Krishel's house


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Voices
domenica, 22 novembre 2009 alle 18:57


Per la prima volta i Pearl Jam hanno dato il permesso ai produttori di una serie televisiva di usare come colonna sonora la loro musica. E' accaduto per gli ultimi due episodi della sesta stagione di Cold Case. Per me appassionata di questo telefilm è stata una splendida notizia. E devo dire che sono stata ripagata ampiamente . Gli episodi andati in onda ieri sera sono stati favolosi. Non solo perchè la colonna sonora è stata curata nei minimi particolari, della serie il brano giusto al momento giusto, non solo perchè ha dato una nuova luce sulla protagonista della serie ma anche perchè mi ha portato ad alcune riflessioni. Ieri sera vedendo l'episodio ho pensato a come ci sono delle voci che ti rimangono dentro nel cuore. La voce di Eddie Vedder è una di quelle. Risentendo i brani ho avuto come un tuffo al cuore, sembrava che risentissi la voce di un vecchio amore perduto. E' stato bello. Qui sopra c'è Black e avevo dimenticato quanto fosse bella. Grazie per così tanta bellezza.


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categorie: musica, percezioni


Could be blue
venerdì, 04 settembre 2009 alle 11:24

A volte basta poco per creare un video di sicuro effetto. E' il caso dell'ultimo video dei Coldplay Strawberry Swing tratto dal disco Viva la vida. Stamattina ho sentito che ne parlavano alla radio e dicevano che il testo ha una duplice interpretazione: da una parte c'è l'innocenza dei bambini e la loro fantasia, dall'altra invece la storia di un soldato che sta per partire per la guerra. E' il terzo giorno che mi fanno male le mani ma penso che sia frutto del fatto che sto spostando scatole e scatoloni su e giù. Ogni tanto mi fermo per far riposare la schiena. Ginnastica gratis! Che cosa voglio di più? Per il resto mi sto curando con la musica. Dolenti note... ho bisogno di un lettore. Quello che avevo si è rotto nel punto dove c'è il jack della cuffia. Immagino che se provo a chiedere a qualcuno se me lo riparano mi dicono che mi conviene di più prendermene uno nuovo. Ecco se volete un'idea regalo per il mio compleanno, e ormai siamo vicini, questa potrebbe essere una. Mi raccomando dai 10 gb in su. Va a finire che mi faccio l'autoregalo di compleanno anche se non potrei nemmeno permettermelo, però al diavolo alla fine dei miei giorni non mi potrò certo portarmi dietro i soldi e vi confesso sto lievemente diventando matta priva come sono della mia dose giornaliera di musica.  Ne ho bisogno. Soprattutto adesso che non me ne va bene una manco di striscio...


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categorie: musica, voli pindarici


Broken
domenica, 16 agosto 2009 alle 18:54

Chiudete gli occhi e immaginate di star sfogliando un album di fotografie che ritrae la storia della vostra vita. Il sentimento con cui vi accingete a vedere quelle foto è quella dolce mestizia nello scorgere le sembianze di volti di chi ormai non c'è più o di chi, semplicemente, è uscito dalla vostra vita senza lasciare tracce. Chissà cosa farà ora, chissà che vita avrà. Sarà felice? Alcune immagini invece vi ritraggono ad una festa mentre vi divertite. Ridete con un misto di imbarazzo nello scorprirvi quanto eravate buffi, quanto le preoccupazioni che vi crucciavano allora, gli ideali e i sogni che per voi erano così importanti adesso sono solo un lontano ricordo. I colori, i pantaloni a zampa di elefante, la musica psichedelica, le luci. Un altro mondo, un'altra vita, altro voi stessi. E' questa la sensazione che si ha quando si ascolta il nuovo disco dei Soulsavers. Fondamentalmente Lanegan e soci hanno confezionato un gioiellino confermando il talento che avevano dispiegato con il disco precedente ma è stato aggiunto qualcosa. C'è nuova linfa, nuovo materiale e una nuova intensità in quest'opera.  Un album dei ricordi musicali con mille sfumature. Dalla bellissima introduzione strumentale di The seventh proof si passa all'acida Death Bells, all'intensa e malinconica You'll miss me when I burn. Ti brucia nell'anima sentire un'ispirato Lanegan cantare "quando non hai più nessuno non puoi più essere ferito." E' vero, è proprio così. In Some Misunderstanding sembra di risentire il caro vecchio David Bowie che canta, invece All the way down è un gospel modernissimo e davvero suggestivo. Chiudi gli occhi e sei catapultato in una di quelle chiese americane dove si innalzano cori che lodano dio. Li puoi vedere davvero. Altro brano capace di spezzarti il cuore per la sua bellezza è Can't catch the train. Qui l'immagine che ho è diversa. Sei in stazione e stai per partire e lasciare dietro di te tutto quello che hai vissuto. E mentre aspetti ritornano in mente i ricordi delle feste trascorse in famiglia e con gli amici, le risate e i racconti invernali intorno al camino. Avevo detto che è un album di ricordi fondamentalmente, musicalmente questa idea va di pari passo. Can't catch the train musicalmente rievoca brani come Summertime o come le più famose opere di Armstrong. E arriviamo a Pharaor's Chariot. Bella, bellissima, la perla delle perle. L'incedere è elegante, l'atmosfera è evocativa al massimo grado ci troviamo di fronte a un caldo abbraccio musicale di una dolcezza infinita. Quasi insostenibile.  Come se non bastasse subito dopo arriva Praying Ground. Questa volta Lanegan lascia lo scettro a Red Ghost, alias Rosa Agostino, un'artista australiana dalla voce sicuramente interessante ed evocativa.  Rolling Sky mi ha lasciato basita. Mi ha ricordato in modo pesante i Massive Attack di Mezzanine. E' un brano elettronico ondivago e sognante. La voce di Red Ghost sembra molto urbano e allo stesso tempo proveniente da chissà quale coordinata spazio-tempo. Passiamo attraverso lo struggente acquarello sonore di Wise Blood e arriviamo alla fine del disco a By My side cantato da Red Ghost. Una chiusura perfetta, un'apertura speranzosa, un'arrivederci a un prossimo disco, a una prossima opera di pari bellezza. Perchè pensare, sperare che possa essere ancora più bella sarebbe avidità...


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categorie: musica


Wooden Arms
domenica, 09 agosto 2009 alle 16:56

Ho scoperto diverso tempo fa quest'immenso artista grazie ad un amico. In quel periodo ero in fissa con i The cinematic Orchestra, progetto dove Patrick Watson lavorava. Mi dice ma hai sentito il suo disco solista? Io ovviamente risposi di no. Ho scoperto un mondo colorato e personale che mi faceva tornare alla mente i Beatles più strambi. Un altro amico mi segnala che è uscito il suo nuovo disco,. Wooden Arms e mi chiede se l'avessi sentito per caso. Il problema di quando sto in ossessione musicale è proprio questo: non mi accorgo di quello che avviene nel frattempo. E questa è una di quelle notizie che, per una appassionata di musica come me, arriva a bomba. Wooden arms è un disco per molti versi spiazzante. Ha tremila sfumature diverse e non ero preparata per questo. E' vivo, frizzante ma anche tenero e malinconico. Un disco davvero molto vitale dal mio punto di vista, talmente complesso e variegato che ancora adesso non sono riuscita a comprenderlo del tutto. Faccio fatica a descrivervelo a dir la verità. E' un disco a tratti eleganti, sontuoso nella composizione di certi brani con una sezione ritmica davvero eccezionale. Ma penso che l'unico modo per farvi capire cosa intendo sia farvi sentire uno dei miei pezzi preferiti del disco, il brano che vi ho messo a sottofondo del post. Evoca ricordi provenienti da lontano, narra vecchie leggende gitane da ascoltare con lo sguardo perso a fissare la neve che cade dalla finestra oppure rievoca antiche danze nelle più eleganti sale da ballo dell'aristocrazia europea. Fatevi un favore recuperate questo disco.


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categorie: musica


Stripped
domenica, 26 luglio 2009 alle 17:00

Quattro ragazzini di provincia, tre tastiere e un microfono sono i semplici ingredienti dell'ultimo vero big bang della storia della musica contemporanea. Estate del 1980: tutto iniziò allora, con un piccolo concerto alla Nicholas School di Basildon: da allora i Depeche Mode sono diventati "i Beatles delle produzioni indipendenti", ottenendo l'enorme successo di pubblico e di critica che dura fino a oggi. Ma la strada verso l'olimpo musicale non è stata indolore: dall'abbandono del fondatore del gruppo Vince Clarke, alla dipendenza da eroina che ha quasi ucciso il frontman, Dave Gahan, la storia dei Depeche Mode è costellata di ascese e cadute, che questa biografia definitiva del gruppo racconta con passione e puntualità. Utilizzando testimonianze e interviste inedite con Vincent Clarke e i membri della band, con produttori e musicisti, e attingendo a ogni tipo di materiale, "Stripped" tiene fede alla canzone omonima, riuscendo a mostrare i campioni del synth pop "nudi fino all'osso". Oltre che una storia della grande band, il volume offre una formidabile carrellata sulla scena musicale inglese ed è soprattutto la storia di quattro ragazzi il cui trionfale successo, da "Personal Jesus" a "Enjoy the Silence", ha sempre avuto a che fare con l'autenticità.  Ci sono due unici nei in questa storia. Il primo: mi sembra che l'autore tiri un po' troppo via la narrazione del periodo di Ultra. Secondo me era possibile dire molto di più, c'era molta carne al fuoco, cose non raccontate del periodo. Sembra quasi che all'autore non sia piaciuto Ultra e quindi per quello lo penalizza. Non sarebbe la prima volta che accade. Secondo punto neo: la storia si ferma al 2003. Ossia quando esce Paper Monsters e quando ancora non si sapeva se sarebbe uscito un altro disco a nome Depeche Mode, cosa che invece è accaduto con Playing the Angel. A questo punto mi piacerebbe molto prima o poi uscisse una versione aggiornata con gli ultimi eventi ma so che sogno troppo. A parte questo il libro è ben fatto descrive molto bene le luci e le ombre di questo gruppo attraverso la loro carriera quasi trentennale.  E' servito a chiarirmi delle idee che avevo, per esempio su Exciter e, in particolare su The dead of night. Ormai conosco abbastanza la voce di Dave Gahan da capire quando sta scherzando e si sta prendendo in giro. Se amate questo gruppo e volete saperne di più sulla loro storia direi che questo libro è decisamente consigliato.


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categorie: musica, libri


A Grapefruit in the World of Park
martedì, 14 luglio 2009 alle 17:40

Si ringrazia Cristian Landero per la splendida immagine.

 

Se vi farete un giro per i blog vi capitera di trovare dei post fatti da un immagine sola con scritto blog in sciopero. Scioperano contro una nuova legge, un'ennesimo tentativo di bloccare le persone che, come me, si esprimono in piena libertà cianciando degli affari propri. Però poi ho pensato: questi ci vogliono zittire. La protesta migliore da fare sarebbe urlare e continuare a scrivere e a scrivere e a scrivere. Non mi intendo di leggi e non mi intendo di questioni politiche. Ma c'è una cosa che so far bene, o almeno così sembra a leggere i commenti che mi lasciate: parlare di musica. E quindi sarà questo che io farò oggi. Vi parlerò della mia ultima scoperta in fatto di musica.
«Bass Communion è un progetto di Steven Wilson dedicato alla musica ambient. Musica strumentale, onirica ed avvolgente, dalle atmosfere ora tetre ed oscure, ora dolci e rilassanti. Lunghe composizioni ipnotiche basate su dilatazioni estenuanti e droni elettronici, una specie di esperimento che Steven utilizza per studiare soluzioni sonore che spesso poi vengono riutilizzate nelle canzoni delle sue band principali (Porcupine Tree, no-man...). Nonostante questo Bass Communion non può essere ridotto a semplice esperimento, data l'alta qualità della musica proposta.
DISCOGRAFIA:
I (1998)
II (1999)
III (2001)
Ghosts on Magnetic Tape (2004)
Indicates Void (2005)
Loss (2006)
Pacific Codex (2008)» Si ringrazia Eclipze del Fragile Dream Forum per le informazioni.
Ho messo le mani solo sul secondo disco e ho cominciato a volare. Ancora una volta per descrivere la musica e l'operato di Wilson uso la definizione "acquarello sonoro". Lo uso anche se talvolta affiora qualche rumore proveniente dal quotidiano.  Rumore trasformato in melodia o parte portante della melodia. Niente di innovativo, sicuramente, ma di una espressività, di una dolcezza, di una vibrazione tale capace di far riaffiorare il lato più profondo e nascosto di chi lo ascolta. L'ambiente circostante si dissolve, i fantasmi che vi hanno ossessionato cedono il passo ad una pace stanca ma piena di promesse.  E il rumore assordante dei pensieri assillanti, delle sentenze inappellabili, del cicaleccio querulo, dell'inutile corsa contro il tempo, lasciano lo spazio all'essenza più pura e  soave. Un volo, appunto, verso lidi dove il silenzio regna sovrano e si leva maestosamente a mostrarvi una volta per tutte chi siete veramente.
Ssh listen...


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categorie: musica, percezioni


Missing...
domenica, 05 luglio 2009 alle 22:52

E' come se avessi un arma in più. Prima impazzivo nel cercare le immagini più adatte ai miei post ora ho la consapevolezza che, se trovo il materiale giusto, l'immagine la posso creare io. E' è quello che è successo con quello che vedete poco sopra. Non ho più scritto per un po' perchè come spesso mi accade quando decido di dire cose buone su me stessa arriva qualcosa, qualcuno, che mi fa cadere la tegola sulla testa. E' matematico che succeda. Di una giornata completamente da dimenticare voglio però conservare una sola cosa buona: il nuovo disco di Johan Johannsson. Avevo tentato diverso tempo fa di descrivere cosa suscitava in me quest'artista in questo post, e adesso proverò di nuovo con And In The Endless Pause There Came The Sound Of Bees. E' più drammatico, più oscuro in certi punti di Fordlandia. C'è una sottile e persistente mestizia che permea tutta l'opera. E' dolce ma anche terribile. L'immagine che si ha nell'ascoltarlo è di una dolce e bruciante sensazione di essersi persi o di aver perso un elemento importante della propria vita. Verso la fine del disco però assistiamo ad un'apertura piena di speranza. Dopo che la tempesta è passata, il dolore ha fatto sentire la sua voce attraverso i rimpianti, si può rinascere, risorgere. Una nuova alba che aspetta solo di essere vista e vissuta. E si, End ricorda molto da vicino alcune opere dei Sigur Ros. Forse è per quello che la amo particolarmente...
P.S. Grazie Giacomo.


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categorie: musica, voli pindarici


Esotismi
mercoledì, 24 giugno 2009 alle 13:01



E' curioso come la creatività, anche quella grafica, vada e venga. L'immagine che vi ho postato è la bozza di una icon che avrei creato per il tema settimanale. Non l'ho usata perchè ieri non c'era verso di riuscire a ridurla in maniera decente. Oggi invece non solo riesco a ridurre tutte le immagini che voglio ma ne creo tre nuove in pochissimo tempo. Mi chiedo se non fosse il caso a questo punto di crearmi una galleria su deviantart dove postare tutto quanto. Questa alla fine non l'ho ridotta e utilizzata ma era talmente tanto bella, a parte che si tratta una delle donne più affasscinanti del pianeta, che mi dispiaceva non mostrarvela. Chiacchierando con il gatto mi ha dato un'idea su un argomento di cui parlare. Molto spesso in giro vedo reclamizzate, alcune ne ho anche io a casa, musiche adatte per la meditazione oppure le musiche da sentire mentre si è in gravidanza. E mi pongo molte domande visto che sono perfettamente consapevole che ognuno reagisce in maniera personale alla musica. Mi chiedo: ma siamo sicuri che tutti riescono a meditare con quel tipo di musica? Lasciamo stare me che sono un caso particolare e ho meditato pure sui Tool. La gente normale davvero risponde solo a quel tipo di musica? Oggi è S. Giovanni, patrono di Genova e non solo. Qualcuno mi ha riferito che potrebbe esserci il suq e io che amo perdermi tra banchetti et similia, penso che farò un salto a vedere cosa trovo. Chissà che non faccia delle belle scoperte.
P.S. Il Suq non c'è più, sono arrivata tardi. Uff...


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categorie: musica, immagini, voli pindarici


Don't know, won't know...
sabato, 13 giugno 2009 alle 13:38

Nowhere, 22 maggio 2009
Giuro che non l'ho ritoccata, vi sto mostrando quest'immagine così come l'ho trovata. Mi basta una notizia musicale letta su facebook ed ecco che i miei criceti fanno il salto mortale carpiato e mi riportano indietro al mio scorso compleanno. Forse lo sapete già, forse no, ma lo scorso compleanno ho deciso di regalarmi una giornata festeggiandola a Bologna con degli amici. Non sapevo quando ho deciso, che sarebbe stata una giornata di quelle uniche che non ricapitano nella vita. Una giornata in cui tutto va magicamente a posto, in cui puoi stare con chi ti è più prezioso pur sapendo che quella è l'unica finestra che avrai a tua disposizione. In quel giorno mi è stato fatto un regalo molto bello e inaspettato: The seldon seen kid degli Elbow. Bello perchè, voi lo sapete, regalatemi musica e letture fidate e per me è come stare in paradiso. Inaspettato perchè fino a quel momento non avevo dato la giusta importanza a quel disco. Ed è strano perchè penso che invece mi descriva forse nella maniera più precisa possibile per degli artisti che neanche sanno che esisto. In quel disco c'è la mia parte più tranquilla, la mia parte più scherzosa - quella che tiro fuori pochissime volte - la mia parte più passionale, quella più triste e via dicendo. E poi c'è One day like this. Un signor pezzo tanto da essere stato premiato come migliore canzone per musica e testo. E quando la sentite vi trasmette quella gioia tranquilla di una bella giornata di sole non troppo calda, non troppo fredda, non troppo umida, non troppo secca... in una parola semplicemente perfetta. In un giorno così tutto è possibile. E' possibile vedere il sorriso comparire sulle mie labbra, sentire in sottofondo gli uccellini che cantano, i bambini che giocano, la delizia del vento che ti scompiglia i capelli. Tutto sembra più bello, più dolce, più gioioso. Le preoccupazioni che ci hanno afflitto fino a quel momento scompaiono per lasciare il posto a un quieto e placido equilibrio interiore. E non importa se non durerà per sempre. On a day like this... in un giorno così vale la pena di viverselo appieno. Fatevi questo regalo: sentitevi questo gioiellino...


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categorie: musica, ricordi, meraviglia


Moon, my confidant...
giovedì, 11 giugno 2009 alle 00:51

Immagine di Jennifer Short trovata qui.
Nowhere 15 maggio 2009
Ci sono dischi che è impossibile recensire. O almeno lo è per me che non sono una professionista della parola ma, semplicemente, una scribacchina della domenica. Era dai tempi di Vespertine di Bjork che non mi imbattevo in un opera genuinamente femminile. E per femminile intendo bello, vibrante, passionale, speziato, colorato, caldo... insomma tutte quelle qualità che rendono grande una donna. Sotto lo pseudonimo Bat for Lashes si nasconde una piccola grande donna: Natasha Khan. Uno scricciolo trentenne non bellissima ma che ha la capacità di ammaliarti con lo sguardo e con una voce incredibilmente bella. Ascoltando Two Suns sono tornata indietro nel tempo, a quando ho scoperto la sua nume tutelare, anzi per essere precisi è la nume di tutte le cantanti nuova generazione (per intenderci Bjork, Tori Amos e via dicendo): Kate Bush. Mi ha ricordato molto la meraviglia che ho provato di fronte a una voce davvero unico e a una sensibilità rara. E' il brano adatto per chiudere una giornata piena di ricordi e di riflessioni. Piene di scoperte e di riscoperte e di riesami personali. Le parole sanno colpire nel profondo. Nel bene e nel male. Una danza, un viaggio: è la vita. A volte capita che ci sia una fermata che ci impegna più del solito e rimaniamo fermi ad aspettare di ripartire. A volte invece capita che gli eventi prendano una piega che ci porta in direzioni impensate. Nessuna certezza, solo tante speranze. Speranze di non lasciare nulla di sospeso per quando la ruota si spezza e poi riprende a girare.
Un altro giro di giostra altrove...


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categorie: musica, twilight

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