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Fantasmi
martedì, 04 marzo 2008 alle 11:21


Io amo Michael Trent Reznor, lo amo dal più profondo del cuore. Mi ha fatto la sorpresa di Pasqua anticipata. Non sono impazzita praticamente la vera notizia è questa (tratta da rockstar.it):
Il gruppo di Trent Reznor ha finalmente concluso le registrazioni di un nuovo capitolo nella storia dei NIN:« “Ghost I-IV”.
Si tratta di un album strumentale registrato durante l’autunno del 2007, e come promesso dallo stesso Reznor, si tratta del primo album gratuito realizzato dalla band: è possibile scaricare la prima parte del disco composta da nove brani andando sul sito del gruppo, per le restanti 27 (si tratta di un album con 36 canzoni) dovrete tirare fuori solo 5 dollari.
“Ghost I-IV” seguirà la stessa strada di “In Rainbows” dei Radiohead, infatti, dall’8 aprile darà disponibile anche una versione fisica del disco distribuita negli Stati Uniti dalla RED Distribution; ma non solo, per l’occasione Reznor ha deciso di organizzare una vera e propria celebrazione della sua musica creando varie pubblicazioni del disco.
Oltre all’anteprima gratuita e al download completo a soli 5$, “Ghost I-IV” sarà disponibile anche nelle seguenti versioni:

    * 2xCD: con un booklet di 16 pagine; al momento dell’ordine potrete scaricare i brani in qualità CD e un PDF di 40 pagine. I CD saranno spediti solo dopo l’8 aprile: costo 10$.
    * Deluxe Edition: una confezione con un libro fotografico, i due CD, un DVD multi traccia da utilizzare per comporre remix e un DVD Blu-Ray con stereo a 24 bit 96Khz: costo 75$
    * Limited Edition (nella foto): 4 vinili da 180 grammi, i 2 CD, il DVD multi traccia, il DVD Blu-Ray, il libro fotografico e due stampe ‘artistiche’ di “Ghost I-IV”: costo 300$ (disponibili solo 2.500 pezzi autografati)
“Volevo fare un disco del genere da anni” ha spiegato Reznor “A causa della sua natura non avrebbe avuto senso pubblicarlo prima.
Questa collezione di musica è il risultato di un lavoro realizzato dal punto di vista visivo, abbiamo vestito luoghi e scenari con la musica: è una colonna sonora per chi sogna a occhi aperti.
Sono molto fiero del risultato e di come siamo riusciti a proporvelo direttamente senza interferenze”.
“Ghost I-IV” ha avuto un tale successo che ha obbligato i NIN ad ampliare la rete di server dove poterlo reperire; il disco (le prime 9 tracce) è disponibile anche su BitTorrent ed Emule.» Secondo voi mi potevo far sfuggire questa ghiotta novità? Nah. Dopo un giorno passato a combattere contro link fasulli e spacchettamenti assurdi alla sera sono riuscita a mettere le mani a questo piccolo capolavoro. La prima impressione che ne ho ricevuto è che Reznor ha intinto la penna musicale nell'inchiostro più nero esistente dell'universo e ci ha reso un'opera che più oscura non si poteva. Atmosfere malate, malatissime, una vera e propria mazzata emotiva. C'è molta sperimentazione sonora, una pulizia e bellezza del suono formidabili. Più e più volte mi ha sorpreso e stupito e sconcertato. E molte volte mi ha fatto arrabbiare perchè c'era materiale per un ottimo disco di canzoni. Ma va bene così, lui vuole giocare con la sua arte e la sua musica e ci riesce benissimo. Ci sono molti brani con il pianoforte, c'è anche molta chitarra, a volte mi sono ritrovata a fare headbanging. Da ascoltare rigorosamente in cuffia e sparato: vi sarà più facile cogliere la complessità e la ricchezza di suoni che costituiscono i vari brani. Dea quanto amo quest'uomo... Grazie! Grazie!
P.S. Fermate la musica. Il video che ho messo li sopra è uno degli estratti che girano su youtube.

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Hurt
venerdì, 29 febbraio 2008 alle 10:55


Io ascolto Radio Capital, spesso e volentieri. Alla sera ospita il grande Mixo che ne sa a pacchi di musica e che ha contributo ad arricchire la mia cultura musicale quando ero una giovane e immatura adolescente affamata di nuovi ascolti. Ma, c'è un ma. La piantate di mettere la cover di Cash di Hurt che, pur essendo bella, non arriverà mai e poi mai a raggiungere il livello emotivo ed espressivo dell'originale fatta da quel grande cantore della rabbia e della disperazione di Trent Reznor? Allora per tutti quelli che ascoltano abitualmente quella radio e ancora non conoscono il pezzo: Hurt di Johnny Cash è una cover di un pezzo favoloso dei Nine inch Nails. La potete sentire nel video qui sopra. Fermate la musica in sottofondo e giudicate con le vostre orecchie. E dal vivo questa fa molto ma molto male. Tanto che la voce mi muore puntualmente in gola...

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Don't you know who you are?
sabato, 08 settembre 2007 alle 14:55

Faccio gemellaggio di titolo con la Haunted Krishel per parlarvi di un disco che mi è arrivato emotivamente due anni dopo la sua uscita nei mercati discografici. Non mi chiedo neanche il perchè. Sono semplicemente contenta di ciò perchè è come se fossero usciti due album, invece di uno, quest'anno. Per me una goduria massima. Questo disco arriva cinque anni dopo il suo predecessore "The Fragile" e devo essere sincera all'inizio non mi è mai arrivato. Ho provato molte volte ad ascoltarlo perchè mi sembrava un sacrilegio ma non c'era nulla da fare. Dovevo cambiare io dall'interno e la magia di una Only eseguita dal vivo a Bologna mi ha fatto capire che era il momento. E' un disco pieno di resoconti. Mr. Selfdestruct sta risalendo faticosamente la china cercando di ripulirsi da un passato pieno di ferite, graffi, depressione e droga. Ne esce fuori un disco che alcuni, quelli che ancora non hanno capito, definirebbero di transizione. Con il senno di poi e avendo alle orecchie ancora i suoni di Year Zero posso dire che è il dovuto percorso artistico: in With Teeth ci sono i germi e le sonorità che poi esploderanno più in avanti. Parte All the love in the world e c'è qualcosa che non mi torna. La musica va in una direzione la solita, quella disturbata, mentre nel testo si parla d'amore. E' quella la soluzione contro le tenebre? Andiamo avanti e arriva You know what you are una canzone dai suoni pesanti, accelerati, corposi che ti fa venire voglia di di fare headbanging e di prendere la prima cosa che ti capita sotto mano e spaccarla. Spacca tutto. Tu non sai che cosa sei, non sai che cosa cazzo sei. Odio, fiele allo stato puro distillato accellerato. Anche la voce è aggressiva, tagliente, urlata. Non puoi cambiare niente di quello che sei. Bastardo sei e bastardo rimarrai. Ora spaccherò la faccia al primo che mi dice che The hands that feed è brutta. Non lo è. Ha una ritmica che farebbe ballare pure la persona più piantata dall'universo e dal vivo spacca da morire. Infatti mentre la sento mi sto esibendo nella danza della scrivania (un giorno ve ne parlerò). E il coro finale è assolutamente imperdibile: Combatterai la mano che ti nutre anche quando sarai in ginocchio? Sembra un'ideale domanda in riferimento a "I'd rather die but give you control..." e parte una disamina lucida e disillusa sull'amore: "Love is not enough" A volte  le cose non vanno come si è programmato e l'amore non basta per tenere le cose in piedi. Questa canzone ha un incedere sinuoso, molto accattivante. La novità di questo disco è che il suono è molto presente, molto corposo. Le percussioni sono molto secche, squadrate, le chitarre presenti e graffianti. C'è molta più strumentazione convenzionale rispetto al passato. Come ha detto un mio amico: "è l'anima rock di Reznor che prende il sopravvento sull'industrial"(vero Gekko?). L'amore non è abbastanza e le giornate passano tutte allo stesso modo. "Everyday is exactly the same" è l'alienazione fatta persona. Ogni giorno passa nello stesso modo e non puoi farci nulla. Pensi di essere felice con i giorni tutti uguali ma alla fine sai che la tua anima ci morirà e non sai cosa fare per rimediare...il brano si chiudo con note che riportano alla mente il finale di Closer. Da studio Only non rende assolutamente come dal vivo. Quel "there is no fucking you there is only me" in concerto è un urlo, un pugno allo stomaco da dedicare a tutti quelli che ci hanno ferito e che ci stanno ancora ferendo nel profondo. "Sunspot" è calore liquido che scorre nelle vene e si impossessa della tua anima e della tua carne. Caldo, fa molto caldo qui dentro...ho bisogno di una doccia fredda. Arriva con il suono greve e pesante di The line begins to blur ma si prosegue e arriva uno di quei brani che, quando lo senti, l'ambiente dove ti trovi si dissolve. Siete solo tu e la musica: "Beside you in time." E' una botta emotiva clamorosa, tutto si dissolve, lo scorrere del tempo. Tutto passa e tu sei un semplice spettatore. Eppure senti le tempie pulsare forte. E' una chiamata: Trent Reznor moderno e diabolico pifferaio magico sta delicatamente, subdolamente richiamando all'appello tutti i suoi adepti. E come rimanere insensibili? Right Where It Belongs, il brano che chiude il disco, parte con incedere decisamente scanzonato. All'interno della canzone c'è una parte pubblico festante registrato dal vivo e mi viene in mente che questa canzone descrive esattamente tutto il mondo che gravita i concerti. C'è l'attesa spasmodica per l'evento, la festa, il fatto di sentirsi al posto giusto al momento giusto, feedback tra pubblico e autore, la tensione da parte sua per rendere al meglio la sua opera. E quella lieve tristezza che arriva inevitabile quando tutto finisce. Un cerchio si è chiuso, ora tutto è al proprio posto.  Questo gruppo ha preso una parte importante nella mia anima. Trent Reznor con questo disco, e poi con quello successivo, ha dimostrato ancora una volta di essere un'artista con la A maiuscola capace di mettersi totalmente in gioco. Fedele soltanto a se stesso e a Dea Musica.

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Fragile
giovedì, 16 agosto 2007 alle 16:42

Si ringrazia Artfinale per la splendida immagine.

Si avvisa i gentili ospiti della casa che parlerò di materiale scomodo. Proprio così se siete ipersensibili non vi ci dovete nemmeno avvicinare a questo disco. Di questo genio del male vi ho già parlato più volte ma non di questo disco. E' un disco fragile ma non per questo privo di aggressività. Trent Reznor ha sempre avuto una caratteristica che me l'ha fatto amare: è capace di prenderti l'anima, ridurtela a brandelli e stare li a fissarti sorridente mentre raccogli i cocci. The fragile non fa eccezione: è un disco disturbato e disturbante, una vera lametta a tagliarti in due e esporre a nudo le miserie e l'immensa fragilità dell'animo umano. E' un disco diviso in due parti chiamato, secondo me non a caso, "left" e "right". Come il cervello. E' il disco più ambizioso e personale di Trent Reznor. C'è la sfiducia verso il mondo, il pessimismo eppure l'amore può essere una soluzione (We're in this together e la toccante The fragile) ma c'è come una patina oscura che permea tutta l'opera. E' come una perenne cortina che non riesce a far trapassare del tutto la luce. Una lotta interiore ed esteriore: "Just like you immagined"...è come avevi immaginato, è anche peggio."Even deeper" inizia con un suono pericolosamente cavernoso come se provenisse dagli abissi più devastanti e se ti trovi li non puoi sentire nulla, non ti arriva nulla ("And I wish I felt something"), quando pensi che sia tutto finito l'orrore e la disperazione si insinuano dentro di te ancora più in profondità. Vuoi provare ad aiutarmi ad andare avanti? E' la silente preghiera alla fine del pezzo. Si continua, Reznor ci lascia scampo, "baby's got a problem"... ma tenta di nasconderlo. Però non si può non è possibile. No you don't è quanto di più aggressivo e violento ci possa essere: una vera mazzata per l'anima e le orecchie. La mer. Come descrivervela? E' un canto della sirena, vi ammalia, sempre rilassarvi eppure c'è tensione. E' come il suono del carillion nei film dell'orrore. Pensate sia qualcosa di innocente e invece...arriva la botta. Arriva The great below. Questa la dovete sentire. E' semplicemente meravigliosa. E' il canto di un'anima disperata. Monumentale come canta "And I descend from grace/in house of undertow/I will take my place in the great below"(discendo dalla grazia/nella casa della risacca/e prenderò il mio posto nel grande abisso). Niente tregua, siamo ancora in una guerra con l'anima e i sentimenti. Si ricomincia con The Way Out Is Through, quasi come dire: proviamo a uscire dal grande abisso. E' un'illusione, solo questo, e ce lo conferma nel brano successivo con incedere scanzonato eppure il testo recita: "Try to save myself but myself keep slipping away". Ci provo a salvarmi ma c'è qualcosa che mi sguscia dalle mani. E provi anche a cercare l'aiuto delle persone ma dove diavolo siete finiti? "Where is everybody?". Perchè scappate quando ho più bisogno di voi? E se The Mark Has Been Made è un altro ottimo esempio di incrocio tra strumenti classici e campionamenti aggressivi e rabbiosi, chiuso alla fine dalla voce spezzata di Trent che pronuncia poche e arcane parole ("I'm getting closer, I'm getting closer, I'm getting closer all the time"), Please è un pezzo di psicotica e paranoica elettronica derivante in linea diretta da Pretty Hate Machine. E si arriva a "Starfuckers inc": una tagliente tirata ironica e autoironica sullo star system in generale (nel video tra le varie statuette di personaggi famosi c'è anche quella di Reznor stesso) e su come alcuni personaggi mirano solo ad arricchirsi prendendo in giro chi li segue e li ammira. Complication è un altro pezzo elettronico strumentale, che introduce abbastanza bene I'm Looking Forward to Joining You, Finally, costruita su una batteria dai suoni estremamente originali e avvolta da una tristezza malinconica, le cui parole fanno pensare al fallimento di una persona cara a cui l'autore sente di potersi ricongiungere. Con The big come down si continua la strada della sperimentazione sonora tra furiosi elementi industrial come la voce rabbiosa e i synth graffianti e campionamenti classici di strumenti a corda suonati in maniera psicotica. Ancora una volta l'interpretazione di Reznor ci restituisce tutto il patimento nella ricerca di una pace interiore che sembra non arrivare mai. Lampante in questo senso la martellante Underneath It All. Puoi tentare qualsiasi cosa ma i demoni rimangono al loro posto dove li avevi lasciati. Sembra essere questo il significato profondo della frase "All I do, I can still feel you" ripetuta in maniera ossessiva. Ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati alla fine di questa sorta di percorso analitico nella mente di Trent Reznor e il risultato non è per niente rassicurante: Ripe (with decay) costruita ancora attorno a campionamenti chitarristici distorti digitalmente, la traccia è avvolta da un cupo alone di tastiere e suoni ambient in cui fanno capolino note suonate al basso e al pianoforte, con un crescendo interrotto e poi ripreso, in cui si innestano anche campionamenti vocali di Trent stesso. Se alla fine di questo disco pensate che l'autore abbia trovato una sua serenità interiore siete davvero fuori strada...
P.S. Notazione personale. Ogni volta che ascolto questo disco vengo assalita da pensieri molto "caldi". Cercate di capire da soli che cosa intendo...

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Tremate: l'anno zero è arrivato.
domenica, 15 aprile 2007 alle 13:46
Ora spiego l'arcano riguardo l'anno zero: ho tentato di fare arrivare ai miei lettori l'atmosfera malata di alcuni siti legati a una vera opera d'arte. Il signor Trent Reznor, per pubblicizzare il suo nuovo pargolo, ha deciso di fare impazzire i suoi fan coinvolgendoli in una vera e propria caccia al tesoro virtuale fatta di brani trovati in penne usb lasciate "casualmente" nei bagni durante i concerti e di siti legati all'amosfera malata del disco. La storia più o meno è questa: anno 2022 il mondo è in declino totale, sull'orlo del collasso. Ci sono stati diversi segnali preoccupanti: un'attentato terroristico durante l'81ma premiazione degli Oscar, le acque che diventano rosse, l'introduzione di una droga che porta a vedere una "Presenza" dai connotati e dal compito decisamente inquietanti. Ora che avete tutte le coordinate per capire meglio passiamo al disco vero e proprio. Reznor ha rivoluzionato il suo modo di fare musica. E' acido, acidissimo, corrosivo. Niente più chitarre e quelle che si sentono sono campionate. Influenze da Depeche Mode, in primis, Aphex Twin, Massive Attack e chissà cos'altro. Il disco va sentito per intero. E' compatto, discorsivo, non c'è un'attimo di cedimento. Non un capolavoro ma poco ci manca. E in sotto traccia ci sono una miriade di suoni nascosti tale da necessitare un ascolto in cuffia e sparato ad alto volume. Disco dell'anno per me, a menochè un certo arcangelo non decida di farsi risentire. E ora passo a recensirlo brano per brano.
Hyperpower: incipit davvero galvanizzante e devastante. Sembra di assistere ad una sommossa con tanto di agenti che picchiano a destra e a manca. The beginning of the end: è il brano che mi prende meno. Attenzione. Ho detto che mi prende di meno non che sia brutto. Musicalmente ricorda forse un pò troppo My sharona e rende meglio da studio che dal vivo. Concentrato di energia e di forza musicale. Volendo la si potrebbe anche ballare... Survivalism: Devastante. Brutale. Aggressiva in maniera sublime. You got pacifism, I got survivalism. I vecchi ideali non funzionano più, l'imperativo è sopravvivere. Dal vivo è esplosiva. Anzi direi che è proprio nella dimensione live che sono riuscita a fare pace con questo brano. Ogni volta che la sento alzo il volume a manetta e mi esalto. The good soldier: come rendere moderna una classica marcia militare. Questo è. Con un'apertura melodica verso la fine davvero toccante. E sublime il testo: I am trying to see, I am trying to believe. This is nowhere I should be. L'impotenza dell'uomo verso il crollo totale. Sia per il testo che per la musica. Vessel: il capolavoro in un disco ottimo. Graffiante, acido, sembra di risentire gli echi dei vecchi Nine Inch Nails. Come atmosfere mi ricorda Closer. Una Closer del 21esimo secolo. Me I'm not: I Nine inch nails che fanno trip-hop?? E da quando? Sono rimasta davvero basita, diavolo di un Reznor. Il pezzo spacca e di brutta maniera ti ritrovi a scuotere in maniera ritmata la testa. Can't stop me I'm not...(scegliete voi cosa non sono ) Capital G: picchierò il primo che mi dice che questa canzone è brutta. Non lo è per niente. Il tono della voce è sarcastico, sta prendendo in giro qualcuno (forse il suo pupillo Manson, a giudicare da certi passaggi musicali? Chissà) e la musica segue perfettamente il piglio ironico. E' divertita e divertente, scanzonata per quanto possa esserlo un brano  dei Nin. Qui c'è un piccolo esempio di quanto dicevo prima: in sottotraccia ci sono dei suoni "deviati" difficili da percepire...My violent heart: quando ho sentito questo brano per la prima volta sono saltata dalla sedia. E' tornato. I Nine inch nails sono tornati. E' subdolo, suadente, seducente, ti coccola all'inizio, un vero e proprio diavolo tentatore. Voce molto bassa, rabbia trattenuta al massimo grado che sembra voler esplodere ma non lo fa mai totalmente neanche nel ritornello. Insomma una delizia per le mie orecchie: we crawl... The Warning: un nuovo rimando alle vecchie opere. Ci risento echi di Piggy, della fine di questo brano. God given: se nel futuro esisterà ancora una discoteca questo brano sarà considerato un classicone. Fa muovere il culo persino alla persona più piantata dell'universo da quanto è deliziosamente ritmata. Suoni perfetti, forse al limite della glacialità ma va bene, ce ne fossero di dischi così. Meet your master: la cosa che mi chiedo andando avanti ad ascoltarlo è come diavolo farà a portarlo dal vivo? Grande mistero. Il punto di forza è che riesce ad essere perfettamente in bilico tra ricerca di uno stile differente, nuovo per il gruppo, senza ignorare il passato come in questo pezzo. E poi verso la fine di nuovo un'apertura melodica bellissima, che ti fa chiedere "pietà per le mie coronarie, non ce la faccio più!" Ma il tizio è sadico e assesta una delle prime mazzate terrificanti del disco: The greater good. Deliziosamente ipnotica e malevola, strumenti normali che diventano inquietanti. Si va avanti, è sempre peggio, The great destroyer è il secondo capolavoro. Linea vocale meravigliosa (Trent Reznor ha preso lezioni di canto nel frattempo?), musicalmente molto espressiva dall'inizio alla fine dove la fine del mondo è simboleggiata dal puro rumorismo elettronico. Bello, bello, bello! Come ho letto da altre parti date un pianoforte al frontman dei Nin e sarà difficile che faccia uscire brutte cose. Another version of truth è la mestizia calma dopo la distruzione, stranamente molto minimale in un disco fin troppo ricco e complesso. In this twilight ha il pregio di essere la perfetta triste narrazione di un mondo ormai fottuto. Sia musica con le note in diminuire dell'inizio, il cantato che segue la dissonanza. Da Greater Good fino ad adesso il disco ha cambiato i connotati da aggressivo, provocatore, diventa triste e decadente. Zero-Sum è la chiusura ideale. Si parla in sotto voce, i toni sono dimessi, si levano le tende. E poi quel "shame on us" uno dei punti più alti dell'espressività di questa grande opera. La disperazione fatta carne, voce, musica e cuore. Era il disco che volevo. Il. Disco. Che. Volevo. Volevo che ritornasse a prendermi l'anima e a distruggermela di nuovo. Grazie. Grazie mille.
P.S. Non è finita, l'anno zero non è finito. C'è un secondo capitolo. Che gli Dei abbiano pietà delle nostre povere anime...

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categorie: musica, nin , anno zero

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