In uno dei quattro libri che ho preso in biblioteca di recente, di cui vi parlerò se riuscirò a leggerlo ma ne dubito, c'è riportata questa splendida frase: "Una buona storia resta tale anche se viene narrata una seconda volta." Ed è proprio vero. Alzate una mano tutti voi che avete letto più di una volta un libro, una storia, semplicemente perchè vi erano piaciuti moltissimo. Non chiedo poi molto dai libri che leggo. Se si tratta di narrativa: una storia solida, bei personaggi descritti in modo vivido e quel particolare quid che tiene incollati i tuoi occhi alla pagina fino a che non scorgi la parola fine, ammesso che ci sia scritta. Per un saggio le cose diventano leggermente più complicate. L'autore deve saper esporre la propria teoria con argomentazioni efficaci e soprattutto con una chiarezza tale da risultare comprensibile anche ai non iniziati alla materia che sta trattando. Purtroppo si trovano sempre meno esemplari di questo tipo di autori. Quindi indico un piccolo sondaggio tra gli ospiti della mia casa: cos'è che desiderate maggiormente da un libro? Come deve essere fatto per voi un libro che rasenta la perfezione? Per favore stupitemi.
Rael: Devo viverlo. Devo vedere cosa vedono i protagonisti, devo avere la sensazione di movimento nelle azioni che compiono, devo sentirmi dire le cose che dicono, devo essere negli ambienti che sono descritti. Sennò non c'è storia e il libro non viene terminato.
Fabiaccio: Un libro come un disco o un concerto deve saperti coinvolgere con la storia, senza essere pesante. Poi dipende dal genere: può essere lineare ma senza annoiarti in puro stile "La fattoria degli animali" di Orwell, oppure ricco di colpi di scena come Desperation di Stephen King oppure come i romanzi di Lovecraft.
Torno a casa dal lavoro, con addosso l’intera stanchezza del mondo. Una doccia rapida, una pentola sul fuoco, l’ennesimo pasto consumato in solitario. Infilo i piatti sporchi nella lavastoviglie e mi incammino verso il divano con in mano la mia birra gelata e mi accingo a guardare il mio telefilm preferito. Prima però do un’occhiata al telegiornale giusto per non fare la figura del troglodita disinformato. Le immagini scorrono, cosa abbiamo qui? Una donna uccisa dal marito, uno annegato nell’oceano, un altro massacrato dal figlio, un’altra donna incriminata per aver somministrato del veleno al marito e ha assistito alla sua morte dandogli un tenero bacio sulla fronte. Una madre che vede morire suo figlio, lo abbraccia. Scaglia i pugni al cielo urlando “Perché tutto questo dolore?”. Siamo sinceri in fondo queste storie non mi scandalizzano neanche un po’, mi piacciono tanto. Ho lo sguardo da zombi fisso verso quella scatoletta come se fossi un drogato all’ultimo stadio. Alla fine adoro tutte quelle morti che vivo per interposta persona. Il mondo muore e io continuo a vivere come se niente fosse. Perché mi guardate come fossi un mostro? Alla fine voi siete come me, ammettetelo. Vi illudete sulla bontà dell’essere umano, vi compiacete, vi riempite la bocca di parole come “cerca di scoprire l’angelo che si trova nel tuo cuore”. Sapete cosa vi dico? L’universo è freddo, impersonale. Da quando esiste l’uomo non abbiamo fatto altro che divorarci l’un l’altro per sopravvivere. E’ sempre stato così. Ci nutriamo tutti di tragedie, è come il sangue per i vampiri. Continuo a vivere e a vedere la morte per interposta persona mentre il mondo muore. Mors tua vita mea.
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