|
||||||
|
|
Fantasmi martedì, 04 marzo 2008 alle 11:21 commenti (7); commenti (7); Permalink; categorie: musica, nin
Hurt venerdì, 29 febbraio 2008 alle 10:55 commenti (6); commenti (6); Permalink; categorie: musica, shout, nin
Don't you know who you are? sabato, 08 settembre 2007 alle 14:55 ![]() Faccio gemellaggio di titolo con la Haunted Krishel per parlarvi di un disco che mi è arrivato emotivamente due anni dopo la sua uscita nei mercati discografici. Non mi chiedo neanche il perchè. Sono semplicemente contenta di ciò perchè è come se fossero usciti due album, invece di uno, quest'anno. Per me una goduria massima. Questo disco arriva cinque anni dopo il suo predecessore "The Fragile" e devo essere sincera all'inizio non mi è mai arrivato. Ho provato molte volte ad ascoltarlo perchè mi sembrava un sacrilegio ma non c'era nulla da fare. Dovevo cambiare io dall'interno e la magia di una Only eseguita dal vivo a Bologna mi ha fatto capire che era il momento. E' un disco pieno di resoconti. Mr. Selfdestruct sta risalendo faticosamente la china cercando di ripulirsi da un passato pieno di ferite, graffi, depressione e droga. Ne esce fuori un disco che alcuni, quelli che ancora non hanno capito, definirebbero di transizione. Con il senno di poi e avendo alle orecchie ancora i suoni di Year Zero posso dire che è il dovuto percorso artistico: in With Teeth ci sono i germi e le sonorità che poi esploderanno più in avanti. Parte All the love in the world e c'è qualcosa che non mi torna. La musica va in una direzione la solita, quella disturbata, mentre nel testo si parla d'amore. E' quella la soluzione contro le tenebre? Andiamo avanti e arriva You know what you are una canzone dai suoni pesanti, accelerati, corposi che ti fa venire voglia di di fare headbanging e di prendere la prima cosa che ti capita sotto mano e spaccarla. Spacca tutto. Tu non sai che cosa sei, non sai che cosa cazzo sei. Odio, fiele allo stato puro distillato accellerato. Anche la voce è aggressiva, tagliente, urlata. Non puoi cambiare niente di quello che sei. Bastardo sei e bastardo rimarrai. Ora spaccherò la faccia al primo che mi dice che The hands that feed è brutta. Non lo è. Ha una ritmica che farebbe ballare pure la persona più piantata dall'universo e dal vivo spacca da morire. Infatti mentre la sento mi sto esibendo nella danza della scrivania (un giorno ve ne parlerò). E il coro finale è assolutamente imperdibile: Combatterai la mano che ti nutre anche quando sarai in ginocchio? Sembra un'ideale domanda in riferimento a "I'd rather die but give you control..." e parte una disamina lucida e disillusa sull'amore: "Love is not enough" A volte le cose non vanno come si è programmato e l'amore non basta per tenere le cose in piedi. Questa canzone ha un incedere sinuoso, molto accattivante. La novità di questo disco è che il suono è molto presente, molto corposo. Le percussioni sono molto secche, squadrate, le chitarre presenti e graffianti. C'è molta più strumentazione convenzionale rispetto al passato. Come ha detto un mio amico: "è l'anima rock di Reznor che prende il sopravvento sull'industrial"(vero Gekko?). L'amore non è abbastanza e le giornate passano tutte allo stesso modo. "Everyday is exactly the same" è l'alienazione fatta persona. Ogni giorno passa nello stesso modo e non puoi farci nulla. Pensi di essere felice con i giorni tutti uguali ma alla fine sai che la tua anima ci morirà e non sai cosa fare per rimediare...il brano si chiudo con note che riportano alla mente il finale di Closer. Da studio Only non rende assolutamente come dal vivo. Quel "there is no fucking you there is only me" in concerto è un urlo, un pugno allo stomaco da dedicare a tutti quelli che ci hanno ferito e che ci stanno ancora ferendo nel profondo. "Sunspot" è calore liquido che scorre nelle vene e si impossessa della tua anima e della tua carne. Caldo, fa molto caldo qui dentro...ho bisogno di una doccia fredda. Arriva con il suono greve e pesante di The line begins to blur ma si prosegue e arriva uno di quei brani che, quando lo senti, l'ambiente dove ti trovi si dissolve. Siete solo tu e la musica: "Beside you in time." E' una botta emotiva clamorosa, tutto si dissolve, lo scorrere del tempo. Tutto passa e tu sei un semplice spettatore. Eppure senti le tempie pulsare forte. E' una chiamata: Trent Reznor moderno e diabolico pifferaio magico sta delicatamente, subdolamente richiamando all'appello tutti i suoi adepti. E come rimanere insensibili? Right Where It Belongs, il brano che chiude il disco, parte con incedere decisamente scanzonato. All'interno della canzone c'è una parte pubblico festante registrato dal vivo e mi viene in mente che questa canzone descrive esattamente tutto il mondo che gravita i concerti. C'è l'attesa spasmodica per l'evento, la festa, il fatto di sentirsi al posto giusto al momento giusto, feedback tra pubblico e autore, la tensione da parte sua per rendere al meglio la sua opera. E quella lieve tristezza che arriva inevitabile quando tutto finisce. Un cerchio si è chiuso, ora tutto è al proprio posto. Questo gruppo ha preso una parte importante nella mia anima. Trent Reznor con questo disco, e poi con quello successivo, ha dimostrato ancora una volta di essere un'artista con la A maiuscola capace di mettersi totalmente in gioco. Fedele soltanto a se stesso e a Dea Musica.
commenti (6); commenti (6); Permalink; categorie: musica, nin
Fragile giovedì, 16 agosto 2007 alle 16:42 ![]() Si ringrazia Artfinale per la splendida immagine. Si avvisa i gentili ospiti della casa che parlerò di materiale scomodo. Proprio così se siete ipersensibili non vi ci dovete nemmeno avvicinare a questo disco. Di questo genio del male vi ho già parlato più volte ma non di questo disco. E' un disco fragile ma non per questo privo di aggressività. Trent Reznor ha sempre avuto una caratteristica che me l'ha fatto amare: è capace di prenderti l'anima, ridurtela a brandelli e stare li a fissarti sorridente mentre raccogli i cocci. The fragile non fa eccezione: è un disco disturbato e disturbante, una vera lametta a tagliarti in due e esporre a nudo le miserie e l'immensa fragilità dell'animo umano. E' un disco diviso in due parti chiamato, secondo me non a caso, "left" e "right". Come il cervello. E' il disco più ambizioso e personale di Trent Reznor. C'è la sfiducia verso il mondo, il pessimismo eppure l'amore può essere una soluzione
(We're in this together e la toccante The fragile) ma c'è come una patina oscura che permea tutta l'opera. E' come una perenne cortina che non riesce a far trapassare del tutto la luce. Una lotta interiore ed esteriore: "Just like you immagined"...è come avevi immaginato, è anche peggio."Even deeper" inizia con un suono pericolosamente cavernoso come se provenisse dagli abissi più devastanti e se ti trovi li non puoi sentire nulla, non ti arriva nulla ("And I wish I felt something"), quando pensi che sia tutto finito l'orrore e la disperazione si insinuano dentro di te ancora più in profondità. Vuoi provare ad aiutarmi ad andare avanti? E' la silente preghiera alla fine del pezzo. Si continua, Reznor ci lascia scampo, "baby's got a problem"... ma tenta di nasconderlo. Però non si può non è possibile. No you don't è quanto di più aggressivo e violento ci possa essere: una vera mazzata per l'anima e le orecchie. La mer. Come descrivervela? E' un canto della sirena, vi ammalia, sempre rilassarvi eppure c'è tensione. E' come il suono del carillion nei film dell'orrore. Pensate sia qualcosa di innocente e invece...arriva la botta. Arriva The great below. Questa la dovete sentire. E' semplicemente meravigliosa. E' il canto di un'anima disperata. Monumentale come canta "And I descend from grace/in house of undertow/I will take my place in the great below"(discendo dalla grazia/nella casa della risacca/e prenderò il mio posto nel grande abisso). Niente tregua, siamo ancora in una guerra con l'anima e i sentimenti. Si ricomincia con The Way Out Is Through, quasi come dire: proviamo a uscire dal grande abisso. E' un'illusione, solo questo, e ce lo conferma nel brano successivo con incedere scanzonato eppure il testo recita: "Try to save myself but myself keep slipping away". Ci provo a salvarmi ma c'è qualcosa che mi sguscia dalle mani. E provi anche a cercare l'aiuto delle persone ma dove diavolo siete finiti? "Where is everybody?". Perchè scappate quando ho più bisogno di voi? E se The Mark Has Been Made è un altro ottimo esempio di incrocio tra strumenti classici e campionamenti aggressivi e rabbiosi, chiuso alla fine dalla voce spezzata di Trent che pronuncia poche e arcane parole ("I'm getting closer, I'm getting closer, I'm getting closer all the time"), Please è un pezzo di psicotica e paranoica elettronica derivante in linea diretta da Pretty Hate Machine. E si arriva a "Starfuckers inc": una tagliente tirata ironica e autoironica sullo star system in generale (nel video tra le varie statuette di personaggi famosi c'è anche quella di Reznor stesso) e su come alcuni personaggi mirano solo ad arricchirsi prendendo in giro chi li segue e li ammira. Complication è un altro pezzo elettronico strumentale, che introduce abbastanza bene I'm Looking Forward to Joining You, Finally, costruita su una batteria dai suoni estremamente originali e avvolta da una tristezza malinconica, le cui parole fanno pensare al fallimento di una persona cara a cui l'autore sente di potersi ricongiungere. Con The big come down si continua la strada della sperimentazione sonora tra furiosi elementi industrial come la voce rabbiosa e i synth graffianti e campionamenti classici di strumenti a corda suonati in maniera psicotica. Ancora una volta l'interpretazione di Reznor ci restituisce tutto il patimento nella ricerca di una pace interiore che sembra non arrivare mai. Lampante in questo senso la martellante Underneath It All. Puoi tentare qualsiasi cosa ma i demoni rimangono al loro posto dove li avevi lasciati. Sembra essere questo il significato profondo della frase "All I do, I can still feel you" ripetuta in maniera ossessiva. Ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati alla fine di questa sorta di percorso analitico nella mente di Trent Reznor e il risultato non è per niente rassicurante: Ripe (with decay) costruita ancora attorno a campionamenti chitarristici distorti digitalmente, la traccia è avvolta da un cupo alone di tastiere e suoni ambient in cui fanno capolino note suonate al basso e al pianoforte, con un crescendo interrotto e poi ripreso, in cui si innestano anche campionamenti vocali di Trent stesso. Se alla fine di questo disco pensate che l'autore abbia trovato una sua serenità interiore siete davvero fuori strada...P.S. Notazione personale. Ogni volta che ascolto questo disco vengo assalita da pensieri molto "caldi". Cercate di capire da soli che cosa intendo... commenti (11); commenti (11); Permalink; categorie: musica, nin
Tremate: l'anno zero è arrivato. domenica, 15 aprile 2007 alle 13:46 Ora spiego l'arcano riguardo l'anno zero: ho tentato di fare arrivare ai miei lettori l'atmosfera malata di alcuni siti legati a una vera opera d'arte. Il signor Trent Reznor, per pubblicizzare il suo nuovo pargolo, ha deciso di fare impazzire i suoi fan coinvolgendoli in una vera e propria caccia al tesoro virtuale fatta di brani trovati in penne usb lasciate "casualmente" nei bagni durante i concerti e di siti legati all'amosfera malata del disco. La storia più o meno è questa: anno 2022 il mondo è in declino totale, sull'orlo del collasso. Ci sono stati diversi segnali preoccupanti: un'attentato terroristico durante l'81ma premiazione degli Oscar, le acque che diventano rosse, l'introduzione di una droga che porta a vedere una "Presenza" dai connotati e dal compito decisamente inquietanti. Ora che avete tutte le coordinate per capire meglio passiamo al disco vero e proprio. Reznor ha rivoluzionato il suo modo di fare musica. E' acido, acidissimo, corrosivo. Niente più chitarre e quelle che si sentono sono campionate. Influenze da Depeche Mode, in primis, Aphex Twin, Massive Attack e chissà cos'altro. Il disco va sentito per intero. E' compatto, discorsivo, non c'è un'attimo di cedimento. Non un capolavoro ma poco ci manca. E in sotto traccia ci sono una miriade di suoni nascosti tale da necessitare un ascolto in cuffia e sparato ad alto volume. Disco dell'anno per me, a menochè un certo arcangelo non decida di farsi risentire. E ora passo a recensirlo brano per brano.Hyperpower: incipit davvero galvanizzante e devastante. Sembra di assistere ad una sommossa con tanto di agenti che picchiano a destra e a manca. The beginning of the end: è il brano che mi prende meno. Attenzione. Ho detto che mi prende di meno non che sia brutto. Musicalmente ricorda forse un pò troppo My sharona e rende meglio da studio che dal vivo. Concentrato di energia e di forza musicale. Volendo la si potrebbe anche ballare...
Survivalism: Devastante. Brutale. Aggressiva in maniera sublime. You got pacifism, I got survivalism. I vecchi ideali non funzionano più, l'imperativo è sopravvivere. Dal vivo è esplosiva. Anzi direi che è proprio nella dimensione live che sono riuscita a fare pace con questo brano. Ogni volta che la sento alzo il volume a manetta e mi esalto. The good soldier: come rendere moderna una classica marcia militare. Questo è. Con un'apertura melodica verso la fine davvero toccante. E sublime il testo: I am trying to see, I am trying to believe. This is nowhere I should be. L'impotenza dell'uomo verso il crollo totale. Sia per il testo che per la musica. Vessel: il capolavoro in un disco ottimo. Graffiante, acido, sembra di risentire gli echi dei vecchi Nine Inch Nails. Come atmosfere mi ricorda Closer. Una Closer del 21esimo secolo. Me I'm not: I Nine inch nails che fanno trip-hop?? P.S. Non è finita, l'anno zero non è finito. C'è un secondo capitolo. Che gli Dei abbiano pietà delle nostre povere anime... commenti (2); commenti (2); Permalink; categorie: musica, nin , anno zero
|
Get your own playlist at snapdrive.net!
|
||||
(c) template by www.ilgattodaglistivali.tk (c) Immagine di apertura di paganart.dreamdivining.com (c) lune di non si sa più chi ma di qualcuno tutti i comandi HTML utilizzati in questa pagina sono comandi standard consultabili su http://www.w3.org/MarkUp/e di pubblico dominio Il codice è stato scritto usando notepad o blocco note a dir che si voglia Thanks to: forum Non Solo Template che mi ha permesso di incrementare le mie conoscenze in materia |
||||||