parte: scrivere. commenti (1); commenti (1); Permalink; categorie: libri, question mark
La via dei Tarocchi domenica, 30 agosto 2009 alle 01:35 ![]() La via dei tarocchi (La Via del Tarot) è un'opera del cileno Alejandro Jodorowsky e di Marianne Costa pubblicata per la prima volta in spagnolo nel 2004. L'opera intende offrire un'interpretazione generale delle 78 carte degli Arcani maggiori e Arcani minori basandosi sull'edizione dei Tarocchi di Marsiglia restaurati da Philippe Camoin e lo stesso Jodorowsky. Il restauro di questo mazzo di carte, si può definire un'opera composita, originale. I due maestri cartai, difatti, hanno analizzato e studiato decine e decine di antichi giochi di Tarocchi, confrontandoli tra loro anche grazie all'ausilio delle moderne tecniche informatiche, dando origine ad un gioco, il gioco di Tarocchi Camoin-Jodorowsky, che ridona l'antico e sepolto splendore di questo meraviglioso strumento. Criticando buona parte dell'interpretazione tradizionale dei Tarocchi, Jodorowsky e Costa tentano di innovare la disciplina divinatoria e l'approccio ai simboli, riuscendo ad attuare una sintesi originale. La via dei tarocchi è suddivisa in varie sezioni, la prima delle quali tratta della struttura e numerologia dei Tarocchi; si passa poi ad esaminare gli Arcani Maggiori singolarmente considerati (simbologia, ipotesi di interpretazione in una lettura e una breve sezione in cui a prendere la parola è la carta stessa); ulteriori capitoli sono dedicati agli Arcani Minori (simili alle carte numerate dei comuni giochi) e una serie di Arcani ritenuti in relazione tra sé a coppie. Infine Jodorowsky e Costa affrontano la metodologia per mettere in pratica una lettura divinatoria dei tarocchi, dai primi passi fino all'uso di dieci e più carte. (wikipedia). Mi sono accostata a questo libro con una sorta di curiosità e reverenza. L'autore è una persona assolutamente poliedrica. Attore, regista, scrittore, poeta... insomma uno che artisticamente non si è fatto mancare proprio nulla. Ero a conoscenza del fatto che lui divinasse le carte in maniera gratuita e mi era pure giunta voce che aveva costruito un suo personale mazzo di tarocchi. Quest'ultima voce era solo leggermente diversa dalla eraltà. Sto leggendo il libro con molta passione e attenzione. Perchè i cosiddetti tarocchi classici non mi hanno mai parlato totalmente. E' un libro interessante mostra in maniera evidente la ricchezza spirituale e onirica di quest'uomo. In un capitolo descrive con cura di particolare un suo sogno e poi ne offre anche la sua personale interpretazione. E per chi ama e cerca di conoscere sempre di più il campo dell'interpretazione onirica questo è una delizia. Consigliato solo se conoscete già la tradizione dei tarocchi precedente e volete aprirvi ad un altro campo interpretativo. commenti (6); commenti (6); Permalink; categorie: libri
Chocolat lunedì, 24 agosto 2009 alle 11:47 ![]() Si ringrazia MattewCooke per la splendida immagine «V'là l'bon vent, v'là l'joli vent, v'là bon vent, ma mie m'appelle..." Non ho intenzione di fare una recensione canonica per un libro che non ha bisogno di questo per essere vissuto nella sua pienezza. Il vento, questo il vero protagonista di Chocolat di Johanne Harris. Il vento forte capace di sradicare gli alberi secolari, il vento che conduce Vianne e sua figlia a viaggiare di paese in paese. Un vento carico di segreti, di vecchie storie udibili solo da chi possiede orecchie e occhi per intendere. Il vento che racconta sapori e aromi che sembravano dimenticati da tempo e invece erano li. Attendevano solo qualcuno capace di riportarli alla luce. Vianne Rocher e sua figlia Anouk arrivano nel paesino Lansquenet il giorno di Carnevale. «Un vento tiepido per febbraio, carico degli odori caldi delle frittelle sfrigolanti, delle salsicce e delle cialde friabili e dolci cotte alla piastra proprio sul bordo della strada, con i coriandoli che scivolano simili a nevischio da colletti e polsini e finiscono sui marciapiedi come inutile antidoto contro l'inverno. C'è un'eccitazione febbrile nella folla disposta lungo la stretta via principale, i colli che si allungano per vedere il carro fasciato di carta crespata, con i suoi nastri svolazzanti e le coccarde di cartoncino. Anouk guarda, gli occhi spalancati, un palloncino giallo in una mano e una trombetta nell'altra, tra un cesto per la spesa e un triste cane marrone.». Qualcosa in sottotraccia attira la sua attenzione, un sussurro del vento la convince che potrebbe tentare di rimanere. Apre una ciococcolateria, La celeste praline, e di ogni cliente che arriva lei sa indovinarne i gusti. Vianne non lo sa ancora ma il suo arrivo mette in moto tutta una serie di eventi che cambieranno per sempre il volto di quel paesino, sarà vitale. Alla fine Vianne troverà il suo posto nel mondo riuscendo persino a fare conti con i vecchi fantasmi e a dare il giusto peso ai segreti che il vento le sussurra quieto. E' un libro goloso in tutti i sensi. Non solo per le descrizioni dei dolciumi ma anche per le parole scelte. C'è il vero gusto della parola dispiegato a piene mani in quel libro, un gusto che le immagini, per quanto potenti, non riusciranno mai a rendere con efficacia. commenti (5); commenti (5); Permalink; categorie: libri, percezioni
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