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Gioielli
venerdì, 16 maggio 2008 alle 10:43

Sorpresa! A pochi mesi dall'uscita di Alles Wieder Offen, gli Einstürzende Neubauten se ne escono con un disco nuovo di pacca: The Jewels. E' il risultato di un'esperimento avvenuto durante le registrazioni di Alles Wieder Offen : è stato realizzato mediante un gioco, con delle carte tipo Tarocchi studiate dagli EN stessi. Ogni carta si riferiva in maniera criptica ad elementi caratterizzanti la produzione musicale passata della band tedesca; ad ogni nuova seduta di registrazione ogni componente del gruppo doveva pescare due carte, non svelarle agli altri, e poi basare il suo operato giornaliero interpretando quelle carte. L’unica regola non scritta del gioco era, sorprendere e rimanere sorpresi. Potevo farmi mancare questa succulenta novità? E certo che no. Oltretutto voi lo sapete, quando si tratta di tarocchi e del connubio arte/tarocchi io sono particolarmente ricettiva. L'ho sentito sommariamente ieri sera verso l'una e da quel poco che ho capito musicalmente si pone a metà tra gli ultimi Neubauten e quelli più sperimentali degli esordi. I suoni sono magnifici come sempre. E Blixa, che vi devo dire di lui che non sia stato già detto? Lo ascolterò in maniera più approfondita mentre tornerò a casa e saprò essere più precisa sui brani più belli, più toccanti. Ma che bella sorpresa, grazie mille ragazzi. E un speciale grazie a Massimo e Sandy per la notizia.

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categorie: musica, sorpresa


Follia pura
mercoledì, 14 maggio 2008 alle 12:51

Il punto di fusione totale in questo disco è elevato. Già dal titolo si capisce cosa ci troviamo di fronte: "I milanesi uccidono il sabato". E' anche la parafrasi del titolo di un vecchio libro di Scerbanenco. E' un disco malato, schizofrenico, sporco decisamente dai toni rock. La voce di Manuel Agnelli si trasforma dalle tonalità più rock a quelle più dolci. Il singolo apripista "E' solo febbre" è emblematico: una canzone dal piglio strano, in certi punti sembra di stare in piena tempesta. Il testo mi è entrato nelle ossa. A proposito di testi: a Manuè mi dici di cosa diavolo ti sei fatto per scriverli? Dell'impossibile vero? Sono in certi punti acidi, acidissimi, in certi punti vivi, vitali, carnali, in altri decisamente assurdi. Quelli che mi hanno colpito di più: " Cambiare stile falciando teste Cambiare amore, cambiare veste Tradire tutti per non star solo Qualsiasi cosa se piacerà, ti piacerà" (E' solo febbre); "non sarebbe bello non farci più del male" [(Riprendere Berlino) ahem magari!], "dormi hai voglia di sognare, bimba fallo anche per me" nella splendida ninnananna rock "Orchi e streghe sono soli". E' un disco dagli accenti più diversi, quasi al limite della schizofrenia, un'opera che ci restituisce gli Afterhours in stato di grazia con l'estrema voglia di creare qualcosa di nuovo, di giocare con la musica e con i testi. Direi che la loro trasferta all'estero, il tour americano, ha dato buoni frutti se questi sono i risultati. Sono tornati. Gli Afterhours che ho imparato ad amare sono tornati, per me.

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categorie: musica


Just listen.
mercoledì, 30 aprile 2008 alle 17:21

Quando dico che devo poter immedesimare in qualche personaggio di un libro non intendo dire che devo sentire quello che sente il personaggio, altrimenti non mi godrei la storia. Intendo dire che devo potermi immergere completamente nella storia. Altrimenti non c'è gusto. Deve accadere un pò come stamattina: ero così intenta nella lettura che a momenti perdevo la fermata dell'autobus. E non è la prima volta che mi accade. Quando avviene questa magia, eh beh signori sono davvero dei bei voli mentali. Oggi ho ripreso ad ascoltare il disco di Julia Kent, Delay e la sua atmosfera mi ha riportato alla mente la dolcezza e la forza della mia Hitomi. Per quanti ancora non lo sapessero: c'è un'altro anime a cui sono legata in modo particolare. Forse di più di Evangelion e di Rei: Il cielo di Escaflowne. Hitomi è la protagonista di questo anime. E potrete capire il perchè cliccando sul link che vi ho dato. Ma non è questo quello di cui volevo parlare. Questo anime ha fatto presa non solo per la sua infinita poesia ma anche per una colonna sonora sognante. Pensavo non fosse possibile ritrovare la stessa ddolcezza e la stessa poesia ma mi sbagliavo: l'ho ritrovata nel 2007 con Delay e Julia Kent. Spazzate dalla mente qualsiasi pensiero e andate con la mente nella sala d'attesa di un aeroporto. Una violoncellista si annoia in attesa del suo aereo da prendere e così accenna delle arie con lo strumento. Per tenersi allenata, per non sentire la tensione del concerto che a breve dovrà eseguire, per non sentire incessanti e noiosi i minuti dell'attesa che passano. E ne esce fuori un'opera dolce, forte, particolare. E' come l'intera umanità in viaggio, non sai mai chi ti ritroverai ad osservare. C'è chi osserva con lentenza gustandosi la varietà umana, l'unione e incontro di colori, personalità, vestiti, profumi; la fretta e l'urgenza di arrivare in tempo per la partenza, l'eleganza dello staff del personale. “Delay” è stato registrato nel corso di un anno – o quasi-, a casa, nei momenti di pausa tra i viaggi e gli spostamenti. Dopo aver suonato troppi anni con altri, Julia si sentiva pronta, sentiva l'esigenza di fare qualcosa completamente da sola; è quindi lei sola ad aver composto e suonato i brani dell’album. Il titolo, “Delay”, significa sia attesa, sia ritardo, ed esprime infatti sia il viaggiare, sia il tempo occorso per la registrazione. Fatevi un favore: chiudete tutto, zittite tutto, accendete lo stereo o il lettore e godetevi questa meraviglia.

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categorie: musica, percezioni


Lead a normal life
sabato, 19 aprile 2008 alle 18:58

Ci sono dei momenti in cui sento il bisogno di tornare alle mie origini. E la mia origine, musicalmente parlando, è proprio Peter Gabriel. Mi sono sentita in dovere di cambiare la firma che avevo su forumfree e ho scelto un estratto da "I don't remember". Ovvio che poi mi venisse voglia di risentire questo disco. La mia non vuole essere una recensione ma solo delle impressioni buttate a caso. La prima volta che ho sentito questo disco è stato tanto tempo fa, ai miei inizi come fan in una radio mangianastri, quella che mi ha condotto per molto tempo nelle scorribande musicali. Ormai quella radio non esiste più. Attacco a sentire e a momenti mi viene una sincope per lo spavento. Successivamente ho scoperto che il suono di Intruder non esisteva. E' un'invenzione accreditata  Collins/Gabriel ed è un suono che sarà fondamentale per l'intera decade degli ottanta. Intruder è, come dice la stessa parola, l'intruso. Di tutti i tipi: il ladro, lo stupratore, l'assassino. Questo è un album che incute disagio e spavento nel suo ascoltatore. E' il disco che esprime tutta l'alienazione dell'uomo. L'anno scorso ho pure avuto la fortuna di sentirlo dal vivo e ho potuto verificare personalmente quello che Tommaso Ridolfi, grandissimo fan italiano, asseriva: ossia che ti incute una strisciante paura. E' vero. Dannatamente vero. C'è stato un periodo in cui giocavo con la musica. Mandavo i 45 giri a 33 e viceversa. Mi piaceva esplorare il risultato e i tipi di suoni che venivano prodotti. Potrete capire che l'inizio di No self control basato su due riff portanti di chitarra registrati su due canali separati abbia costituito la gioia della me di allora. Il testo è la narrazione di un uomo che fondamentalmente non riesce a fermarsi, non riesce a rilassarsi. E le tenta tutte persino digitando a caso i numeri sulla tastiera del telefono. Però non ha controllo su se stesso. Ah si mi ero dimenticata di dirvelo: il batterista di questo disco è Phil Collins e diamine se si sente! Start fa da introduzione a I don't remember. Tutto quello che potevo dire su questa canzone ve l'ho detta quando in un mio post, Non ricordo, vi ho mostrato il video, la frase che ho citato nella mia firma è: "Strange is your language and I have no decorder. Why don't you make your intensions clear?" E vale per tutti. Perchè gli equivoci sono dietro la porta, la gente preferisce celarsi dietro una facciata di falso perbenismo quando invece sarebbe meglio svelare subito le intenzioni. Il brano successivo è ispirato dal libro "Diario di un assassino" di Arthur Bremer. Si tratta del diario dell'attentatore alla vita del governatore Wallace nel 1972.  Nella canzone Gabriel accetta di esprimere la tesi che l'evento è stato compiuto perchè Bremer era in cerca di attenzioni. Attenzioni che gli erano state negate sin da piccolo dai propri genitori. Verso la fine della canzone ci sono dei passi toccanti descritti con la tipica levità gabrieliana: la quiete nella casa, un bimbo nascosto dietro la porta, la pistola giocattolo sul pavimento, la supplica ai genitori di tornare indietro fino al "I need some attention" che ogni volta mi blocca e mi spiazza. Si prosegue e arriviamo a una delle canzoni che ritengo importanti dal punto di vista semantico per capire quest'artista: And throught the wire. C'è un perenne gioco di parole: "the wire" è la rete di collegamento, la rete spinata che tiene lontani. "I talk in pictures not in words". Parlo per immagini e non per parole. Ecco qui tutta la poetica gabrieliana spiegata in queste semplici parole. Ha ispirato anche me. Quando ancora scrivevo poesie parlavo per immagini e non per parole. E uno, due, un due tre. Inizia Giochi senza frontiere vecchio programma trasmesso su Rai due in cui diverse nazioni si fronteggiavano in gare al limite dell'assurdo. Per traslato è un'invettiva sull'assurdità della guerra. I nomi cantati nel testo non sono casuali e ci sono molti riferimenti alla crudeltà dell'uomo in battaglia con immagini vivide che vi risparmio. Not one of us si può applicare ad ognuno di noi. E' riferito a tutte quelle persone che per essere sicuri devono appartenere ad un gruppo. E guardano dall'alto in basso gli estranei, i non appartenenti al gruppo. Ho la presunzione di ritenere che se Gabriel canta di questo è perchè, come me, si è sempre sentito un eterno estraneo, un outsider, uno che non appartiene a nessun gruppo in particolare. Ma in realtà non credo che ne avrò mai la certezza. Lead a normal life è costruita musicalmente con la struttura dell'haiku. L'haiku è un componimento giapponese con una metrica ben precisa. Il testo brevissimo che fa menzione a persone rinchiuse in un casa di igiene mentale che possono mangiare solo con i cucchiai, è letteralmente sommerso dalla musica. E' uno dei miei brani preferiti di questo disco. E non vi nascondo che è anche la suoneria del mio telefonino. Quando si dice essere fan inside . E si arriva alla fine del disco con Biko. Un giovane Gabriel sente la notizia alla radio dell'assassinio di Stephen Biko, attivista africano, da parte del governo. Si sente in dovere di comporre questo brano dalla struttura musicale semplicissima ma di sicuro impatto emotivo che costituirà anche la colonna portante dei concerti, la chiusura ideale. Una frase davvero significativa: "And  the eyes of the world are watching now". Gli occhi del mondo stanno guardando ora. Dal vivo aggiunge: And now it's up to you. Un'esortazione a fare la propria parte, a testimoniare, a non girare lo sguardo e far finta di nulla. Io con questo disco ci sono cresciuta, l'ho ascoltato un sacco di volte, lo so a memoria. E quando posso condividerlo con chi ancora deve scoprirlo mi si illuminano gli occhi e lo invidio. Lo invidio perchè vorrei essere come lui, con tutta questa meraviglia ancora da viversi pienamente.

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categorie: musica, ricordi


Bella scoperta.
martedì, 25 marzo 2008 alle 10:59


Ispirata da un commento ero indecisa se postarvi il video di Parco Sempione oppure parlare d'altro. Ho fatto una scoperta molto ma molto carina: si chiamano Devotchka e sono di Denvere. Ma per darvi una vaga idea del tipo di musica, a parte il video che vi mostro, mischiate sapientemente i Radiohead di The Bends, un pizzico di Talking Heads, a volte la voce mi ricorda David Byrne non so perchè, certe sonorità tipiche balcaniche (Bregovic vi dice nulla?) e altro ancora. Cito dal forum Rock e Dintorni: "A volte, le cartine geografiche mentono, cosi come le carte d'identità. i devotchka ne sono un chiaro esempio: vegono da denver, nel colorado, ma a sentire la loro musica sarebbe più opportuno ritenerli lituani e albanesi. il motivo? semplice, la miscela gitana della loro musica: violini, pianoforti, fiati miste a chitarre elettriche e voci da piano bar. il tutto, può alla fine risultare un folk rock mariachi di grande presa e facile fascinazione.

IL CASO:
uscito nel 2004, hot it ends? è il loro disco più famoso e per la critica il più bello, in qualche caso si è letto anche di capolavoro. "do you love me", traccia di apertura del disco è stata utilizzata per il film "Everything is illuminated", con la quale ebbero la fortuna si farsi conoscere. Negli anni, il loro show d'altri tempi si è pure permesso di accompagnare l'esizibioni fetish della modella dita von teese, ex compagna di marylin manson. In attesa di un nuovo album, l'anno scorso [2006 N.D.K.] sono tornati sul mercato con il mini album dal nome curse your little heart, dove si lasciano andare ad un'irresistibile tango nella title track. La carovana è comunque attiva sin dalla fine degli anni '90 e fino ad oggi hanno pubblicato la bellezza di 5 dischi:

* SuperMelodrama (2000)
* Triple X Tango (2002)
* Una Volta (2003)
* How It Ends (2004)
* Curse Your Little Heart (2006)

la voce di nick Urata è il vero punto di forza: croner (sentire la cover di "somethin' stupid"), più rock e spaccona e se il caso più sensuale. Una band per chi è curioso di sentire la perfetta via di mezzo alle scorribande gipsy punk dei gogol bordello alle orchetrazioni balcane di goran bregovic. Ammalianti.

Formazione:

* Nick Urata: - Vocals, guitars, piano, trumpet, theremin and bouzouki
* Tom Hagerman - Violin, accordion, piano
* Jeanie Schroder - Sousaphone, upright bass, vocals
* Shawn King - Drums, percussion, trumpet" (grazie mille minister)
P.S. di servizio per il gatto: ti ringrazio per la gentile offerta ma penso che produco già di mio abbastanza sostanze stupefacenti. Penso che tu ormai te ne sia accorta da tempo.

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categorie: musica


Ricordi musicali.
lunedì, 17 marzo 2008 alle 10:24

Si ringrazia Sergei Samus per la splendida immagine.

«Padre mi puoi dire dove se ne vanno le ore quando il tempo scorre? E' scritto nelle stelle, oltre la Via Lattea che dobbiamo bruciare di luce intensa prima di sparire?
Madre mi puoi dire dove va il fuoco quando si spengono le fiamme? "Dalla polvere al piano astrale, dove il Sole al tramonto incontra il mare, Brendan" Vivo nei fiumi dove i vecchi Dei ancora sognano di una comunione interiore con il mare aperto. Tramite l'occhio del cacciatore in cerca di una preda. Non ancora bestia, non più umano nella mia filosofia. Se non mi riconosci è semplicemente perchè sono troppo cresciuto per questi vecchi abiti. E' tempo di muoversi per te. E io sopravvivo. Le maschere che la vita ci hanno dato quando teatrino delle ombre sta per terminare...»(Trad. libera del testo di Voyage of Bran)
Navigando in quel grande portale che è myspace ho fatto una scoperta piacevole: Brendan Perry, cantante dei Dead can Dance sta lavorando ad un nuovo disco che, se la Dea vuole, dovrebbe uscire quest'anno. Penso che questo potrebbe essere un altro di quegli artisti per cui la vostra padrona di casa si muoverà per vederlo in concerto. E tra le varie canzoni che ha messo nel myspace c'è Voyage of Bran tratta dal disco The eye of the hunter. Poesia in musica e testo, cantato con una voce calda profonda e semplicemente splendida, dall'incedere suadente, elegante e il modo in cui viene suonato richiama alla mente antiche conoscenze. Ci riporta il sapore della festa della fioritura dei ciliegi a ricordarci come tutto sia così transitorio. Eppure noi ci affanniamo così tanto a organizzare e a controllare qualcosa che, per sua stessa definizione, ci sguscia dalle mani trasportato via dal vento...

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categorie: musica, ricordi


Fantasmi
martedì, 04 marzo 2008 alle 11:21


Io amo Michael Trent Reznor, lo amo dal più profondo del cuore. Mi ha fatto la sorpresa di Pasqua anticipata. Non sono impazzita praticamente la vera notizia è questa (tratta da rockstar.it):
Il gruppo di Trent Reznor ha finalmente concluso le registrazioni di un nuovo capitolo nella storia dei NIN:« “Ghost I-IV”.
Si tratta di un album strumentale registrato durante l’autunno del 2007, e come promesso dallo stesso Reznor, si tratta del primo album gratuito realizzato dalla band: è possibile scaricare la prima parte del disco composta da nove brani andando sul sito del gruppo, per le restanti 27 (si tratta di un album con 36 canzoni) dovrete tirare fuori solo 5 dollari.
“Ghost I-IV” seguirà la stessa strada di “In Rainbows” dei Radiohead, infatti, dall’8 aprile darà disponibile anche una versione fisica del disco distribuita negli Stati Uniti dalla RED Distribution; ma non solo, per l’occasione Reznor ha deciso di organizzare una vera e propria celebrazione della sua musica creando varie pubblicazioni del disco.
Oltre all’anteprima gratuita e al download completo a soli 5$, “Ghost I-IV” sarà disponibile anche nelle seguenti versioni:

    * 2xCD: con un booklet di 16 pagine; al momento dell’ordine potrete scaricare i brani in qualità CD e un PDF di 40 pagine. I CD saranno spediti solo dopo l’8 aprile: costo 10$.
    * Deluxe Edition: una confezione con un libro fotografico, i due CD, un DVD multi traccia da utilizzare per comporre remix e un DVD Blu-Ray con stereo a 24 bit 96Khz: costo 75$
    * Limited Edition (nella foto): 4 vinili da 180 grammi, i 2 CD, il DVD multi traccia, il DVD Blu-Ray, il libro fotografico e due stampe ‘artistiche’ di “Ghost I-IV”: costo 300$ (disponibili solo 2.500 pezzi autografati)
“Volevo fare un disco del genere da anni” ha spiegato Reznor “A causa della sua natura non avrebbe avuto senso pubblicarlo prima.
Questa collezione di musica è il risultato di un lavoro realizzato dal punto di vista visivo, abbiamo vestito luoghi e scenari con la musica: è una colonna sonora per chi sogna a occhi aperti.
Sono molto fiero del risultato e di come siamo riusciti a proporvelo direttamente senza interferenze”.
“Ghost I-IV” ha avuto un tale successo che ha obbligato i NIN ad ampliare la rete di server dove poterlo reperire; il disco (le prime 9 tracce) è disponibile anche su BitTorrent ed Emule.» Secondo voi mi potevo far sfuggire questa ghiotta novità? Nah. Dopo un giorno passato a combattere contro link fasulli e spacchettamenti assurdi alla sera sono riuscita a mettere le mani a questo piccolo capolavoro. La prima impressione che ne ho ricevuto è che Reznor ha intinto la penna musicale nell'inchiostro più nero esistente dell'universo e ci ha reso un'opera che più oscura non si poteva. Atmosfere malate, malatissime, una vera e propria mazzata emotiva. C'è molta sperimentazione sonora, una pulizia e bellezza del suono formidabili. Più e più volte mi ha sorpreso e stupito e sconcertato. E molte volte mi ha fatto arrabbiare perchè c'era materiale per un ottimo disco di canzoni. Ma va bene così, lui vuole giocare con la sua arte e la sua musica e ci riesce benissimo. Ci sono molti brani con il pianoforte, c'è anche molta chitarra, a volte mi sono ritrovata a fare headbanging. Da ascoltare rigorosamente in cuffia e sparato: vi sarà più facile cogliere la complessità e la ricchezza di suoni che costituiscono i vari brani. Dea quanto amo quest'uomo... Grazie! Grazie!
P.S. Fermate la musica. Il video che ho messo li sopra è uno degli estratti che girano su youtube.

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categorie: musica, nin


Hurt
venerdì, 29 febbraio 2008 alle 10:55


Io ascolto Radio Capital, spesso e volentieri. Alla sera ospita il grande Mixo che ne sa a pacchi di musica e che ha contributo ad arricchire la mia cultura musicale quando ero una giovane e immatura adolescente affamata di nuovi ascolti. Ma, c'è un ma. La piantate di mettere la cover di Cash di Hurt che, pur essendo bella, non arriverà mai e poi mai a raggiungere il livello emotivo ed espressivo dell'originale fatta da quel grande cantore della rabbia e della disperazione di Trent Reznor? Allora per tutti quelli che ascoltano abitualmente quella radio e ancora non conoscono il pezzo: Hurt di Johnny Cash è una cover di un pezzo favoloso dei Nine inch Nails. La potete sentire nel video qui sopra. Fermate la musica in sottofondo e giudicate con le vostre orecchie. E dal vivo questa fa molto ma molto male. Tanto che la voce mi muore puntualmente in gola...

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categorie: musica, shout, nin


That voice again
domenica, 17 febbraio 2008 alle 02:05

Si ringrazia Dayxdreamer per la splendida immagine.

Nell'ultimo post di LauraGDS si parla di musica e mi definisce talvolta troppo professionale. Mi ha fatto il più bel complimento che abbbia mai ricevuto ultimamente. E mi ha ispirato questo post. Ormai l'avrete capito dopo tutto questo tempo che mi leggete: io amo la musica in maniera viscerale. Se fosse possibile vorrei potervi fare entrare dentro di me per capire le sensazioni che mi suscita ogni volta che l'ascolto. E troppo spesso invece mi trovo ad aver a che fare con persone che non amano la musica in questo modo. Scherzosamente li definisco gli "entomologi". E mi dispiace, ho l'impressione che in qualche modo si perdano qualcosa. Da queste mie conversazioni ho imparato a creare un codice comune, una base che possa essere comprensibile. Ci provo, non è detto che ci riesco. Perchè non sempre le parole bastano per colmare il divario. Anzi a volte tutte le parole del mondo non sarebbero sufficienti. Ma per l'amore che ho verso la musica, per tutto quello che mi ha dato, io devo tentare. Devo moltissimo alla musica, più di quanto traspare dalle mie semplici parole. Nei momenti di difficoltà, di estrema solitudine, c'era solo lei. E continua a esserci ogni giorno della mia vita. Di solito dico di non avere sogni. E' per paura che non si possano mai realizzare. Ma da quando ascolto musica, ho sempre sognato di fare la giornalista o il critico musicale. Poter fare esattamente quello che faccio qui dentro nella casa. Poi come al solito la vita mi ha portato altrove. Ma la voglia e la forza di scrivere, quella non l'ho mai persa...

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categorie: musica, gratitudine


Sound of life
domenica, 13 gennaio 2008 alle 13:44

In uno dei forum che frequento, l'admin ha creato un gioco splendido (grazie mille Daemon©). Si tratta di nominare 31 canzoni che, in un modo o nell'altro, parlano per te, per il tuo vissuto personale. Non necessariamente le più belle. Quelle più personali. Ed è un gioco che giro a chiunque passa di qui e ha voglia di farlo. Queste le mie 31 canzoni:

1) Peter Gabriel I Grieve.
"It was only one hour ago
It was all so different then
There's nothing yet has really sunk in
Looks like it always did
This flesh and bone
It's just the way that you would tied in
Now there's no-one home"
La poesia, la levità con cui trasmette il dolore, lo sgomento, lo smarrimento che si prova quando si perde qualcuno di caro.

2) Peter Gabriel/Kate Bush Don't give up. Da questa canzone 21 anni di passione purissima e distillata. Mastro Gabriel sarò vostra devota finchè sarò in vita.

3 Max Gazzè Una musica può fare. "Salvarti sull'orlo del precipizio..." Ormai non si contano più le volte che la musica mi ha salvato la vita.

4 Nine Inch nails Head Like hole Con questa canzone li ho conosciuti e devo ringraziare la Dea che esistono. Questo gruppo è la mia cura antirabbica. Quando sono furiosa li ascolto e mi calmo immediatamente.

5 Fabrizio De Andrè Mégu Megún: una ragazzina infelice con una nostalgia di casa terrificante. E' bastata una canzone, un album "Le nuvole" ed è come se fosse ritornata a Genova.

6 Radiohead Motion Picture soundtrack. "I will see you in the next life". E' la frase che mi è rimasta più impressa, è quello che mi dico ogni volta non senza dolore: "ci rivediamo nella prossima vita".

7 Depeche Mode Sister of night. E' la notte pura con il suo silenzio. Arriva e cancella ogni grigio rumore del giorno. Zittisce tutti e tutto con la sua quiete, con la sua bellezza, dolce, pacata.

8 Massive Attack Teardrop. Sentire quella voce, vedere quel video che ti riporta indietro a eventi che non puoi ricordare. Eppure in qualche modo suscita sensazioni dal grembo materno...

9 Dead can dance The carnival is over. E spero che davvero sia finita la pagliacciata. Fantasmi che si riaffacciano dal passato, fantasmi che speri di poter scacciare e dire: il carnevale è finito.

10 Afterhours Voglio una pelle splendida. "Maledire certe domande che forse era meglio non farsi mai". Quante volte ho maledetto il fatto di avere un cervello che pensa troppo e male, le domande che non avrei mai dovuto farmi perchè non c'è risposta, quante volte avrei barattato un pò di intelligenza per la bellezza. O anche solo per una pelle splendida...

11 U2 The first time. Per la prima volta mi sentii amato. E' una sensazione bellissima, molto forte. Quando ti accorgi che attorno a te hai persone che ti amano, contrariamente a quello che hai sempre pensato, è semplicemente esplosivo.

12 Frankie Hi NRG Quelli che benpensano. "Sono intorno a me ma non parlano con me... Sono come me ma si sentono meglio..." Parla da sola no?

13 Thom Yorke Harrodown Hill. Me, le mie percezioni, la mia empatia "we think the same things at the same time.."

14 Dave Gahan Miracles. "I'm just afraid of loosing you". E' la paura di perdere qualsiasi persona a cui ti senti legato. E il miracolo, il vero miracolo è averla vicino a te.

15 Genesis The chamber of 32 doors. "Ritorno indietro. Questa stanza ha così tante porte e non c'è un posto dove posso nascondermi. Ti darò tutti i miei sogni se mi aiuterai a trovare una porta che non mi riporti indietro ancora una volta. Portami via". Quante volte ho chiesto nella mia vita di essere portata via.

16 Depeche Mode Walking in my shoes. Quante volte sono stata giudicata in maniera errata. Se tu ti fossi messo nei miei panni avresti fatto gli stessi errori, identici.

17 Nine inch nails Hurt. Per tutte le volte che ho agito quando non avrei dovuto fare e mi sono fatta del male. Alla fine sono una dannata masochista.

18 Radiohead Creep "What the hell I'm doing here/I don't belong here". Questa frase dice tutto.

19 Depeche Mode Enjoy the silence. A volte le parole sono dannose, non servono. Meglio stare zitti.

20 A Perfect circle 3 libras. Primo: sono del segno della Bilancia, a libra. Secondo: sono stata ispirata da questa canzone per una poesia (cercatela nella tag poesie) Terzo: "you don't see me". E' un'accusa che faccio spesso agli altri ma è anche vero che sono la prima a non vedermi.

21 Bjork I've seen it all.
A volte mi sento eternamente vecchia, come se avessi visto tutto. E volere di più sarebbe semplicemente segno di avidità.

22 Radiohead How to disappear completely. A volte vorrei semplicemente svanire...

23 Tool The patient. La storia della mia vita. E ho resistito perchè avevo chi mi amava.

24 Martin Grech Heritage. "Everyone must face their demons and now the turn is yours" Li sto affrontando a muso durissimo. Continuo a farlo. Non l'avrete vinta.

25 Peter Gabriel Darkness dal titolo di lavorazione di questa deriva il nick darkerstar. E poi "don't mess with me my fuse is short" era la mia prima firma. Non mi provocate perchè ho la miccia corta.

26 Faith no more We care a lot. Versione Mosley. Cattiva e sguaiata come deve essere. A volte è bello, sano, salutare dire "me ne frego". E lo dico infatti.

27 Einsturzende Neubauten Alles wieder offen. E sono riuscita a rivedere le stelle. Sono aperta, di nuovo finalmente.

28 Soulsavers Spiritual. La mia paura più grande messa in musica ma so che non è vero. Non accadrà.

29 Bluvertigo L'assenzio. Per un pò di tempo quando mi chiedevano come stavo rispondevo: "sto bene, sto male".

30 Eels Electroshock blues. "Il dottore mi ha ordinato di scrivere cento volte: io sono ok. Io sono ok. Io sono ok. Io non sono ok". Non penso ci sia molto da aggiungere.

31 Prong I beg to differ. Loro erano avanti. E questa canzone è perfetta quando leggo qualcosa e penso: no, cavolo, non sono d'accordo. Devo dissentire.

Nomino chi ha voglia di farlo, chi è privo di ispirazione, chi ama la musica come la amo io.

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categorie: musica, ricordi

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