Krishel's house


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Dea Scrittura
martedì, 02 ottobre 2007 alle 11:47


"Quando si scrive, si scrive e basta".

Vero. E' un'urgenza che va soddisfatta.

A.

Blogger: aglajaGE La mia homepage: http://aglajage.splinder.com Contattami Guarda il medialog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente aglajaGE
E, come ho sentito dire, se siamo veramente ispirati non scriviamo ma "diventiamo scrittura", le cose arrivano e non bisogna fermarsi a pensare.
Blogger: spiritchaser La mia homepage: http://spiritchaser.splinder.com Contattami Guarda il medialog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente spiritchaser

Sono di nuovo qui a parlare della scrittura e di come questa ha un'estrema importanza per me. E non sono mai stata compresa in questo. Mia madre non ha mai capito come mai, ogni volta che mi trovavo in difficoltà, prendevo la penna e buttavo giù quello che avevo dentro. E funzionava, il solo gesto della carta e della penna serviva come apripista verso il mio pensiero e il mio cuore con una forza che aveva dell'incredibile. Mi sento profondamente a disagio a tenere il blog, semplicemente perchè mi è sempre mancata la tecnica. Ho sempre compensato questa lacuna con un grande cuore, fantasia, creatività. Ma il senso di disagio continua, la consapevolezza che in giro ci siano dei veri artisti della parola, con un'abilità che mi posso solo sognare di notte continua. Leggo, vedo film, ascolto musica e cerco di raccontarlo nella maniera più onesta possibile. Molte, troppe volte mi chiedo perchè sto facendo tutto questo. Mi chiedo il senso della cura che metto nella casa e non solo. Ho un'urgenza dentro infinita di comunicare. Perchè accanto a me, fisicamente, la comunicazione manca. E sempre mancata: sono nata e cresciuta in una famiglia di gente estremamente chiusa che non trova il canale di comunicazione. Una costatazione questa, non una lamentela. Anche io alla fine non parlo molto. Non trovo il terreno fertile tutto qui.

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categorie: riflessioni, parola


Tangerine Avalon
lunedì, 01 ottobre 2007 alle 10:57

Nella mia caccia fruttuosa di venerdì ho trovato l'unica raccolta di racconti di Bradbury che mi mancava e l'ho preso al volo. Lo stile è sempre quello solito a cui ci ha abituato quest'autore. C'è una cosa  che uno dei personaggi di un racconto dice con cui sono d'accordo. Quando si scrive , si scrive e basta. Non bisogna scervellarsi sui particolari, sui dettagli perchè si rischia di perdere l'ispirazione per strada. Prendi la penna e comincia a scrivere, avrai tutto il tempo dopo per le limature del caso. Nel terzo occhio casualmente ho dato inizio ad una discussione sulla fantascienza sociologica, ispirata com'ero dal film Equilibrium di cui vi ho parlato giorni fa. Uno degli utenti ha segnalato tra i vari film Avalon che, se mi volete bene e se vi fidate del mio giudizio sui film, vi sconsiglio caldamente di vedere. La trama stringendo è questa: in un mondo futuristico, i giovani diventano sempre più assuefatti a un simulatore di battaglie illegale (e potenzialmente mortale) chiamato Avalon. Ash, una delle giocatrici migliori, viene a sapere dell'esistenza di alcuni livelli avanzati del gioco, abbandona il suo stile di gioco solitario e si unisce a un gruppo per raggiungere i livelli segreti. Non so neanche come descrivere la noia che ho provato a vederlo. L'unica cosa interessante del film è una domanda: "in fondo la realtà non è quella che credete di vivere?" Poteva essere interessante far girare tutto il film su questa domanda e invece si sono impuntati sul gioco. Non sono neanche riusciti a delineare bene la differenza tra la Ash del mondo reale, una solitaria sull'orlo della depressione il cui unico affetto è quello di un cane. Insomma se ve lo consigliano evitatelo come la peste.

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categorie: libri, cinema, parola


Word again and again
giovedì, 02 agosto 2007 alle 11:39

Ho appena iniziato un libro di Fabio Volo che non so se finirò, il famoso diritto di non finire un libro, ma non è di questo che voglio parlare. Lui conduce su Mtv Italia un programma che si chiama Italo Francese e ogni tanto mi capita di vederne l'edizione serale. Mi sono imbattuta per caso nell'intervista a Amelie Nothomb. Sapevo che si trattava di lei pur non avendo mai letto un suo libro. Mi ha colpito subito la sua tranquilla energia e la passione per quello che fa. Il fatto che lei sente l'esigenza di scrivere almeno quattro ore per giorno. E anche se non sono una grande scrittrice, la capisco. Capisco che le persone che hanno il fuoco di Dea Scrittura dentro non riescono a farne a meno, non possono respirare e stare bene se non scrivono. Un'altra cosa che mi ha colpito è che è una persona genuinamente eccentrica e profondamente viva e intelligente. Bella. Mi è piaciuta davvero. Ora però devo leggere qualcosa di suo, glielo devo dopo che mi ha incantato con la sua persona.

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categorie: parola


Contact
domenica, 29 luglio 2007 alle 00:02

 Si ringrazia  ~eclipsez per la splendida immagine

A volte basta poco e quella che è inziata come una pessima giornata diventa splendida. Basta poco, basta sentire una voce amica dall'altro capo del telefono. Per un amico con cui discuti perchè, al solito, non sa accettare la verità, ce n'è un'altro con cui scopri di poter parlare liberamente e di ridere e sorridere e fare battute. E' bello quando succede. Conosci un sacco di persone su internet e non sai come possano essere. Lo so molto bene, ci ho perso il cuore per una cosa del genere. Ci sono delle volte in cui invece hai a che fare con una persona con cui puoi parlare e aprirti e anche se non sono discorsi altisonanti, anche se non si parla dell'origine dell'universo ma di cinema e di musica non importa. Quello che importa davvero è il contatto che hai stabilito, è sentire che quella persona è come se fosse accanto a te e ti sta guardando negli occhi. L'importante è essere completamente rilassata e non dover far altro che essere te stessa. In questo mondo fatto di illusione, in questo mondo pieno di maschere e di norme che ti indicano come devi essere, diverso da quello che sei, non è poco. Contatto stabilito. Esperimento riuscito. Una sola domanda: ma perchè la gente si stupisce quando mi metto a ridere? Forse la Krishel ridarella non compare molto. Eppure esiste..

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categorie: parola, gioia pura


On writing
venerdì, 20 luglio 2007 alle 12:28

I signori che vedete qui sopra sono rispettivamente Clive Barker e Stephen King. Penso che non vi debba dire chi siano, o no?. Sto leggendo un libro molto particolare in cui questi due scrittori si raccontano attraverso interviste rilasciate in varie riviste e durante la riduzione cinematografica delle loro opere. Per ora sono alla parte riguardante Stephen King e devo dire che ne esce fuori il ritratto di una persona assolutamente onesta con se stessa e con il proprio talento. Come dice un cronista alla fine dell'intervista: "lei è un gentiluomo e un vero professionista". Io adoro libri come questi. Alla scoperta del "dietro le quinte" di un libro. Ho sempre detto che si può imparare a scrivere bene, si può imparare la tecnica, affinare il proprio registro stilistico (una cosa che, vi sorprenderà, ho fatto anche io. Se vi facessi leggere i miei primi parti ne rimarreste inorriditi. Ma quanto scrivevo male? Troppo. E capita ancora di tanto in tanto quando sono stanca e non mi sorveglio) ma non si può imparare a essere grandi scrittori. Ossia non si può imparare avere quel fuoco dentro che ti fa desiderare dalla mattina alla sera di scrivere, nessuno ti insegna ad avere quella profondità, quella sottile magia capace di catturare l'attenzione del possibile lettore e di portarlo a compiere un viaggio mentale alla scoperta di un nuovo mondo: il pensiero di chi scrive. Ci sono libri scritti male e libri scritti bene. Libri tradotti splendidamente e veri orrori di traduzione. Quando succede quest'ultimo è un peccato: è un tarpare le ali a una storia che potrebbe letteralmente volare.

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categorie: parola


Parole, parole, parole...
lunedì, 25 giugno 2007 alle 15:11

Avrei parlato nuovamente della parola se non fosse che splinder, per l'ennesima volta, è stata in manutenzione. Non dico neanche più spero che sia l'ultima perchè tanto so che non è così. Comunque torniamo a quello di cui volevo parlare. Stavo parlando con un amico che mi ha fatto presente come nei miei blog io non sono solita a lasciarmi andare al turpiloquio. Ok lo scrivo più come mangio: non ci sono parolacce qui nella casa. Posso dirlo? Non esiste proprio. Forse accade adesso in questo ultimo periodo ma sono convinta che se vado a spulciare indietro con i post qualcosa trovo. Immagino che chi si imbatte nel mio blog per la prima volta non ha voglia di andare a spulciare per le quasi 70 pagine di cui è composto. E pensare che non ci credevo molto...

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categorie: parola


Rivelazioni
domenica, 03 giugno 2007 alle 17:46

Vi farò una piccola rivelazione. Esiste un personaggio che mi ha influenzato ancora prima di tutti quelli di cui vi ho parlato finora: Josephine March. Si, avete capito bene, sto parlando proprio di Piccole Donne, il libro che tutte noi abbiamo letto, prima o poi. Ho amato questo personaggio sin da subito perchè era il più "moderno": ribelle, anticonformista, capace di tagliarsi la fluente chioma e venderla per ricavare dei soldi per la madre. Inoltre lei come me è presa dall'immensa passione per la scrittura. Penso che, se ora potete leggere le mie parole, un pò lo dovete anche a questo personaggio. Pensavo di essere come lei: impulsiva, sempre pronta a dire la verità anche quando era scomoda. Poi sono cambiata. Ho dovuto imparare a essere meno impulsiva e sono diventata lo spettro di un coniglio, sempre timorosa di tutto e di tutti. Sempre con la paura di essere io quella sbagliata, quella che si deve adeguare e mai il contrario. Però sotto le ceneri ancora cova quella Krishel simil Jo e quando esce fuori è peggio di un torrente in piena o di uno tsunami. E spesso, troppo spesso, la prima a pagare per questo sono proprio io...

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categorie: ricordi, parola


Excellent words.
martedì, 06 marzo 2007 alle 11:03

Vi sarete accorti che sul mio blog è comparso il titolo. Ne metto a iosa in quello di msn e non vedo perchè devo farlo mancare anche qui. Continuo a parlare del potere della parola. Ormai è un tema ricorrente il mio. Non ve ne parlerei se non fosse che me lo ritrovo nel libro che sto leggendo adesso. Immagino che sarete curiosi di sapere che cosa. Ve ne parlerò a tempo debito, non vi preoccupate. Mi preme citare questo passo e per quelli che hanno letto il libro sarà facile capire di cosa sto parlando: <<"Lo supponevo. Brisingr è una parola che appartiene a un'antica lingua che usavano tutti gli esseri viventi. (cut)Questa lingua ha un nome per ogni cosa, se sai trovarlo." "Ma cosa centra con la magia?" "Tutto! E' la base del potere. La lingua descrive la vera natura delle cose, non gli aspetti superficiali, quello che tutti vedono. Per esempio, brising è per far fare al fuoco ciò che vuoi. Ed è quello che è successo oggi.">> Non finirò mai di dirlo. Le parole contano tanto a volte anche troppo. Cambiano la realtà in modi che neanche ci aspettiamo. I miei criceti fanno il superlavoro, ho da affrontare dei ritorni nella mia vita e non sono facili. Stamattina mi ha fatto un enorme piacere chiacchierare con Davide su msn. Poche volte mi capitano conversazioni così serene e tranquille. Mi chiedo perchè. Forse dovrei dare una regolata ai miei sentimenti perchè qualcosa non mi torna...

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categorie: riflessioni, parola



venerdì, 02 marzo 2007 alle 09:24
"Catarsi
Catarsi è un termine greco che deriva da kathàiro, "io pulisco, purifico". Catarsi significa dunque purificazione, liberazione, espiazione.
Per Platone è la liberazione dal corpo per opera della morte, vista come ritorno dell'anima alla perfezione dopo la costrizione limitante vissuta entro la materia.
In senso più ampio il termine prende il significato di eliminazione delle impurità e dei gravami dello spirito ("procedimento catartico": processo attraverso il quale ci si libera delle impurità dello spirito e si ritorna a uno stato di purezza originaria).dal Dizionario Filosofico
Riporto questa definizione per meglio spiegare un concetto: La scrittura come purificazione dai nostri difetti e dalle nostre paure. Io credo che scrivere nel blog sia appunto... catartico. A volte esagerare serve a sminuire stati d'animo o sensazioni che si provano e che, istintivamente, si avvertono come dannosi. Tutto ciò mi porta a scrivere post come questo. In realtà il momento non era poi così nero, solo che ero di fronte a delle scelte e mi sentivo un po' confuso, ma lo scriverne in questi termini mi è servito anche ad "esorcizzare" tale confusione. Lo stesso vale per il mio famoso cornetto portafortuna.. non è che io non ne possa fare a meno ma nel blog "zittisco" la mia parte razionale e do' libero sfogo alla mia parte più irrazionale e "esagerata". Io credo che sia un'ottimo esercizio, non si tratta di fingere o di inventarsi le cose.. solo raccontarle nel modo più "libero" possibile, seguendo il rifluire delle parole. Credo che sia questo il vero lato positivo che ho scoperto da quando ho aperto questo blog... in qualche modo mi aiuta a focalizzare e equilibrarmi.. non male per uno spazio web pieno di nulla eh?  Raggiox"
Sono ancora a riflettere sulla parola. Cito le parole di un amico e quelle di una nel commento che chiede: perchè sul blog e non sulla carta? Questo me lo sono chiesto molte volte anche io.A parte che tengo anche un diario cartaceo dove scrivo tutto quello che su blog non finirebbe mai ma questo è un altro discorso. La catarsi forse sta proprio nel denudare la propria fragilità di fronte a un pubblico casuale e sconosciuto. Tutti quanti noi possiamo ritrovarci nelle debolezze umane ritratte nelle pagine dei blog, possiamo ricevere forza da questo, consolazione (il vecchio adagio 'mal comune mezzo gaudio'). Però c'è un tassello del puzzle che mi manca ancora. A dir la verità devo ancora chiarirmi le idee sul perchè ci metta così tanto impegno per un qualcosa che riguarda me, la persona che affermo di odiare più di tutte. Fermate quei criceti per favore..

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categorie: riflessioni, parola

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